Sicurezza
«Scuola-lavoro è sfruttamento» Collettivo studentesco in piazza
di Camilla Palagi
Stamani la manifestazione con partenza da piazza Garibaldi, contro il progetto di alternanza “Niente retribuzione, spese a carico nostro, attività sganciate dal percorso didattico e tanto tempo perso”
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MASSA. “No all’alternanza scuola-lavoro: è sfruttamento minorile”. I ragazzi del collettivo studentesco scendono in piazza stamani – l’appuntamento per la manifestazione è alle 8,30 in piazza Garibaldi – per “impedire che la scuola diventi un'azienda e che non si venga più valutati in base alla bravura ma secondo il livello di produttività”.
Del percorso di alternanza scuola-lavoro previsto dalla riforma della “buona scuola” varata dal governo Renzi, il collettivo Studenti in lotta, ha discusso in un dibattito pubblico tenuto al locale Donkeyshot di Massa. «Questo progetto non implica una retribuzione e nemmeno un rimborso spese – sono intervenuti degli studenti del collettivo – Alcuni di noi per raggiungere il posto di alternanza scuola- lavoro hanno dovuto utilizzare treni, quindi spendere soldi per i biglietti. Per questo per noi l'alternanza rientra in sfruttamento minorile non retribuito. Ci siamo confrontati e la maggior parte di noi ha svolto mansioni totalmente estranee al suo percorso di studi. E anche avendo trovato delle aziende che effettivamente proponevano qualcosa di sensato per noi, i tutor non avevano attività da farci fare, rendendo di fatto il nostro tempo di alternanza scuola lavoro, tempo perso».
A sollevare le critiche degli studenti e delle studentesse presenti al dibattito in particolare «la perdita di ore che dovrebbero essere necessarie all'apprendimento, ma anche lo stress di essere obbligati a dover lavorare per poter ricevere il diploma e la perdita dell'opportunità di poter svolgere un lavoretto stagionale durante l'estate».
Percorsi di alternanza scuola lavoro che si sostituiscono a potenziali posti di lavoro per operai e personale di accoglienza per il settore turistico, rendendo invisibile la linea di confine tra «l'attività lavorativa» prevista dal progetto e tra il «lavoro» vero e proprio svolto da un impiegato. A testimoniarlo Rinaldo Valenti, ex operaio della Rational da mesi impegnato in una lotta per la riapertura della fabbrica. «Nella fabbrica in cui lavoravo sono stati presi in alternanza scuola lavoro dei ragazzi de l'Ipsia di Massa. Non hanno ricevuto nessuna formazione per svolgere quelle attività - continua Valenti - ma hanno prodotto del materiale. Il padrone risparmia così sull'assunzione di un operaio, e l'azienda capitalista colpisce sia gli studenti che i lavoratori».
«Non abbiamo intenzione di andare a lavorare gratuitamente al posto di chi verrebbe pagato per farlo - scrivono gli studenti del Collettivo alla vigilia del corteo di stamani – e non possiamo permettere che continuino gli episodi di sfruttamento che si stanno verificando; come quello accaduto a La Spezia, dove un ragazzo di 17 anni si è ribaltato alla guida di un muletto che legalmente non poteva neanche guidare».
Del percorso di alternanza scuola-lavoro previsto dalla riforma della “buona scuola” varata dal governo Renzi, il collettivo Studenti in lotta, ha discusso in un dibattito pubblico tenuto al locale Donkeyshot di Massa. «Questo progetto non implica una retribuzione e nemmeno un rimborso spese – sono intervenuti degli studenti del collettivo – Alcuni di noi per raggiungere il posto di alternanza scuola- lavoro hanno dovuto utilizzare treni, quindi spendere soldi per i biglietti. Per questo per noi l'alternanza rientra in sfruttamento minorile non retribuito. Ci siamo confrontati e la maggior parte di noi ha svolto mansioni totalmente estranee al suo percorso di studi. E anche avendo trovato delle aziende che effettivamente proponevano qualcosa di sensato per noi, i tutor non avevano attività da farci fare, rendendo di fatto il nostro tempo di alternanza scuola lavoro, tempo perso».
A sollevare le critiche degli studenti e delle studentesse presenti al dibattito in particolare «la perdita di ore che dovrebbero essere necessarie all'apprendimento, ma anche lo stress di essere obbligati a dover lavorare per poter ricevere il diploma e la perdita dell'opportunità di poter svolgere un lavoretto stagionale durante l'estate».
Percorsi di alternanza scuola lavoro che si sostituiscono a potenziali posti di lavoro per operai e personale di accoglienza per il settore turistico, rendendo invisibile la linea di confine tra «l'attività lavorativa» prevista dal progetto e tra il «lavoro» vero e proprio svolto da un impiegato. A testimoniarlo Rinaldo Valenti, ex operaio della Rational da mesi impegnato in una lotta per la riapertura della fabbrica. «Nella fabbrica in cui lavoravo sono stati presi in alternanza scuola lavoro dei ragazzi de l'Ipsia di Massa. Non hanno ricevuto nessuna formazione per svolgere quelle attività - continua Valenti - ma hanno prodotto del materiale. Il padrone risparmia così sull'assunzione di un operaio, e l'azienda capitalista colpisce sia gli studenti che i lavoratori».
«Non abbiamo intenzione di andare a lavorare gratuitamente al posto di chi verrebbe pagato per farlo - scrivono gli studenti del Collettivo alla vigilia del corteo di stamani – e non possiamo permettere che continuino gli episodi di sfruttamento che si stanno verificando; come quello accaduto a La Spezia, dove un ragazzo di 17 anni si è ribaltato alla guida di un muletto che legalmente non poteva neanche guidare».
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