Il dolore
«Marco e Piero autorizzati a fare interventi nella villa»
Giubilaro aveva chiesto il sequestro dell’immobile per frenare il degrado «La gestione di quel patrimonio aveva creato attriti tra i due fratelli»
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MASSA. Il docente universitario di psicologia Marco Mario Casonato, 62 anni, era il custode giudiziario di Villa Massoni. Così aveva stabilito la procura di Massa dopo che la dimora storica era stata sottosta a sequestro per mettere un freno al degrado che la stava facendo cadere a pezzi. Nonostante questo il fratello, Piero Alessandro Casonato, 59 anni, poteva comunque chiedere di intervenire sull’immobile. E così aveva fatto rivolgendosi proprio ai magistrati per ottenere il permesso che di fatto ha aperto i cancelli a Luca e Pio Iussi, i sinti che si stavano occupando del disboscamento del parco. «Aveva avuto il nostro nulla osta - esordisce il procuratore capo Aldo Giubilaro -, ma ovviamente non poteva fare come voleva perché doveva sempre chiedere alla soprintendenza quali lavori era possibile fare e quali no. Anche se i suoi operai avevano il compito di disboscare, nel giardino erano presenti opere coperte da vincolo che non si potevano toccare». Il procuratore capo si è detto sorpreso per il tragico epilogo della vicenda: «Esisteva una situazione di contrasto precedente. Non sappiamo, in questa fase delle indagini, se è stata la causa scatenante il delitto, ma certo l’eredità di Villa Massoni aveva incrinato il rapporto tra i due fratelli. E la gestione del bene ultimamente aveva acuito questi attriti. Per questo lo stato di degrado, se non emergono altre cose, può essere indicato come la causa scatenante. Poi cosa è successo il giorno dell’omicidio lo scopriremo».
Marco Casonato aveva chiesto in procura come mai, nonostante il custode giudiziario della dimora fosse lui, era stato dato il permesso agli Iussi di entrare nel parco: «Entrambi i fratelli - spiega il procuratore - avevano presentato un’istanza per poter fare degli interventi. Noi li abbiamo autorizzati perché quei lavori andavano a migliorare la situazione esistente. Del resto c’è un processo in corso e quindi dobbiamo salvaguardare quello che è un patrimonio nazionale». Adesso che i due eredi di fatto non si possono più occupare della villa - uno è in carcere a Massa, in infermeria, e l’altro è all’obitorio - bisognerà individuare un altro custode giudiziario. Ieri mattina l’avvocato di Marco, Valter Mattarocci, ha incontrato proprio Giubilaro per affrontare la questione. Perché è lui che rappresenta il docente nel procedimento che lo vede imputato (così come lo era il fratello Piero) per il reato descritto dall’articolo 733 del codice penale (“danneggiamento di edificio sottoposto a vincolo”). La procura due anni fa per questo motivo aveva sequestrato l’immobile. E nonostante due ricorsi da parte dei Casonato i giudici non avevano mai rimosso i sigilli. In caso di condanna potrebbe anche essere disposta la confisca. Per gli inquirenti Villa Massoni è di proprietà dei Casonato ma è anche un bene di tutti dal momento che si tratta di un complesso di pregio storico nazionale, come rilevato dalla soprintendenza alle Belle Arti per la Province di Lucca e Massa Carrara. Il timore di perderla e la diversità di vedute (uno voleva rimetterla a nuovo, l’altro disfarsene) ha acceso la fiamma dell’odio che ha bruciato le esistenze di Marco e Piero. (d.d.)
Marco Casonato aveva chiesto in procura come mai, nonostante il custode giudiziario della dimora fosse lui, era stato dato il permesso agli Iussi di entrare nel parco: «Entrambi i fratelli - spiega il procuratore - avevano presentato un’istanza per poter fare degli interventi. Noi li abbiamo autorizzati perché quei lavori andavano a migliorare la situazione esistente. Del resto c’è un processo in corso e quindi dobbiamo salvaguardare quello che è un patrimonio nazionale». Adesso che i due eredi di fatto non si possono più occupare della villa - uno è in carcere a Massa, in infermeria, e l’altro è all’obitorio - bisognerà individuare un altro custode giudiziario. Ieri mattina l’avvocato di Marco, Valter Mattarocci, ha incontrato proprio Giubilaro per affrontare la questione. Perché è lui che rappresenta il docente nel procedimento che lo vede imputato (così come lo era il fratello Piero) per il reato descritto dall’articolo 733 del codice penale (“danneggiamento di edificio sottoposto a vincolo”). La procura due anni fa per questo motivo aveva sequestrato l’immobile. E nonostante due ricorsi da parte dei Casonato i giudici non avevano mai rimosso i sigilli. In caso di condanna potrebbe anche essere disposta la confisca. Per gli inquirenti Villa Massoni è di proprietà dei Casonato ma è anche un bene di tutti dal momento che si tratta di un complesso di pregio storico nazionale, come rilevato dalla soprintendenza alle Belle Arti per la Province di Lucca e Massa Carrara. Il timore di perderla e la diversità di vedute (uno voleva rimetterla a nuovo, l’altro disfarsene) ha acceso la fiamma dell’odio che ha bruciato le esistenze di Marco e Piero. (d.d.)
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