Il Tirreno

Il pm Conforti: quando la violenza fa perdere autostima

di Francesca Vatteroni
Il pm Conforti: quando la violenza fa perdere autostima

CARRARA. Sala polifunzionale dell’Istituto Galileo Galilei ad Avenza gremita, per l’associazione Nemmeno e per il cammino che si prefigge di percorrere, per promuovere una maggiore consapevolezza...

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CARRARA. Sala polifunzionale dell’Istituto Galileo Galilei ad Avenza gremita, per l’associazione Nemmeno e per il cammino che si prefigge di percorrere, per promuovere una maggiore consapevolezza rispetto alle molteplici forme di violenza di genere. Il pubblico ha assistito con vivo interesse alla conferenza che vedeva protagonista il sostituto procuratore della Repubblica di Massa Carrara Alessandra Conforti. La dottoressa Conforti, che appartiene alla task force contro la violenza sulle donne e sulle fasce deboli coordinata dalla Prefettura, dopo aver catturato l’attenzione del pubblico con la proiezione di un toccante cortometraggio, “Piccole cose di valore non quantificabile”, non solo ha illustrato il percorso chiesto dalla legge agli insegnanti che si accorgano di situazioni di disagio o di maltrattamento fra i propri allievi, ma ha suggerito alcune riflessioni e suggerimenti. «Molto spesso la rivelazione dei fatti violenti sui minori non è così evidente– ha spiegato – e la scuola è un osservatorio privilegiato: siete voi attraverso il vostro rapporto quotidiano che potete cogliere segnali di sofferenza e segnalarli, perché non tutte le violenze lasciano cicatrici visibili ma portano comunque a perdita di autostima, depressione fino ad arrivare al tentativo di suicidio. È fondamentale fare un lavoro di prevenzione alla violenza». L’abuso sul minore, ha specificato la dottoressa, si perpetra ogni volta che si ha un abuso della sua fiducia: «Perché si ha abuso non solo quando si ha un opposizione all’atto-ha ribadito Alessandra Conforti– nel caso dei minori, loro non sanno di essere abusati: proprio ieri ho concluso un processo di violenza sui minori in cui la vittima ha raccontato «ero una bambina, non sapevo cosa significava», perché in questo caso la relazione di fiducia, quando ciò avviene in una situazione intrafamiliare, carpisce il loro consenso». Abuso, ha ricordato la dottoressa, che può essere anche di natura emozionale quando non c’è da parte dei familiari un adeguato supporto emozionale e un atteggiamento di denigrazione, ridicolizzazione o comunque vessatorio. Alessandro Conforti ha poi affrontato un tema, il bullismo, su cui non è stata fatta ancora un’indagine approfondita in Italia ma comunque per il quale uno studio in sei province prese a campione, ha rivelato che il 24% degli intervistati ha confessato di avere subito: «Il bullismo è un modello relazionale-ha illustrato il procuratore– non un singolo atto ma un susseguirsi di atti di prevaricazione, tra ragazzi non di pari forza ed è sintomo di un grande disagio giovanile, sia per chi lo subisce che per chi lo agisce e questo fenomeno si argina non solo agendo sul bullo ma anche rendendo consapevole dell’errore lo spettatore». Alessandra Conforti ha rimarcato la funzione dell’insegnante, complementare alla funzione di insegnamento, di vigilare sui giovani. Messaggio colto appieno dagli insegnanti che fanno parte del progetto Nemmeno con un fiore: «Vorremmo portare avanti un movimento culturale che vuole ricostruire il rapporto tra scuola e famiglia, attorno a temi che vogliono essere di antidoto alla violenza di genere» ha commentato la professoressa Mirella Cocchi coordinatrice del progetto assieme alla Dirigente dell’Istituto Domenico Zaccagna Marta Castagna .

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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