Il Tirreno

le priorità degli ambientalisti sul regolamento 

«Pulizia, sicurezza e inquinamento dei corsi»

di Cinzia Chiappini
«Pulizia, sicurezza e inquinamento dei corsi»

CARRARA. Inquinamento di corsi d'acqua e sorgenti, rischio idraulico e idrogeologico e più un generale la necessità urgente di un riassetto dei bacini marmiferi, per garantire pulizia e sicurezza. Ma...

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CARRARA. Inquinamento di corsi d'acqua e sorgenti, rischio idraulico e idrogeologico e più un generale la necessità urgente di un riassetto dei bacini marmiferi, per garantire pulizia e sicurezza. Ma anche maggiore attenzione all'aspetto storico e archeologico dei siti estrattivi e più rispetto per il paesaggio e per i tanti sentieri segnati, oltre 100 chilometri nelle sole apuane, frequentati da appassionati della montagna.

Sono queste le priorità indicate da Legambiente, Italia Nostra e Cai le tre associazioni audite in commissione Marmo nell'ambito degli incontri finalizzati alla stesura del nuovo Regolamento degli Agri. Alla presenza degli assessori Sarah Scaletti e Alessandro Trivelli, titolari delle deleghe all'ambiente e al marmo, le tre associazioni non si sono limitate ai rispettivi ambiti di interesse, ma hanno dato un contributo a 360° alla compilazione del testo.

Legambiente Carrara con Paola Antonioli e Pino Sansoni ha chiesto che in futuro il rilascio dell’autorizzazione sia legato alla predisposizione di dispositivi per il contenimento delle acque di taglio e alla pulizia delle superfici di cava, per evitare l'inquinamento di fonti e corsi d'acqua. L'associazione ha rilanciato la sua proposta di ‘ripulitura’ dei ravaneti che ne preveda la rimozione completa, seguita dalla separazione e allontanamento dei materiali fini e dalla ricostruzione con le sole scaglie. Il tutto in nome della sicurezza idraulica e idrogeologica in un'operazione a carico degli escavatori.

Quanto all'escavazione propriamente detta, Legambiente chiede la compilazione di due mappe una secondo il pregio del marmo estratto e l’altra secondo il grado di fratturazione del marmo per escludere dalle aree estrattive le cave che producono marmo di scarso valore e quelle che, anche se con marmo pregiato, producono una percentuale eccessiva di detriti. Quanto a canoni e gare l'associazione chiede di rimuovere la norma che impone la soglia del 15% alla somma di contributo d’estrazione e canone concessorio e di distinguere tra canone di gara ed effettivo, con quest'ultimo da calcolare in base al valore unitario attraverso un sistema di tracciabilità e un’intensa verifica del reale valore di mercato di ogni blocco. Le concessioni infine secondo Legambiente non dovrebbero avere una durata superiore ai 10 anni e l’impegno alla lavorazione in filiera corta di almeno il 50% del materiale non dovrebbe comportare un'estensione della concessione ma essere un requisito per la partecipazione alla gara. Italia Nostra, dal canto suo, con Mario Venutelli ed Enrico Dolci ha chiesto che il nuovo regolamento valorizzi la filiera locale e di contingentare l'estrazione, per non ritrovarci con una pianura al posto delle Apuane.

«Carrara non può essere una miniera ma deve tornare a rappresentare un deposito di cultura e di cultura del lavoro» hanno detto dalla sezione Apuo Lunense, spiegando che la nostra città su molti aspetti è «ancora all'anno zero». D'accordo anche il Cai che con Fabrizio Molignoni e Angela Rivieri ha chiesto non solo un freno all'attività estrattiva ma anche maggiori tutele per i crinali che rischiano di essere compromessi dall'escavazione e per i 115 chilometri di sentieri segnati, un patrimonio inestimabile per appassionati e non solo.

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