Attenzione
«Una volta si picchiarono a sangue»
Parla il vicino di casa: l’ultimo grande litigio è stato per l’acquisto di un trattore
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Parlano tutti poco e mal volentieri della famiglia Casonato, dopo la morte di Piero. Che i due fratelli Casonato si odiassero, ormai da molti anni, era noto a tutti. «Sono arrivati a spararsi da una parte all’altra delle loro stanze», racconta Bruno Bianchi, il vicino che abita in una palazzina su due piani proprio attaccata alle mura di villa Massoni. «Abitiamo qui dagli anni Settanta- dice Bruno Bianchi- è normale essere diventati buoni vicini di casa. Ero molto amico della mamma, la signora Paola e poi di Piero, lo ammetto, tra i due fratelli era il mio preferito, andavamo più d’accordo, era più alla mano. Marco ha sempre fatto la parte del contessino, in senso buono intendo. Io invece frequentavo il parco con Piero, che mi aiutava facendomi fare qualche lavoretto, ed è per questo che ho assistito anche personalmente a furiose liti tra i due fratelli». «Una volta si picchiarono a sangue nei giardini- racconta sempre Bianchi- un’altra in auto, con le portiere aperte; si minacciavano, dicevano di voler incendiare la villa, si facevano i dispetti; poi andarono a vivere in due case separate, lasciando il corpo centrale della villa, ma rimanendo sempre all’interno della tenuta, e si sparavano con i fucili, e le scacciacani, da una parte all’altra, come fossero cecchini». Il giorno della morte di Piero Casonato, però, Bianchi non ha visto nulla. «L’ultimo grande litigio?- rivela - quello per l’acquisto di uno dei trattori, che secondo Piero costava troppo. Poi fu incendiato, un rogo enorme. Ho sempre saputo in cuor mio che quella villa li avrebbe resi per sempre nemici».
Manuela D’Angelo
Manuela D’Angelo
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
