Il Tirreno

Carrara, Bin Laden arrestato a Riad, ma i soci apuani sono sereni

di Libero Red Dolce
Carrara, Bin Laden arrestato a Riad, ma i soci apuani sono sereni

Il principe saudita, presidente di Sbg, controlla al 50% la Marmi Carrara. Pucci: «Ci sono altri in famiglia a gestire». Nessun timore di un disimpegno 

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CARRARA. Finisce in carcere, per meglio dire in una prigione dorata in hotel di lusso a Riad, Bakr Bin Laden, presidente del Saudi Binladin Group, socio al 50% della Marmi Carrara. E dunque titolare, attraverso la controllata Sam, di un terzo delle cave carraresi. L’arresto è stato ordinato sabato mattina e l’indomani i giornali italiani, audaci, hanno parlato di una campagna anticorruzione; una “mani pulite d’Arabia” l’ha definita qualcuno.

In realtà gli arresti voluti dall’erede al trono saudita Mohammed bin Salman sono qualcosa di più vicino a una purga. E oltre a Bin Laden sono stati fermati infatti 38 ministri e 11 principi.

Un’operazione diretta dell’ascendente principe saudita per spianarsi la strada verso il trono. E una purga, da qualunque lato la si guardi, ha ben poco a che spartire con una campagna di pulizia economica, soprattutto nell’opaca e oligarchica élite finanziaria saudita.

Una stretta poliziesca che insomma decapita il vertice del Saudi Binladin Group, il terzo al mondo nel settore costruzioni. E che tra le sue mille ramificazioni d’impresa, nel 2014 è entrata come socio a fianco dell’imprenditore ed ex sindaco di Massa Roberto Pucci, nella Marmi Carrara. Le rimanenti quote del gruppo sono controllate da Andrea Rossi del Fiorino e Alberto Franchi della Franchi Umberto Marmi Srl. L’investimento saudita, che risale al 2014, è stato stimato in 45 milioni di dollari. E ora, con la caduta in disgrazia del presidente Bin Laden, si teme che gli investitori possano scappare via da Carrara. Ma è davvero così?

I soci apuani di Bin Laden non la vedono così. Per Andrea Rossi le notizie dall’Arabia non portano nessuna novità per quanto riguarda il mondo degli affari nel bianco di Carrara. «Riguardo alle notizie apparse sulla stampa - dichiara – al momento non abbiamo nessuna informazione oltre a quelle circolate. Ciò che è sicuro è che quanto avvenuto non determina pregiudizio alcuno né in ordine alla continuità della gestione di Marmi Carrara, nè in ordine al funzionamento degli organi della società».

Più stringato e all’apparenza ancora più tranquillo il socio di Bin Laden, Pucci. «Non sappiamo nulla, la persona che sembra sia stata arrestata non è mai venuta a Carrara, non abbiamo mai avuto contatti diretti. Ci sono dei manager con i quali trattiamo. Lui è il rappresentante della famiglia, ma siccome in famiglia ce ne sono altri...». Business as usual, insomma.

Chi non sembra affatto preoccupato è l’assessore al marmo di Carrara Alessandro Trivelli. «Mi sembra un argomento lontano, che non mi sembra fondamentale. Io ho letto dal web e non so molto di più. Non abbiamo avuto occasioni di parlarne in giunta o con i consiglieri».

Fonti interne all’azienda spiegano che durante le visite a Carrara da parte dei rappresentanti della Cpc Marble & Granite Ltd, che a sua volta controlla la Erton Srl che detiene le quote dentro Marmi Carrara, era trapelato qualcosa circa un cambiamento nel quadro politico. Che insomma Bakr Bin Laden fosse caduto in disgrazia presso il principe Mohammed bin Salman era cosa nota. Fattore di preoccupazione che si aggiungeva, alle notizie di licenziamenti e difficoltà economiche del gruppo. Con il timore che fossero i presupposti di un disingaggio saudita.

Ma occorre fare le dovute proporzioni tra le parti in cusa. Il Saudi BinLadin Group è un gigante, è il caso di dirlo, con un fatturato di 38 miliardi di dollari. Proprietario di 26 cave in giro per il mondo, tra le quali anche quelle apuane. Se gli arresti, come sembra, rappresentano anche l’avvio di una nuova strategia economica, all’insegna del disimpegno statale dei Saudi dalla dipendenza dal petrolio per avviare un ciclo di riforme basato su nuovi investimenti, è chiaro che la partecipazione nelle cave carraresi rappresenta solo un piccolo granello dell’azienda. Bruscoli, in un giro d’affari da far girare la testa.

Se il mega costruttore saudita vorrà vendere per ripianare qualche debito, è chiaro che la Marmi Carrara potrebbe rientrare nella partita. Ma la cosa non sembra né in cima alla lista delle cose da fare, né la mossa decisiva per appianare i bilanci. Finora i Bin Laden, o meglio il presidente della Cpc Marble & Granite Samaha Walid Kamel e l’amministratore libanese George Camill Saade sono stati investitori tranquilli e poco invadenti. Visite tre volte l’anno e una certa soddisfazione. Insomma la sorte di un terzo delle concessioni del marmo carrarese è in pratica legata al futuro del nuovo corso politico saudita. Ma se e quando le onde del maremoto del golfo Persico giungeranno Carrara è difficile da prevedere. Ammesso che ciò avvenga.

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