Attenzione
IL PRIMO GRANDE AMORE
«Quando era felice Marco cantava»
L’ex fidanzata dell’omicida: «Non è un mostro, sua madre era pazza di me»
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MASSA. «Eravamo giovani, senza pensieri, felici. Abbiamo girato il mondo insieme e lui quando era di buon umore cantava».
Sembra di vederli. Timidi, un po’ impacciati. Isolati dalla musica e dalle chiacchiere delle centinaia di persone intorno a loro. È l’alba degli anni Ottanta, l’Italia viaggia sulle ali del boom economico e Villa Massoni ha un fantastico abito da sera.
Il parco è pieno di gente. C’è la Festa dell’unità. Come accade da qualche anno la famiglia Casonato ha aperto le porte di casa all’evento.
E la città si ritrova, si confronta, balla sulle note di Vamos a la Playa, Maracaibo, Un’estate al mare.
Stasera a villa Massoni c’è anche Cecilia Tavoni.
E, naturalmente, ci sono anche i fratelli Marco e Piero Casonato. Abiti eleganti, sorridenti. Chi lo avrebbe mai detto che nel giro di quarant’anni quei due sarebbero diventati nemici mortali.
Un’occhiata, due. Altro scambio di sguardi. «Marco è del 1955, io sono più grande, lui all’epoca aveva poco più di vent’anni, io ero già divorziata con dei figli». Voce delicata, che solletica, come una piuma. Cecilia strega Marco.
L’amore non ha l’orologio. Non ha tempo. E tra loro sboccia subito.
«Marco non è un assassino, non ci credo che abbia ucciso Piero».
I genitori di Marco Casonato invitano Cecilia a pranzo e a cena. Quella ragazza bionda, dal viso angelico e dai modi educati piace ai proprietari di villa Massoni.
«Con sua mamma avevo un buonissimo rapporto, passavamo del tempo insieme a parlare, lei era contentissima che stessi con suo figlio», racconta la donna.
Parla con un tono che è un mix di nostalgia per i bei tempi andati e incredulità per il pensiero che il suo fidanzatino soltanto tre giorni fa ha ucciso il fratello.
«Quei due sono sempre stati diversi, hanno sempre avuto caratteri diametralmente opposti. Però non avrei mai immaginato che sarebbero potuti arrivare a tanto». La mente di Cecilia, che oggi si gode la pensione dopo una vita da insegnante, va indietro nel tempo e pesca da un cassetto dei ricordi che sembra uno di quelli dei mobili antichi che arredavano la villa all’epoca della sua relazione con Marco Casonato.
«Marco non è mai stato visto di buon occhio dal fratello, e neppure dal padre. Una volta lo hanno portato addirittura in tribunale per una discussione su un pezzo d’arredamento della villa, una diatriba assurda che non voglio stare a spiegare nei dettagli. Io testimoniai in difesa di Marco».
Una storia d’amore finita «perché l’amore prima o poi si spegne», un’amicizia che, però, è rimasta intatta allo scorrere del tempo.
Come se un pezzo di vita di Cecilia e Marco si fosse fermato a quella sera d’estate, nel parco di Villa Massoni. Loro due, quel gioiello immerso nel verde, i sorrisi e i complimenti dei genitori di lui. Emozioni che non si cancellano. Cecilia è stato il primo grande amore di Marco Casonato.
«Non ci sentivamo molto spesso, ma eravamo amici. Se ci trovavamo ci salutavamo. Lo scorrere degli eventi ci ha diviso. Ma per me Marco resta il ragazzino della Festa dell’unità. È una persona onesta, lo è sempre stato. La nostra relazione è durata quattro anni e credo di conoscerlo bene. Non è un mostro – conclude Cecilia Tavoni - e per me non lo sarà mai».
Tommaso Silvi
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Sembra di vederli. Timidi, un po’ impacciati. Isolati dalla musica e dalle chiacchiere delle centinaia di persone intorno a loro. È l’alba degli anni Ottanta, l’Italia viaggia sulle ali del boom economico e Villa Massoni ha un fantastico abito da sera.
Il parco è pieno di gente. C’è la Festa dell’unità. Come accade da qualche anno la famiglia Casonato ha aperto le porte di casa all’evento.
E la città si ritrova, si confronta, balla sulle note di Vamos a la Playa, Maracaibo, Un’estate al mare.
Stasera a villa Massoni c’è anche Cecilia Tavoni.
E, naturalmente, ci sono anche i fratelli Marco e Piero Casonato. Abiti eleganti, sorridenti. Chi lo avrebbe mai detto che nel giro di quarant’anni quei due sarebbero diventati nemici mortali.
Un’occhiata, due. Altro scambio di sguardi. «Marco è del 1955, io sono più grande, lui all’epoca aveva poco più di vent’anni, io ero già divorziata con dei figli». Voce delicata, che solletica, come una piuma. Cecilia strega Marco.
L’amore non ha l’orologio. Non ha tempo. E tra loro sboccia subito.
«Marco non è un assassino, non ci credo che abbia ucciso Piero».
I genitori di Marco Casonato invitano Cecilia a pranzo e a cena. Quella ragazza bionda, dal viso angelico e dai modi educati piace ai proprietari di villa Massoni.
«Con sua mamma avevo un buonissimo rapporto, passavamo del tempo insieme a parlare, lei era contentissima che stessi con suo figlio», racconta la donna.
Parla con un tono che è un mix di nostalgia per i bei tempi andati e incredulità per il pensiero che il suo fidanzatino soltanto tre giorni fa ha ucciso il fratello.
«Quei due sono sempre stati diversi, hanno sempre avuto caratteri diametralmente opposti. Però non avrei mai immaginato che sarebbero potuti arrivare a tanto». La mente di Cecilia, che oggi si gode la pensione dopo una vita da insegnante, va indietro nel tempo e pesca da un cassetto dei ricordi che sembra uno di quelli dei mobili antichi che arredavano la villa all’epoca della sua relazione con Marco Casonato.
«Marco non è mai stato visto di buon occhio dal fratello, e neppure dal padre. Una volta lo hanno portato addirittura in tribunale per una discussione su un pezzo d’arredamento della villa, una diatriba assurda che non voglio stare a spiegare nei dettagli. Io testimoniai in difesa di Marco».
Una storia d’amore finita «perché l’amore prima o poi si spegne», un’amicizia che, però, è rimasta intatta allo scorrere del tempo.
Come se un pezzo di vita di Cecilia e Marco si fosse fermato a quella sera d’estate, nel parco di Villa Massoni. Loro due, quel gioiello immerso nel verde, i sorrisi e i complimenti dei genitori di lui. Emozioni che non si cancellano. Cecilia è stato il primo grande amore di Marco Casonato.
«Non ci sentivamo molto spesso, ma eravamo amici. Se ci trovavamo ci salutavamo. Lo scorrere degli eventi ci ha diviso. Ma per me Marco resta il ragazzino della Festa dell’unità. È una persona onesta, lo è sempre stato. La nostra relazione è durata quattro anni e credo di conoscerlo bene. Non è un mostro – conclude Cecilia Tavoni - e per me non lo sarà mai».
Tommaso Silvi
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
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