Proteste
L’ultima lite per i lavori
di Tommaso Silvi
Su Facebook accuse cariche di tensione: se piove forte viene giù tutto
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MASSA . Sei profili Facebook. Tutti a nome suo. E poi anche alcuni profili ribattezzati fantasiosamente, ma facilmente riconducibili a lui.
Da una parte Marco Casonato racconta la sua vita: viaggi, incontri, convegni. Dall’altra, con lo pseudonimo di Massone Villa Massoni, oppure Villa Massoni Gaspero, documenta con attenzione maniacale tutto ciò che accade all’interno della villa. Mercoledì alle 14,27, un’ora prima che nel giardino della tenuta si consumasse il fratricidio ad opera di Marco nei confronti del fratello Piero Alessandro Casonato, sul profilo Massone Villa Massoni spuntano alcune foto, realizzate all’interno del parco della villa, accompagnate da un commento: «Così conciata se piove tanto tutto insieme porta giù tutto», in riferimento alla villa sullo sfondo dell’immagine.
Ma perché dietro a queste foto e queste parole dovrebbe esserci la mano di Marco Casonato? Gli indizi sono parecchi. In primis, mercoledì alle 14,27 dentro la villa difficilmente potevano esserci estranei: oltre ai fratelli Casonato erano presenti i ragazzi di origine sinti che compiono i lavori nel parco. Un cittadino qualunque armato di cellulare sarebbe stato allontanato e, prima ancora, non sarebbe stato fatto entrare.
È impossibile che dietro al profilo ci sia uno degli operai impegnati nella pulizia della villa, dato che, con la frase e la foto postate, di fatto, avrebbe messo in discussione il suo lavoro e quello dei colleghi.
Nel profilo, inoltre, ci sono svariati commenti di apprezzamento all’iniziativa dei ragazzi che, qualche settimana fa, erano entrati all’interno di Villa Massoni per testimoniarne le condizioni di degrado. Quei ragazzi, appartenenti a una forza politica di estrema destra, erano stati contatti proprio da Marco Casonato. E i cancelli erano stati aperti loro dalla compagna di Marco Casonato, una donna di origine straniera. Ecco perché quella frase (“Così conciata se piove tanto tutto insieme porta giù tutto”) digitata alle 14,27 può rappresentare l’innesco, o uno degli inneschi, che hanno incendiato la mente di Marco Casonato, che attorno alle 16 ha preso il Fiat Doblò parcheggiato all’interno del parco e ha ucciso il fratello Piero Alessandro, passando più volte sopra al corpo per essere sicuro di averlo ammazzato. Un dramma che ha gettato Massa in un silenzio surreale.
Ieri mattina per le strade del centro si avvertiva chiaramente lo choc di una comunità che sta facendo i conti con una delle pagine di cronaca più tristi e crude della sua storia. Attorno alla villa, ieri, non c’era il solito via vai di passanti. Transitavano soltanto le auto, con la maggior parte delle persone alla guida che neppure si voltavano a guardare all’interno del parco. Tutti sanno cosa è accaduto dietro quel cancello abbracciato dal nastro rosso e bianco, su cui è stato affisso l’avviso di sequestro dell’area da parte delle autorità competenti. Qualcuno sbircia al di là del muro di cinta che delimita la proprietà dalla salita che porta al castello Malaspina. Villa Massoni. Quel luogo che per tutti i massesi rappresenta un’eccellenza del territorio si è trasformato nel teatro di una tragedia tra fratelli.
Negli anni Settanta il giardino ha ospitato più di un’edizione della Festa dell’unità, ma anche eventi per i bambini e appuntamenti sportivi. Piero Alessandro Casonato voleva ripulire il giardino dalla vegetazione selvaggia, il fratello Marco non era d’accordo. E protestava. Lo faceva attraverso delle fasulle identità informatiche. Continuamente. Fotografava i resti dei vari lavori di potatura e poi postava le foto con commenti critici.
Il giardino della villa viene più volte paragonato a una discarica. A Marco Casonato quei lavori e quelle persone che li svolgevano dentro la villa proprio non andavano giù.
L’atto che autorizza il fratello Piero a procedere con le opere di pulizia avrebbe dovuto essere notificato sabato scorso, ma poi così non è stato. Marco voleva che la procura gli mostrasse il permesso rilasciato al fratello, e il fatto che nessuno riuscisse a mostrarglielo lo turbava. Intanto Guido Bernieri, avvocato di Piero Casonato, ora è difensore della compagna, Anna Maria Dentini, di 60 anni, medico, che sarà coinvolta nel processo come parte offesa.
Oggi verrà nominato il perito per l’autopsia sul corpo di Piero Casonato. Il fratello Marco è accusato di omicidio. Tre le aggravanti che rischiano di appesantire l’accusa: crudeltà, futili motivi e il fatto che il delitto sia stato commesso ai danni del fratello.
ALTRO SERVIZIO A PAG. 13
Da una parte Marco Casonato racconta la sua vita: viaggi, incontri, convegni. Dall’altra, con lo pseudonimo di Massone Villa Massoni, oppure Villa Massoni Gaspero, documenta con attenzione maniacale tutto ciò che accade all’interno della villa. Mercoledì alle 14,27, un’ora prima che nel giardino della tenuta si consumasse il fratricidio ad opera di Marco nei confronti del fratello Piero Alessandro Casonato, sul profilo Massone Villa Massoni spuntano alcune foto, realizzate all’interno del parco della villa, accompagnate da un commento: «Così conciata se piove tanto tutto insieme porta giù tutto», in riferimento alla villa sullo sfondo dell’immagine.
Ma perché dietro a queste foto e queste parole dovrebbe esserci la mano di Marco Casonato? Gli indizi sono parecchi. In primis, mercoledì alle 14,27 dentro la villa difficilmente potevano esserci estranei: oltre ai fratelli Casonato erano presenti i ragazzi di origine sinti che compiono i lavori nel parco. Un cittadino qualunque armato di cellulare sarebbe stato allontanato e, prima ancora, non sarebbe stato fatto entrare.
È impossibile che dietro al profilo ci sia uno degli operai impegnati nella pulizia della villa, dato che, con la frase e la foto postate, di fatto, avrebbe messo in discussione il suo lavoro e quello dei colleghi.
Nel profilo, inoltre, ci sono svariati commenti di apprezzamento all’iniziativa dei ragazzi che, qualche settimana fa, erano entrati all’interno di Villa Massoni per testimoniarne le condizioni di degrado. Quei ragazzi, appartenenti a una forza politica di estrema destra, erano stati contatti proprio da Marco Casonato. E i cancelli erano stati aperti loro dalla compagna di Marco Casonato, una donna di origine straniera. Ecco perché quella frase (“Così conciata se piove tanto tutto insieme porta giù tutto”) digitata alle 14,27 può rappresentare l’innesco, o uno degli inneschi, che hanno incendiato la mente di Marco Casonato, che attorno alle 16 ha preso il Fiat Doblò parcheggiato all’interno del parco e ha ucciso il fratello Piero Alessandro, passando più volte sopra al corpo per essere sicuro di averlo ammazzato. Un dramma che ha gettato Massa in un silenzio surreale.
Ieri mattina per le strade del centro si avvertiva chiaramente lo choc di una comunità che sta facendo i conti con una delle pagine di cronaca più tristi e crude della sua storia. Attorno alla villa, ieri, non c’era il solito via vai di passanti. Transitavano soltanto le auto, con la maggior parte delle persone alla guida che neppure si voltavano a guardare all’interno del parco. Tutti sanno cosa è accaduto dietro quel cancello abbracciato dal nastro rosso e bianco, su cui è stato affisso l’avviso di sequestro dell’area da parte delle autorità competenti. Qualcuno sbircia al di là del muro di cinta che delimita la proprietà dalla salita che porta al castello Malaspina. Villa Massoni. Quel luogo che per tutti i massesi rappresenta un’eccellenza del territorio si è trasformato nel teatro di una tragedia tra fratelli.
Negli anni Settanta il giardino ha ospitato più di un’edizione della Festa dell’unità, ma anche eventi per i bambini e appuntamenti sportivi. Piero Alessandro Casonato voleva ripulire il giardino dalla vegetazione selvaggia, il fratello Marco non era d’accordo. E protestava. Lo faceva attraverso delle fasulle identità informatiche. Continuamente. Fotografava i resti dei vari lavori di potatura e poi postava le foto con commenti critici.
Il giardino della villa viene più volte paragonato a una discarica. A Marco Casonato quei lavori e quelle persone che li svolgevano dentro la villa proprio non andavano giù.
L’atto che autorizza il fratello Piero a procedere con le opere di pulizia avrebbe dovuto essere notificato sabato scorso, ma poi così non è stato. Marco voleva che la procura gli mostrasse il permesso rilasciato al fratello, e il fatto che nessuno riuscisse a mostrarglielo lo turbava. Intanto Guido Bernieri, avvocato di Piero Casonato, ora è difensore della compagna, Anna Maria Dentini, di 60 anni, medico, che sarà coinvolta nel processo come parte offesa.
Oggi verrà nominato il perito per l’autopsia sul corpo di Piero Casonato. Il fratello Marco è accusato di omicidio. Tre le aggravanti che rischiano di appesantire l’accusa: crudeltà, futili motivi e il fatto che il delitto sia stato commesso ai danni del fratello.
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