Il Tirreno

Piano “Cave Pulite”, sospesa la Caldia per la marmettola

Piano “Cave Pulite”, sospesa la Caldia per la marmettola

È la prima ordinanza di questo tipo nella nostra regione e arriva da Massa. Multa da 5.000 a 50.000 euro. Berti: «Direzione giusta» 

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MASSA. Per la prima volta in Toscana un comune, quello di Massa, ha sospeso l’autorizzazione all’escavazione in una cava per problemi legati alla gestione della marmettola. Si tratta per la precisione alla ditta Caldia Srl per la Cava M42 Rocchetta Caldia, a monte dell’acquedotto del Cartaro.

«Il comune di Massa è il primo in Toscana a emettere, in ottemperanza alla legge regionale 35 2015, un’ordinanza di sospensione dell’attività a un’azienda del marmo per i problemi ambientali legati alla marmettola - dichiara il vice sindaco Uilian Berti – e non possiamo escludere che non ne seguiranno altre a seguito di controlli su altre cave. È la dimostrazione del cambio di passo che l’amministrazione ha messo in atto da alcuni mesi per la tutela della montagna e della nostra acqua. Lo ha dichiarato Arpat dopo il sopralluogo: la sorgente del Cartaro è troppo vicina e non si possono escludere danni o pericoli. Adesso vogliamo proseguire in questa direzione che, ne siamo certi, porterà vantaggi anche per le condizioni di lavoro degli operai al monte. È un segnale che l’operazione ‘Cave pulite’ sta funzionando e non si torna indietro».

Una presa di posizione che si inserisce sul giro di vite applicato dalla giunta a tutto il settore del lapideo e dell’escavazione al monte. È dai versanti, infatti, come denunciano da anni le associazioni ambientaliste, che arrivano i pericoli maggiori per i corsi d’acqua: la polvere di marmo accumulata sulle bancate, nei piazzali e lungo le vie di arroccamento, se non gestita correttamente, viene ‘lavata’ via dalla pioggia e si trasforma in marmettola che si infiltra negli anfratti carsici, inquina le sorgenti e arriva fino a valle.

«Nei giorni scorsi abbiamo concluso il procedimento che ha portato all’ordinanza dirigenziale, firmata dal dirigente del settore Fabio Mauro Mercadante. Ha preso vita ‘Cave pulite’: un atto che obbliga le imprese di escavazione a evitare la dispersione della marmettola e dei fanghi di lavorazione del marmo in tutta l’area di lavoro», prosegue il vice sindaco.

Le regole sono chiare: se non si rispettano le prescrizioni sulla marmettola e sulla gestione delle acque di lavorazione scattano le multe e si può arrivare alla sospensione dell’attività. Pugno di ferro contro chi sgarra, insomma.

E il primo stop, in Italia, è stato firmato dal dirigente Mercadante il 9 novembre nei confronti della società Caldia che, d’altronde, estrae il marmo in una delle zone più delicate di tutto il comprensorio apuo-versiliese: sopra l’acquedotto del Cartaro che serve la maggior parte dell’acqua potabile del comune di Massa. L’ordinanza di sospensione non arriva come un fulmine a ciel sereno. Già il 20 settembre il personale di Arpat aveva effettuato un sopralluogo in cava trovando diverse criticità nella gestione della marmettola e delle acque di lavorazione rispetto alle prescrizioni.

E il verbale redatto e poi inviato al comune e alla procura ha fatto scattare le contromisure di palazzo civico. Prima un’ordinanza di pulizia firmata dal sindaco Alessandro Volpi. Il 9 novembre la determina del dirigente Mercadante che contesta alla società di aver lavorato «senza regimare le acque reflue di lavorazione, lasciandole libere di disperdersi per i piani di cava». È scattata subito la multa, da 5.000 ai 50.000 euro ed è stata applicato la pena più severa: la sospensione dell’autorizzazione all’escavazione. La società avrà 30 giorni di tempo per presentare le proprie osservazioni ma dovrà anche elaborare un progetto con il quale mettersi in regola.



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