Sicurezza
Quando lassù si facevano le Feste dell’Unità
Dal 1976 al 1990 mezza città saliva nel parco di Villa Massoni dove il Pci organizzava le sue kermesse
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MASSA. Le feste de L’Unità, quelle organizzate dallo storico Pci, a Villa Mssoni non erano semplici sagre: era un’intera città che si trasferiva dentro l’antica villa seicentesca, grazie ad un accordo con la lungimirante signora Paola, la madre di Marco e Piero Casonato. A raccontare gli sfarzi di quegli anni e la grandezza, non soltanto di una festa, ma di un partito politico, come non ce ne saranno altri, è Mario Ricci, storico segretario del Pci dal 1976. «Pagavamo 5 milioni di lire, per 10 giorni di festa, dalla fine di agosto ai primi di settembre. Costruimmo ristoranti, pizzerie, piano bar e piste da ballo, occupando, negli anni, fino a 4 ettari della tenuta Massoni, con il permesso ovviamente dei proprietari. Costruimmo la rete fognaria, con i soldi del Pci, e l’impianto a metano; i compagni si occupavano dell’immenso parco per tutto l’anno, poi in estate passavo lì notte e giorno. La festa ci costava 350 milioni di lire, e in tasca ce ne rimanevano circa 70». Ricci ricorda quei giardini, quell’immensa tenuta in cui sono cresciuti Marco e Piero Casonato, il primo si iscrisse al Pci proprio negli anni delle grandi feste de L’Unità, assaporando l’aria di un profondo cambiamento. «Ricordo i fratelli Casonato- racconta Ricci- Marco più estroverso, Piero più schivo; non sono mai andati d’accordo, neanche da adolescenti; la madre, la signora Paola era il collante».
Ricordare villa Massoni in quegli anni, dal 1976 al 1990, quello dell’ultima festa de L’Unità, prima dello scioglimento del Pci, è quasi come un pugno nello stomaco per Mario Ricci che in quei luoghi, dice, trascorse le estati più belle della sua vita: «Riuscimmo in una operazione importante per la città, aprire le porte della villa, che i massesi non conoscevano, che guardavano attraverso le mura. Fu un successo. Rendevamo la villa luogo dei suoi cittadini. Ricordo che tutti l’ammiravano, vennero Giorgio Amendola, Napolitano, Fassino, e Giovanni Berlinguer; cantarono per noi Venditti, Vecchioni, Gino Paoli, Ornella Vanoni e anche Beppe Grillo venne a Villa Massoni, quando ancora faceva il comico. Radunavamo migliaia di persone, lavoravamo con centinaia di compagni, facevamo esporre artisti come Griotti e Ginocchi, che inventarono per noi manifesti memorabili, con le immagini di Che Guevara e della rivoluzione d’Ottobre». In quei terreni oggi macchiati di sangue.
Manuela D’Angelo
Ricordare villa Massoni in quegli anni, dal 1976 al 1990, quello dell’ultima festa de L’Unità, prima dello scioglimento del Pci, è quasi come un pugno nello stomaco per Mario Ricci che in quei luoghi, dice, trascorse le estati più belle della sua vita: «Riuscimmo in una operazione importante per la città, aprire le porte della villa, che i massesi non conoscevano, che guardavano attraverso le mura. Fu un successo. Rendevamo la villa luogo dei suoi cittadini. Ricordo che tutti l’ammiravano, vennero Giorgio Amendola, Napolitano, Fassino, e Giovanni Berlinguer; cantarono per noi Venditti, Vecchioni, Gino Paoli, Ornella Vanoni e anche Beppe Grillo venne a Villa Massoni, quando ancora faceva il comico. Radunavamo migliaia di persone, lavoravamo con centinaia di compagni, facevamo esporre artisti come Griotti e Ginocchi, che inventarono per noi manifesti memorabili, con le immagini di Che Guevara e della rivoluzione d’Ottobre». In quei terreni oggi macchiati di sangue.
Manuela D’Angelo
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