Il Tirreno

Le foto prima del delitto

di Alessandra Vivoli
Le foto prima del delitto

Una macchinetta ai piedi della vittima, un’altra sequestrata a Marco 

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MASSA. In quelle macchine fotografiche, ritrovate sul luogo del delitto, forse ci potrebbe essere la chiave (perchè di spiegazione razionale non si può parlare) per capire perché mercoledì pomeriggio, poco dopo le quattro, Marco Casonato ha pigiato l’acceleratore del suo furgone Doblò, e, con fredda determinazione ha investito e ucciso il fratello, Piero, all’interno della loro Villa Massoni.

Le macchine fotografiche, il telefono cellulare della vittima e la dinamica dell’incidente: questi sono gli elementi su cui si stanno concentrando le indagini. Elementi nuovi che potrebbero aiutare a ricostruire gli attimi esatti in cui si è consumato il fratricidio.

Il procuratore Giubilaro: la dinamica non è chiara. «Siamo in una fase molto delicata, stiamo cercando di completare la ricostruzione dei fatti dal punto di vista legale». Comincia col precisare questo aspetto il procuratore capo Aldo Giubilaro che, dal pomeriggio di mercoledì scorso, coordina le indagini sul delitto di Villa Massoni. L'interrogatorio di garanzia per Marco Casonato, accusato dell'omicidio del fratello è stato intanto già fissato e si svolgerà all’inizio della prossima settimana anche se Casonato potrebbe di nuovo avvalersi della facoltà di non rispondere, come accaduto durante l'interrogatorio subito dopo il suo arresto, davanti ai carabinieri.

La Procura continua gli accertamenti sui fatti avvenuti all'interno di villa Massoni. «Anche la dinamica dell'investimento è ancora tutta da definire, come il presunto movente, fermo restando che i continui litigi dei due fratelli, inerenti la proprietà della villa, duravano da tempo e erano risaputi » sottolinea il procuratore. E adesso, anche attraverso i testimoni che anche nelle prossime ore sfileranno in Procura, si cercherà di capire se - come emerso dalle prime fasi delle indagini - il furgone guidato Marco Casonato sia passato più volte sul corpo del fratello. Anche quando era già morto.

Le foto prima del fratricidio. Perchè i due fratelli Casonato erano a Villa Massoni entrambi con le macchine fotografiche? Cosa volevano immortalare? Cosa c’era di così importante da fare decidere a tutti e due di creare una documentazione digitale a supporto della visita in villa?

Su questo si stanno concentrando gli inquirenti e proprio l’esame delle due macchine fotografiche, una rinvenuta ai piedi della vittima, potrebbe dare la risposta certa sul movente. Su quello che ha scatentato la follia omicida di Marco Casonato. Forse una immagine dello stato di deterioramento della struttura, forse una contestazione sull’andamento dei lavori. Il perito incaricato dalla Procura cercherà di dare risposte a tutti questi interrogativi proprio dall’esame dei fermo immagine, prima del delitto.

Stamani il sopralluogo. I periti (o meglio due dei super periti che sono stati chiamati in causa per le indagini sul fratricidio, l’ingegnere Dario Vangi ingegnere per ricostruire la dinamica dei fatti e il medico legale Luigi Papi per l’esame autoptico) oggi in giornata faranno sopralluogo a Villa Massoni per verificare la compatibilità delle ferite con la dinamica dei mezzi che lo ricordiamo sono due e entrambi sotto sequestro: da una parte il furgone guidato da Marco Casonato, dall’altra la panda con cui il rom Rambo Alilovich ha cercato di frenare la furia omicida del fratricida.

Si cercando tracce sul telefono della vittima. Una telefonata. Qualche messaggio particolare. O forse un avvertimento. È su questo che si stanno concentrando le indagini che hanno messo il cellulare di Piero Casonato nelle mani di un perito per ricostruire gli ultimi minuti di “traffico” della vittima. Non è escluso, infatti, che Piero possa avere ricevuto una telefonata e che, dopo aver parlato con il fratello si sia “armato” di macchina fotografica in previsione di un loro incontro. Immagini e parole: è questo che si cerca. Perché queste potrebbero essere le ultime tracce, prima del tragico epilogo di anni e anni di rapporti familiari all’insegna della tensione. Prima dell’ultimo atto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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