La manifestazione
mozione di cavazzuti, anghelè e casotti
Ato e calcolo tariffe, impegno a cambiare
MASSA. Tentativo di smuovere le acque, è il caso di dirlo, sugli ambito ottimali (Ato) e il metodo di calcolo delle tariffe dell’acqua. La mozione presentata da Nicola Cavazzuti (Rifondazione...
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MASSA. Tentativo di smuovere le acque, è il caso di dirlo, sugli ambito ottimali (Ato) e il metodo di calcolo delle tariffe dell’acqua. La mozione presentata da Nicola Cavazzuti (Rifondazione Comunista), Luca Anghelè (Pd) e Giancarlo Casotti (Psi) sulla richiesta di avanzare modifiche agli ambiti ottimali, oggi troppo grandi, e per la modifica del metodo di calcolo delle tariffe è stata approvata dal Consiglio Comunale.
In pratica la mozione impegna i consiglieri regionali e il sindaco a fare una proposta per modificare la legge regionale sulla dimensione degli Ato, chiedendo un impegno a deputati e senatori locali a proporre una modifica della legge sul “full cost recovery”.Questo è il principio tariffario che prevede la «copertura integrale dei costi» di gestione (investimenti compresi) mediante la tariffa. Il principio è affermato per il settore idrico dalla direttiva quadro Ue 2000/60 e finora è sempre stato recepito nella legislazione nazionale e negli atti dell'Autorità di regolazione.
Le problematiche sollevate con questa mozione sono alla base di molti dei disagi dei cittadini. Un Ato «troppo vasto - secondo Rifondazione comunista – impedisce un controllo popolare sugli operati dei gestori e sulle decisioni strategiche, da qua la richiesta ai consiglieri regionali di territorio di apportare modifiche alla normativa regionale e riconoscere nel bacino idrografico l'ambito ottimale».
Poi la mozione richiede la fine del metodo di calcolo delle tariffe basato su principi privatistici e non pubblici che crea disagio alle famiglie: «Mettere dentro la tariffa ogni costo della gestione genera bollette insostenibili. Riportare nella fiscalità generale il costo degli investimenti riporterebbe giustizia sociale attraverso l'applicazione del principio costituzionale di progressività e permetterebbe di poter finalmente finanziare le spese per gli acquedotti. Si è chiesto pertanto che i rappresentanti locali in parlamento si adoperino», si legge nel comunicato.
«Ci rammarichiamo che al voto non abbiano partecipato il gruppo degli Arancioni che non hanno condiviso un dato di fatto, cioè che la gestione del servizio idrico a livello nazionale risponde a principi privatistici e il Movimento 5 Stelle che invece ha dichiarato di non volere alcun tipo di tavolo concordato fra le forze politiche per raggiungere gli obiettivi indicati nella mozione», concludono. (l.r.d.)
In pratica la mozione impegna i consiglieri regionali e il sindaco a fare una proposta per modificare la legge regionale sulla dimensione degli Ato, chiedendo un impegno a deputati e senatori locali a proporre una modifica della legge sul “full cost recovery”.Questo è il principio tariffario che prevede la «copertura integrale dei costi» di gestione (investimenti compresi) mediante la tariffa. Il principio è affermato per il settore idrico dalla direttiva quadro Ue 2000/60 e finora è sempre stato recepito nella legislazione nazionale e negli atti dell'Autorità di regolazione.
Le problematiche sollevate con questa mozione sono alla base di molti dei disagi dei cittadini. Un Ato «troppo vasto - secondo Rifondazione comunista – impedisce un controllo popolare sugli operati dei gestori e sulle decisioni strategiche, da qua la richiesta ai consiglieri regionali di territorio di apportare modifiche alla normativa regionale e riconoscere nel bacino idrografico l'ambito ottimale».
Poi la mozione richiede la fine del metodo di calcolo delle tariffe basato su principi privatistici e non pubblici che crea disagio alle famiglie: «Mettere dentro la tariffa ogni costo della gestione genera bollette insostenibili. Riportare nella fiscalità generale il costo degli investimenti riporterebbe giustizia sociale attraverso l'applicazione del principio costituzionale di progressività e permetterebbe di poter finalmente finanziare le spese per gli acquedotti. Si è chiesto pertanto che i rappresentanti locali in parlamento si adoperino», si legge nel comunicato.
«Ci rammarichiamo che al voto non abbiano partecipato il gruppo degli Arancioni che non hanno condiviso un dato di fatto, cioè che la gestione del servizio idrico a livello nazionale risponde a principi privatistici e il Movimento 5 Stelle che invece ha dichiarato di non volere alcun tipo di tavolo concordato fra le forze politiche per raggiungere gli obiettivi indicati nella mozione», concludono. (l.r.d.)
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