Sicurezza
«Sembra che ci vogliano mandare via da Marina di Massa»
Verve, la società che gestisce la torre Fiat attacca l'amministrazione: «Non possiamo chiudere le camere per accogliere i turisti, a Oulx nella truttura gemella è stato fatto»
MASSA. «Sembra quasi che ci sia un piano per farci andare via». Dopo la bordata di Enrico Bogazzi contro l’amministrazione e il regolamento urbanistico sulle colonie, ora i cannoneggiamenti arrivano anche dalla torre Fiat. A parlare è il vicepresidente Doriano Cranco, ma le critiche in questo caso non si concentrano sulla quota di residenziale. Verve, la società che gestisce la torre, punta a investire sulla struttura interna. Ma in questo momento le controdeduzioni sul regolamento urbanistico bloccano il progetto.La torre Fiat è infatti stata concepita e costruita come un’unica, interminabile camerata aperta.
Una rampa che da terra sale, avvolgendosi in forma elicoidale fino al tetto. Dunque uno spazio aperto, senza privacy, così come voluto nel progetto originario. Ma difficilmente compatibile con un’idea di struttura alberghiera che non si rivolga soltanto a gruppi di ragazzini, ma che guarda a un turismo destagionalizzato e di adulti.Detto in soldoni, l’idea è di chiudere le camerate per realizzare delle camere con porta, chiudibili dall’interno. Senza però stravolgere la struttura.
Ogni quattro spire infatti si manterrebbe una camerata con vista mare e una con vista monti, mantenuta così com’era nella realizzazione originaria.In più, al piano terra, Verve ha intenzione di realizzare un piccolo museo per valorizzare la storia della colonia, ricreando l’ambiente dell’epoca della fondazione con anche gli strumenti utilizzati dai primi bimbi arrivati nella colonia negli anni trenta. Ma nelle controdeduzioni dei tecnici che hanno stilato il regolamento a tutte queste modifiche si dice no.«Non sono valutazioni che spettano a loro, quanto alla soprintendenza. Quest’ultima ci ha dato delle indicazioni, alle quali ci siamo attenuti nel presentare il progetto. Ad esempio sul rispetto dei termini di trasparenza e luce, sulle vernici utilizzate. Noi abbiamo scelto tonalità di colore chiaro, per mantenere quella che era l’idea di un ambiente luminoso e marino».
La chiusura delle camere che Verve si proporne di portare avanti ricalca, in larga parte, quella delle gemella torre che si trova a Oulx. Anche lì, per stimolare la vocazione alberghiera, si è deciso in accordo con la soprintendenza di intervenire in parte sugli interni. «E infatti non ci sono stati problemi, gli elementi caratterizzanti della struttura sono la rampa e il vuoto centrale che rimangono immutati anche dopo le modifiche da noi proposte», spiega Cranco. Quel che dunque la Verve aspetta, così come Bogazzi, è una risposta politica a un dilemma tecnico che per agli imprenditori appare incomprensibile. «Abbiamo avuto segnali di apertura, della possibilità di fare un percorso sia dalla commissione del Regolamento urbanistico che, soprattutto, da quella turismo. Non si può consegnare quel tratto di litorale al degrado, allo spaccio».Perché Verve, in assenza della possibilità di investire, non vede futuro per la torre.
«Non abbiamo intenzione di andare via ma di ridimensionare le attività, così i costi salgono e non riusciamo a lavorare d’inverno. Cercheremo di salvaguardare i posti di lavoro, magari riposizionandoli in altre strutture. E se la torre viene chiusa viene chiusa a tutti, anche ai visitatori che dovrebbero apprezzarne le qualità architettonica che in maniera bislacca i tecnici si propongono di salvaguardare. Nel deserto tutto intorno. Non si capisce perché andare avanti con questa linea che non fa bene al territorio e alle colonie».
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