Il Tirreno

Uccide il fratello investendolo. Le parole dell'omicida: "Ho fatto un guaio"

di Danilo D’Anna
Il momento dell'arresto di Marco Casonato (Foto Cuffaro)
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Il momento dell'arresto di Marco Casonato (Foto Cuffaro)

Massa, dopo la tragedia l'avvocato Mattarocci ha raggiunto Marco Casonato al distributore: "Era perso nel vuoto, gli ho detto di stare tranquillo"

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MASSA. Lo ha investito. Poi gli è passato sopra più volte con il furgoncino Doblò, facendo retromarcia e girando attorno al corpo ormai senza vita. Quasi a voler prendere la mira, quasi a volerlo cancellare dalla faccia della Terra. Così il docente di psicologia dell’università Bicocca di Milano Marco Mario Casonato, 62 anni, ha ucciso il fratello Piero Alessandro Casonato, 59 anni, medico del lavoro. Caino contro Abele: fratricidio. Anche se qui l’invidia c’entra poco. È più una questione di eredità. E che eredità: Villa Massoni, una dimora storica che da anni è lasciata a se stessa. Proprio perché Marco e Piero non si mettevano d’accordo sul recupero.

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ANNI DI LITIGI

L’omicidio si è consumato intorno alle 16.30 del giorno di Ognissanti, nel giardino della proprietà che i loro genitori avevano lasciato ai fratelli. I due, nonostante gli studi e la posizione raggiunta, sono sempre andati poco d’accordo. Dieci anni fa si erano pure picchiati e stavano per finire a processo ma poi, su consiglio dei loro legali avevano rimesso le rispettive querele. Ultimamente, però, la situazione era peggiorata. Perché Piero, la vittima, aveva ingaggiato alcuni sinti per sistemare il parco della villa. Due giovani che si stavano dando da fare per togliere le erbacce e disboscare gli arbusti che stavano stritolando quel gioiello realizzato agli inizi del XVII secolo.

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I SINTI E FORZA NUOVA

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Un paio di settimane fa Marco era arrivato a Massa da Milano per effettuare un sopralluogo perché gli erano giunte all’orecchio le voci di un bivacco clandestino. E con sé aveva portato anche esponenti Forza Nuova, il gruppo di estrema destra. Erano intervenute le forze dell’ordine perché era scoppiato un putiferio: Piero con una jeep era piombato a difendere i suoi operai. Marco il giorno dopo aveva chiesto spiegazioni in procura, perché la proprietà è sotto sequestro (è in corso un processo che vede entrambi gli eredi alla sbarra con l’accusa di danneggiamento del patrimonio artistico nazionale). Tutto in regola, per la giustizia ma non per il docente della Bicocca. E forse è stato questo che ha acceso in lui il desiderio di sbarazzarsi di quel fratello che, non solo lo ostacolava, ma gli portava i nomadi a casa.

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CON IL FURGONE  CONTRO IL FRATELLO

Ieri era giorno di festa e quindi Marco era tornato a Massa. Appena si sono visti si sono azzuffati, a parole. A quanto pare perché erano spariti una motosega e un paio di decespugliatori. La rabbia però, invece di placarsi, come era successo altre volte, è aumentata. L’ultimo scontro, quello finale, intorno alle 16. A raccontarlo agli inquirenti sono stati Luca e Pio Iussi, fratelli anche loro, in quella villa per guadagnare qualche centinaio di euro per mantenere le loro famiglie. I Casonato si sono picchiati, forse Marco si è ferito a una mano. Liberatosi da Piero il professore è salito sul Doblò e si è scagliato a tutta velocità contro l’uomo che detestava di più al mondo. Lo ha travolto e lo ha fatto volare. Con gli occhi accecati dall’odio ha fermato il furgoncino e ha ingranato la retromarcia, ripassando sopra il corpo del medico. Che probabilmente in quel momento era ancora vivo. Poi ancora avanti. E indietro. Infine una sorta di girotondo attorno al morto, a quel corpo che ormai aveva le sembianze di una marionetta rotta. E l’ultimo passaggio. Quello del disprezzo.

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LA FUGA

Marco ha abbandonato il furgone ed è salito su una Panda, per scappare; o per farla finita. Non si è capito. Ha imboccato l’Aurelia in direzione Carrara, ma dopo un paio di chilometri si è fermato e ha chiamato il suo legale, Valter Mattarocci . Pronuncia poche parole: «È successa una cosa grave». Ferma l’utilitaria davanti a un distributore vicino a un Mc Donald’s e chiama anche i carabinieri: «Sono io quello che cercate, mi trovate qui. Voglio soltanto costituirmi». Il suo avvocato lo ha descritto con lo sguardo perso nel vuoto, come quando uno si è tolto un peso. Ai militari che lo facevano salire sulla gazzella ha spiegato di non sentirsi troppo bene. E ha chiesto un medico. L’irrealtà.

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LA CONFESSIONE

In caserma Marco Casonato ha raccontato tutto. L’ultimo litigio con Piero e la decisione di investirlo e poi quell’accanirsi contro una persona che non poteva più fargli del male. E che temeva, tanto da spiegare agli altri che il fratello aveva bisogno di essere curato. Anche perché quello pericoloso sembrava proprio il medico, arrestato 10 anni fa con in casa una mitraglietta Makarov calibro 9, clandestina con canna di ricambio e silenziatore, tre pistole con matricola abrasa, un visore notturno, divise militari, 5400 munizioni e due parrucche. Un arsenale che custodiva a Montemurlo, in provincia di Prato. Ma ora in cella a Massa c’è Marco. Per omicidio.

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