Il Tirreno

Partecipate, Area ed Evam dividono in due il consiglio

Partecipate, Area ed Evam dividono in due il consiglio

Per la seconda volta consecutiva dalla seduta non emerge una posizione netta Il sindaco Volpi: «Evam è la nostra acqua, non voglio cedere un pezzo di storia»

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MASSA. Per la seconda volta consecutiva il consiglio comunale di Massa, sulla questione “partecipate”, è costretto ad aggiornarsi: il sindaco Alessandro Volpi non ha dalla sua parte tutta la maggioranza e con soli 13 “Sì”, e altrettanti “No”, salta l’approvazione dell’atto con cui l’amministrazione avrebbe dovuto indicare al Mef le società partecipate di cui voleva rimanere socia.

E se non fosse andato via prima il consigliere di Toscana Attiva, Stefano Caruso, forse la maggioranza sarebbe andata sotto. Tecnicamente sembrava un atto dovuto, perché è la legge Madia a obbligare le amministrazioni comunali a questa revisione delle società partecipate non più strategiche al fine dell’interesse pubblico; politicamente, invece, la partita era tutt’altro che chiusa perché la proposta della giunta (quali quote tenere e quali mettere in vendita) non ha visto concorde l’intera maggioranza. Su due punti, in realtà, il consiglio si è spaccato: Area spa, che l’amministrazione vuole cedere (possiede solo il 4% delle quote) ma che per molti consiglieri è più che strategica, ed Evam che l’amministrazione vuole fortemente tenere e che, invece, per qualcuno andrebbe ceduta ai privati. Ma poiché la giunta ha dovuto presentare un unico documento che racchiudeva tutte le posizioni del Comune all’interno delle partecipate, tra cui Gaia, Imm, Fidi Toscana ed Erp, la metà del consiglio comunale, non potendo scorporare i due punti critici, ha votato contro l’atto.

Va detto che la votazione, anche se fosse stata positiva, sarebbe stata tardiva, perché l’atto andava approvato entro il 30 settembre e il Comune di Massa si trova quindi già in regime di penalizzazione, che prevede la perdita del diritto a partecipare con i propri membri alle assemblee e cda delle società partecipate. E così sarà finché l’atto non verrà votato e i nuovi dati, relativi alle quote pubbliche, comunicati al Mef.

Ma perché il consiglio si spacca proprio su Evam, che generazioni di politici e amministratori hanno lottato per tenere pubblica? A insinuare il dubbio nei consiglieri c’è il parere del dirigente del settore Finanze Bruno Tarabella che, pur nel dare mandato all’approvazione dell’atto in sé, proprio su Evam scrive: «Non si rilevano i presupposti per ricondurre l a sua attività ad una di quelle indicate dal decreto Madia». E come potrebbe essere diversamente: Evam, nata e cresciuta per la valorizzazione delle acque del territorio, a fine termale, vende ad Humana nove milioni di bottiglie l’anno, rendendo prevalente il carattere commerciale dell’azienda. Dunque, rimanendo in Evam a questi presupposti, potrebbero in futuro manifestarsi problemi di carattere legale, e responsabilità personali dei consiglieri. A complicare l’iter della discussione c’è anche l’inserimento di una mozione di indirizzo firmata dal Movimento 5 Stelle, che chiede, a prescindere dall’atto generale sulle partecipate, di impegnare consiglio e amministrazione affinché Evam rimanga sempre pubblica. Il consiglio approva, anche perché quasi tutti i consiglieri hanno manifestato la loro volontà affinché Evam rimanesse esclusiva proprietà del Comune, chiedendo però al sindaco di trovare una soluzione ai problemi con la legge Madia.

Cambiare lo statuto della società? Inutile se poi Evam continua a imbottigliare e commercializzare acqua. Toglierle Humana e Amorosa e lasciarla solo per le scuole e i ristoranti locali? Sarebbe come chiederle di chiudere, non reggerebbe il mercato. La platea alla fine si divide, secondo l’assessore al Bilancio, Giovanni Rutili, tra chi vuole Evam pubblica e chi la vuole privatizzare.

Il sindaco Alessandro Volpi chiede al consiglio di rischiare, perché così si fa in politica, e perché “Evam- dice- è l’acqua dei massesi, e non me la sento di vendere un pezzo della nostra storia”. Ma la maggioranza non si convince: votano “Sì” all’atto generale (e quindi alla permanenza del Comune in Evam) i consiglieri di Mdp, Fruzzetti, Raffi e Bertelloni; i consiglieri Pd Santi, Panesi, Biancolini, Giusti, Liggio, Lazzarotti e Turri; il consigliere di Sel Vivoli, il sindaco Volpi e il presidente del consiglio Ceccotti. Votano “No” i consiglieri di maggioranza Bugliani, Dell’Ertole, Alberti, Anghelè e Carmassi (Pd); Ortori (Articolo Primo); Casotti e Della Pina (Psi) e l’opposizione Brizzi, Francini, Ofretti, Menchini (Arancioni) e Incoronato (Udc). Esce dall’aula prima del voto il consigliere Ricciardi (M5S).

Manuela D’Angelo

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