Sicurezza
OCCHI INDECIFRABILI, MAI UNA PAROLA SUL FRATELLO
Il nostro cronista Luca Signorini qualche settimana fa ha avuto un faccia a faccia di un paio d’ore con Marco Casonato, ora accusato di fratricidio. Questo è il resoconto di quel colloquio, in cui...
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Il nostro cronista Luca Signorini qualche settimana fa ha avuto un faccia a faccia di un paio d’ore con Marco Casonato, ora accusato di fratricidio. Questo è il resoconto di quel colloquio, in cui Marco Casonato ha illustrato i progetti per la Villa.
Pullover blu scuro, camicia a righe, jeans. Si aggiustava gli occhiali da vista che scendevano sul naso. Eloquio da professore, pacato, mai un sussulto. Occhi dalle espressioni indecifrabili. Vigili, ma non vivaci. Lui appariva sereno, ma non entusiasta. Prolisso: Villa Massoni dal '600 ai giorni nostri. Entro al caffè Gambrinus di via Aurelia, di fronte al liceo “Pellegrino Rossi”, intorno alle 11,15. Da un quarto d'ora attendevo sulle scale della sede del Genio Civile. C'era il sole. Mi arriva un messaggio: “Sono qui”. Vado nel bar: Marco Casonato stava seduto a un tavolino tondo, quello più in disparte. Quasi invisibile. Solo. Ordino un decaffeinato e un bicchiere d'acqua. Lo psicologo aveva il suo computer di fronte, spento. Lo accende dopo qualche minuto. Il cellulare di fianco alla tastiera. Sulla sedia una borsa nera. Alle sue spalle un grande specchio.
Un paio d'ore di colloquio, non certo esaltanti. Non ricordo alcuna sua consumazione. Avrà salutato due persone di sfuggita, veloce gesto con la mano, cenno del capo. Poche emozioni. Come a non farsi riconoscere, a soprassedere. A passare inosservato. Era stato piuttosto difficile trovare il numero dell'uomo. Più facile fissare un incontro. Lo chiamo, mi presento, io che non sono di Massa. Tre giorni dopo ottengo l'appuntamento per il Tirreno. Era lunedì 25 settembre. Gli scrivo alle 9,47: “Buongiorno dottor Casonato, sono Luca Signorini del Tirreno. Le ricordo il nostro appuntamento delle 10,30 in piazza Aranci”. Due minuti dopo la risposta: “Ore 11 al bar davanti al liceo classico, devo gestire un guasto auto”. Poche parole e verbo ridotto all'essenziale. Ma non per Villa Massoni: quando parla della tenuta quasi si commuove. L'ho avvertito fissandolo. Mai un riferimento al fratello Piero. Sul taccuino vergo tre paginette. Non si concede ad alcuna foto. “Le mando io”, giura. Ci salutiamo, stretta di mano. L'uomo resta seduto al bar, solo. Alle 14,09 altro messaggio: “Mandate foto ampia scelta”. E ancora: “Spero mi tratti onestamente”. L'articolo esce venerdì 29 settembre. Lo comunico a Casonato. E lui di rimando, un'oretta dopo: “Visto. La mia foto ha il divano cinese dorato. Equilibrato”. Lo risento venerdì scorso, 27 ottobre. Questa volta su Facebook. Ero tornato a Montecatini. “È sparito – digita – se vuol venire a vedere domani verso le 12-13”. Chiedo spiegazioni. “Domani ora pranzo o domenica alla villa, a vedere il parco con me, tutto da vicino”. L'ultimo messaggio il giorno dopo, alle 10,26: “Io ho trovato equilibrata la sua intervista per cui si è guadagnato una certa fiducia”.
Pullover blu scuro, camicia a righe, jeans. Si aggiustava gli occhiali da vista che scendevano sul naso. Eloquio da professore, pacato, mai un sussulto. Occhi dalle espressioni indecifrabili. Vigili, ma non vivaci. Lui appariva sereno, ma non entusiasta. Prolisso: Villa Massoni dal '600 ai giorni nostri. Entro al caffè Gambrinus di via Aurelia, di fronte al liceo “Pellegrino Rossi”, intorno alle 11,15. Da un quarto d'ora attendevo sulle scale della sede del Genio Civile. C'era il sole. Mi arriva un messaggio: “Sono qui”. Vado nel bar: Marco Casonato stava seduto a un tavolino tondo, quello più in disparte. Quasi invisibile. Solo. Ordino un decaffeinato e un bicchiere d'acqua. Lo psicologo aveva il suo computer di fronte, spento. Lo accende dopo qualche minuto. Il cellulare di fianco alla tastiera. Sulla sedia una borsa nera. Alle sue spalle un grande specchio.
Un paio d'ore di colloquio, non certo esaltanti. Non ricordo alcuna sua consumazione. Avrà salutato due persone di sfuggita, veloce gesto con la mano, cenno del capo. Poche emozioni. Come a non farsi riconoscere, a soprassedere. A passare inosservato. Era stato piuttosto difficile trovare il numero dell'uomo. Più facile fissare un incontro. Lo chiamo, mi presento, io che non sono di Massa. Tre giorni dopo ottengo l'appuntamento per il Tirreno. Era lunedì 25 settembre. Gli scrivo alle 9,47: “Buongiorno dottor Casonato, sono Luca Signorini del Tirreno. Le ricordo il nostro appuntamento delle 10,30 in piazza Aranci”. Due minuti dopo la risposta: “Ore 11 al bar davanti al liceo classico, devo gestire un guasto auto”. Poche parole e verbo ridotto all'essenziale. Ma non per Villa Massoni: quando parla della tenuta quasi si commuove. L'ho avvertito fissandolo. Mai un riferimento al fratello Piero. Sul taccuino vergo tre paginette. Non si concede ad alcuna foto. “Le mando io”, giura. Ci salutiamo, stretta di mano. L'uomo resta seduto al bar, solo. Alle 14,09 altro messaggio: “Mandate foto ampia scelta”. E ancora: “Spero mi tratti onestamente”. L'articolo esce venerdì 29 settembre. Lo comunico a Casonato. E lui di rimando, un'oretta dopo: “Visto. La mia foto ha il divano cinese dorato. Equilibrato”. Lo risento venerdì scorso, 27 ottobre. Questa volta su Facebook. Ero tornato a Montecatini. “È sparito – digita – se vuol venire a vedere domani verso le 12-13”. Chiedo spiegazioni. “Domani ora pranzo o domenica alla villa, a vedere il parco con me, tutto da vicino”. L'ultimo messaggio il giorno dopo, alle 10,26: “Io ho trovato equilibrata la sua intervista per cui si è guadagnato una certa fiducia”.
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