Sicurezza
«La mafia dà occupazione» Poi arriva il dietrofront
Le parole scritte dal segretario Pd di Albiano Magra in una lettera alla Regione «Non volevo accostare Costa alla criminalità, chiedo solo legalità nella vicenda»
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AULLA . «Non era assolutamente mia intenzione accostare la ditta Costa alla mafia e alla camorra. Da cittadina voglio solo che la situazione dei lavoratori venga risolta in nome della legalità, per quanto riguarda loro e per quanto riguarda i cittadini che chiedono rassicurazioni sulla loro salute. Ma ripeto, non voglio in alcun modo insinuare che la Costa abbia legami con la criminalità, ci mancherebbe. È un’accusa grave e non ho alcuna prova per muoverla». A parlare è Luciana Venturini, segretario Pd di Albiano Magra. Le sue parole arrivano dopo che una sua lettera, indirizzata all’assessore regionale all’ambiente, Federica Fratoni, è divenuta pubblica.
La classica fuga di documenti. In un passaggio della comunicazione si legge: «Il ricatto dell’occupazione non deve in alcun modo subordinare la legge. In fondo anche la mafia e la camorra generano occupazione». Una dichiarazione che si presta a mille interpretazioni, ma Venturini precisa: «Da cittadina di Albiano voglio che venga rispettata la legge, in ogni caso. Non sono soddisfatta della risoluzione della vicenda, perché la Costa ha riaperto ma questa tappa della questione non mi soddisfa. Servono delle garanzie per ciò che riguarda la salute della gente».
L’impianto Costa potrà riprendere la lavorazione dei rifiuti sul suolo albianese. Una boccata d’ossigeno per i lavoratori che, dopo essere stati per mesi in un limbo attendendo l’esito della battaglia a colpi di carte bollate tra l’amministrazione e la ditta, adesso possono tornare al lavoro. La possibilità di delocalizzazione esiste, è già stata ventilata, ma il percorso per arrivarvi sarà lungo a causa dell’iter burocratico che si dovrà intraprendere. Una convivenza difficile quella degli albianesi con l’azienda, arrivata più volte sul punto di rottura, a causa delle esalazioni, in alcuni casi mefitiche, con cui si aveva a che fare nella quotidianità.
I toni nei mesi si sono esasperati, saliti sempre di più, sintomo di una frattura dei rapporti all’interno della piccola comunità lunigianese. Nella lettera “incriminata”, Venturini afferma come appaia “stravagante che alla guida dei lavoratori nella loro protesta ci siano i proprietari dell’azienda, primi responsabili della sospensione dell’attività: hanno avuto mesi, anni, decenni a disposizione per mettere in sicurezza gli impianti”. Gli operai diventano, sempre secondo Venturini, «scudi umani, ostaggi per continuare a fare i loro interessi contro i lavoratori stessi, la loro salute e contro l’intera comunità». Attacca anche i Sindacati considerati subalterni alla volontà dell’azienda “nulla pretendono dall’azienda, tantomeno che si rispetti le regole”.
La ditta Costa secondo Luciana Venturini deve tornare ad operare all’interno della legge “fino a quando la legalità non sarà ripristinata l’attività non deve essere autorizzata». La frase finita sotto la lente d’ingrandimento, dunque, non era riferita direttanente alla ditta. «Non sono il tipo da dire cose che non conosco con certezza – conclude Venturini – e non era mia intenzione dare vita a un equivoco».
La classica fuga di documenti. In un passaggio della comunicazione si legge: «Il ricatto dell’occupazione non deve in alcun modo subordinare la legge. In fondo anche la mafia e la camorra generano occupazione». Una dichiarazione che si presta a mille interpretazioni, ma Venturini precisa: «Da cittadina di Albiano voglio che venga rispettata la legge, in ogni caso. Non sono soddisfatta della risoluzione della vicenda, perché la Costa ha riaperto ma questa tappa della questione non mi soddisfa. Servono delle garanzie per ciò che riguarda la salute della gente».
L’impianto Costa potrà riprendere la lavorazione dei rifiuti sul suolo albianese. Una boccata d’ossigeno per i lavoratori che, dopo essere stati per mesi in un limbo attendendo l’esito della battaglia a colpi di carte bollate tra l’amministrazione e la ditta, adesso possono tornare al lavoro. La possibilità di delocalizzazione esiste, è già stata ventilata, ma il percorso per arrivarvi sarà lungo a causa dell’iter burocratico che si dovrà intraprendere. Una convivenza difficile quella degli albianesi con l’azienda, arrivata più volte sul punto di rottura, a causa delle esalazioni, in alcuni casi mefitiche, con cui si aveva a che fare nella quotidianità.
I toni nei mesi si sono esasperati, saliti sempre di più, sintomo di una frattura dei rapporti all’interno della piccola comunità lunigianese. Nella lettera “incriminata”, Venturini afferma come appaia “stravagante che alla guida dei lavoratori nella loro protesta ci siano i proprietari dell’azienda, primi responsabili della sospensione dell’attività: hanno avuto mesi, anni, decenni a disposizione per mettere in sicurezza gli impianti”. Gli operai diventano, sempre secondo Venturini, «scudi umani, ostaggi per continuare a fare i loro interessi contro i lavoratori stessi, la loro salute e contro l’intera comunità». Attacca anche i Sindacati considerati subalterni alla volontà dell’azienda “nulla pretendono dall’azienda, tantomeno che si rispetti le regole”.
La ditta Costa secondo Luciana Venturini deve tornare ad operare all’interno della legge “fino a quando la legalità non sarà ripristinata l’attività non deve essere autorizzata». La frase finita sotto la lente d’ingrandimento, dunque, non era riferita direttanente alla ditta. «Non sono il tipo da dire cose che non conosco con certezza – conclude Venturini – e non era mia intenzione dare vita a un equivoco».
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