Il Tirreno

Pochi studenti contro l’alternanza scuola-lavoro

Pochi studenti contro l’alternanza scuola-lavoro

Ieri mattina la manifestazione del Collettivo cittadino  Solo una trentina di giovani in corteo e molti nelle aule

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MASSA. Quello che doveva essere uno degli scioperi più importanti degli ultimi anni, alla fine, si è rivelata una giornata come tante. Almeno per ciò che riguarda le scuole della città. Sì, qualche banco vuoto in più del solito c’è stato, ma niente di clamoroso.

E gli studenti che al suono della campanella hanno girato le spalle e non hanno preso parte alle lezioni non lo hanno fatto per protestare. Perché ieri mattina per le strade di Massa ce n’erano di ragazzi, ma soltanto pochi di loro si sono uniti al corteo organizzato dal Collettivo studenti in lotta Massa.

Una manifestazione annunciata con volantini nei bar e affissi per le strade nei giorni scorsi, che però ha visto la partecipazione di una trentina di giovani. Il corteo è partito da piazza Garibaldi e, al ritmo della musica sparata da una cassa caricata su un piccolo furgoncino in testa al gruppo, ha girato per la città, fermandosi anche in piazza Aranci.

E se a livello nazionale lo sciopero è stato indetto per contrastare la politica scolastica del governo, lo strapotere dei presidi e, in generale, contro il sistema scolastico del Paese, a Massa la mobilitazione, seppur sia andata in scena a ranghi ridotti, ha assunto un significato particolare.

«Il nostro corteo è anche un gesto di solidarietà nei confronti dei tre operai licenziati da Nca, e tutti gli altri che stanno vivendo una situazione surreale», spiegano i rappresentanti del collettivo. Lo sciopero degli studenti di Massa, però, è stato mosso soprattutto da problemi interni alla scuola. In modo particolare contro l’alternanza scuola lavoro, un sistema di avvicinamento al mondo del lavoro adottato dalle scuole superiori di tutta Italia, che prevede l’inserimento degli studenti in ambiti lavorativi per un determinato periodo di tempo.

Sulla carta, l’alternanza dovrebbe servire per far capire ai ragazzi il mondo che troveranno dopo gli studi e l’inserimento, da parte degli istituti, dovrebbe essere orientato in questo senso. Ma questo non accade, almeno stando a quanto riferito dal Collettivo studenti in lotta Massa:

«Diecimila studenti in Italia sono finiti a lavorare a Mc Donald, quel’è il senso? Un ragazzo dell’Itis si è ritrovato a lavorare in un bar, da non crederci. A Massa il caso più eclatante riguarda due ragazze che sono state a lavorare alla Mondadori, che sono state sfruttate, senza il minimo rispetto del loro piano di studi». Lo protesta, comunque, non ha fatto effetto sugli studenti di Massa: in molti hanno preferito il cornetto caldo di un bar alla manifestazione del Collettivo.

Tommaso Silvi

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