La manifestazione
Marmi Carrara, bloccati i lavori alla grande moschea
Il progetto era fermo già prima dell'arresto di Bin Laden, nessun contraccolpo all'assetto societario dell'azienda
Nessun terremoto. E nessun contraccolpo sull’economia del lapideo locale perché - assicurano gli addetti ai lavori del colosso apuano - i grandi progetti nel mondo arabo erano già in essere prima dell’ingresso del gruppo Bin Laden nella Marmi Carrara. E si erano bloccati ben prima dell’arresto del principe saudita Bakr Bin Laden (nella foto). L’azienda di via del Bravo, nata sulle ceneri della Imeg, non teme alcun effetto domino dal terremoto avvenuto nei giorni scorsi nel mondo saudita, tanto che non si è neppure sentito il bisogno di convocare il consiglio d’amministrazione, del quale peraltro il Principe non fa parte e non ha mai fatto parte. Del resto, in base all’attuale governance di Marmi Carrara le notizie degli ultimi giorni, non hanno alcuna incidenza sulla continuità aziendale e produttiva della Società.
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45 milioni di euro e la nomina di un dirigente al marmo nel cda: così la Bin Laden entrò nella Marmi Carrara. Un’operazione dai grandi numeri. Tre anni fa alcuni dei soci storici della Marmi Carrara, Luigi Piacentini, Tommaso Volterrani, Giancarlo Tonini e Ciro Gaspari decisero di dismettere le proprie quote e di metterle in vendita. Si fece avanti il gruppo Cpc Holding (del colosso Bin Laden) che già da tempo lavorava con Carrara per quel che riguarda le forniture di bianco e di lavorati, e lo fece mandando avanti, nel quartier generale di via del Bravo, una loro agenzia deputata alle acquisizioni. Seguì tutta una serie di verifiche, effettuate con la società di revisione PricewaterhouseCoopers e, alla fine si decise per l’acquisizione con la pattuizione di un prezzo pari ad euro 45 milioni di euro, per l’acquisto del 50% del capitale sociale. I soci apuani a cui fa capo l’altro 50% (Andrea Rossi e Alberto Franchi) non esercitarono il diritto di prelazione a loro spettante.
Il ruolo degli arabi nel nuovo assetto societario. La Cpc Holding, per il tramite della società di diritto italiano Erton S.r.l. ha acquistato la partecipazione del 50% di Marmi Carrara, aderendo altresì ad uno statuto sociale e ad un patto parasociale in forza del quale la gestione operativa dell’escavazione e del commercio dei lavorati sarebbe stata demandata ad un consiglio di amministrazione, nel quale furono nominati Andrea Rossi (con il ruolo di amministratore delegato), Alberto Franchi, Roberto Pucci e Walid Samaha. Nessuno della famiglia Bin Laden, direttamente, è entrato nella compagine societaria: il ruolo di componente del Cda è stato riservato a Walid Samah, una figura già nota nel comparto lapideo apuano, che rappresenta uno dei dirigenti del gruppo con competenze tecniche specifiche nel settore dei grandi progetti lapidei.
I progetti delle moschee. I grandi progetti, o meglio le maxi forniture per le moschee, erano già in corso prima dell’ingresso della Bin Laden group nella compagine sociale di Marmi Carrara. E, a causa della crisi internazionale, si sono bloccati: ben prima del terremoto che ha portato all’arresto di Bakr Bin Laden. L’ampliamento della moschea di Medina avrebbe dovuto dare un grande impulso e un rilancio produttivo alla filiera apuana delle lavorazioni lapidee: tanto che nelle varie aziende del comprensorio (compreso quello versiliese) si era cominciata la produzione di lavorati destinati al maxi progetto. I lavori, tuttavia, si sono poi improvvisamente arrestati, e la prospettiva di ingenti forniture per tutto il comparto locale è al momento svanita. Una situazione di crisi internazionale che gli addetti ai lavori avevano denunciato già da tempo e che aveva determinato, ormai da quasi un anno il blocco della fornitura per l’ampliamento della moschea di Medina.
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