Il Tirreno

«Elena sarebbe qui a festeggiare insieme a tutti noi»

di Francesca Vatteroni
«Elena sarebbe qui a festeggiare insieme a tutti noi»

Avenza, commozione della nipote della vittima dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema a cui è stato dedicato un giardino

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AVENZA. Il nostro territorio, spesso teatro di episodi di particolare ferocia condotti durante le seconda guerra mondiale per via di quella Linea Gotica che l’attraversava, si trova spesso a chiamare a raccolta tutta la comunità, cittadini e istituzioni, in occasione dell’anniversario dei tanti eccidi perpetrati dalle forze nazifasciste.

Ma ieri, il 73° anniversario dell’eccidio di Avenza, 11 civili assassinati per mano nazista nel 1944, forse, come ricorda il partigiano Giorgio Mori, per via di una ritorsione rabbiosa provocata dalla liberazione partigiana per sei giorni della città di Carrara, è un anniversario speciale.

Con il passare del tempo e degli anniversari infatti è sempre più difficile mantenere viva l’emozione, soprattutto nelle nuove generazioni, perché serbino l’attaccamento ai valori legati alla libertà e al coraggio.

Allora ecco la scelta di legare il ricordo di Argante Orsini, Umberto Pisani, Gino Brizzi, Angelo Menconi, Bernardo Bruschi, Ferdinando Tenerani, Paolo Mannini, Vittorio Genovesi, Primo Marchi, Filippo Pisani, Guido Pucciarelli, gli 11 avenzini uccisi il 10 novembre del 1944 a quello di Elena Guadagnucci, anche lei avenzina e spirata dopo 48 ore di agonia, il 14 agosto del 1944, vittima dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, la cui storia coraggiosa venne riscoperta in occasione del processo per l’eccidio di Sant’Anna nel 2005.

È stato scelto infatti il giorno del 10 novembre per inaugurare la targa che intitola a Elena il giardino pubblico di via Passo della Volpe, accanto alla scuola primaria Gino Menconi. A raccontare la storia toccante di Elena Guadagnucci c’è Claudia Buratti, nipote di uno dei pochi sopravvissuti alla strage di Sant’Anna nonché uno degli avvocati di parte civile nel processo dell’eccidio di Sant’Anna presso il tribunale militare di La Spezia.

«Dobbiamo ricordare, per ridare dignità a questa straordinaria figura di donna. Oggi siamo qua per festeggiarne la sua vita, non la sua morta» ha esortato Claudia Buratta che venne contattata nel 2005 da un’amica, Francesca D’Angelo della Proloco di Avenza perché si prendesse carico ricostruendola della storia di Elena, quando, in seguito al processo a La Spezia e all’eco mediatico nazionale che ne seguì, tornò a galla nella memoria degli anziani di Avenza la storia di quella ragazza madre che nel 1934, per evitare alla famiglia il peso dello scandalo sociale di un figlio avuto fuori dal matrimonio, si allontanò dal suo paese, Avenza, per poter crescere il bimbo a cui non aveva voluto rinunciare, trasferendosi in Garfagnana. Rimanendo però vittima della strage tristemente passata alla storia come tra le più atroci.

Elena aveva solo 33 anni quando venne uccisa e il piccolo Alberto ne aveva solo 10 quando, invece, riuscì a salvarsi, raggiungendo il bosco vicino al paese. Il trauma però per il piccolo Alberto fu tale per cui perse la capacità di leggere e di concentrarsi.

Da quel momento, da quando rimase senza la madre, passò di famiglia in famiglia senza mai trovarne una veramente sua, per poi venire accolto presso il primo convitto toscano per orfani di guerra, proprio a Carrara, presso il Repetti, dove fece gli studi delle scuole medie e del liceo classico e poi laurearsi grazie alle borse di studio, in Scienze politiche presso l’Università di Firenze. «Alberto è un figlio dello Stato sociale: si presero cura di lui persone con cui non aveva legami di sangue-spiega Claudia Buratti-le maestre si presero a cuore questo bambino facendogli lezioni nel doposcuola per farlo recuperare e lui nel 59, quindici anni dopo la strage, lavorava già come insegnante, era sposato e aspettava la sua prima bimba: Elena».

E il primo fiore del giardino di Elena, una rosa rossa, è stata regalata proprio ad Alberto che oggi ha 83 anni e che non poteva mancare all’inaugurazione del giardino e che proprio in questo giorno, ha conosciuto e visto per la prima volta i cugini e i familiari di Avenza. Momenti di commozione a una festa a cui hanno partecipato anche i bimbi delle scuole.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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