Attenzione
Case popolari, Comune nel caos
Alberti (Pd): «5mila metri quadrati in meno, ovvero settanta appartamenti»
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MASSA. Avendo legato la costruzione di nuove case popolari alla realizzazione degli Aru, ovvero agli ambiti di riqualificazione urbana, unici deputati a “contenere” nuove edificazioni, venendo meno questo strumento, vengono meno anche le case di edilizia popolare.
«Era uno dei rischi», ha detto il sindaco, Alessandro Volpi, lunedì pomeriggio, davanti alla commissione Urbanistica. «Gli Aru - ha proseguito Volpi - sono sempre stati potenziali, perché abbiamo sempre detto che senza il 51% dei proprietari in accordo, non avremmo proceduto alla loro realizzazione». Potenziali Aru, spiega il sindaco, «significa anche potenziali standard legati a quegli Aru, come strade, parchi pubblici e anche residenze popolari. Il meccanismo sembrava funzionare: concedo ai privati il cambio di destinazione d’uso, per realizzare più appartamenti, ma in cambio chiedo che il 10% di quei volumi vada per appartamenti di edilizia residenziale pubblica».
Il Comune era andato ancora più avanti: prevedendo che molti privati non avrebbero “gradito” la commistione di case popolari e appartamenti, che avrebbe potuto provocare anche un abbassamento del valore degli immobili. E allora aveva pensato alla “monetizzazione” di quel 10%. Il privato non vuole costruire appartamenti popolari? Lo fa il Comune, altrove, con il corrispettivo della spesa che il privato avrebbe dovuto affrontare.
Tutto questo, però, solo in nome della realizzazione degli Aru, che il nuovo regolamento urbanistico sta stralciando uno a uno.
Al momento siamo arrivati a circa 36 Aru che l’amministrazione ha dichiarato non verranno realizzati, a cui andranno aggiunti tutti gli Aru che non si realizzeranno per la mancanza del 51% dei favorevoli. Il consigliere Pd Stefano Alberti ha portato in commissione il conto dell’operazione: «Parliamo di circa 5mila metri quadrati in meno da dedicare all’edilizia popolare, per un totale di 70 appartamenti».
E l’amministrazione, ammette il sindaco, non ha un piano B: «Per recuperare nel regolamente urbanistico quei volumi- dice Volpi- dovremmo ridisegnare l’intero regolamento, riadottarlo e poi approvarlo. Non ce lo possiamo permettere. Ho dato mandato agli uffici affinché trovino una soluzione alternativa, che non comporti di riscrivere l’intero regolamento».
L’opposizione però incalza: «Ci sono oltre 400 famiglie in attesa di una casa popolare- dice Fabrizio Brizzi degli Arancioni- e 70 appartamenti potevano essere una piccola boccata di aria fresca. Non è ammissibile che l’amministrazione non abbia pensato anche ad una progettualità diversa, per far fronte al problema abitativo della sua gente».
Manuela D’Angelo
«Era uno dei rischi», ha detto il sindaco, Alessandro Volpi, lunedì pomeriggio, davanti alla commissione Urbanistica. «Gli Aru - ha proseguito Volpi - sono sempre stati potenziali, perché abbiamo sempre detto che senza il 51% dei proprietari in accordo, non avremmo proceduto alla loro realizzazione». Potenziali Aru, spiega il sindaco, «significa anche potenziali standard legati a quegli Aru, come strade, parchi pubblici e anche residenze popolari. Il meccanismo sembrava funzionare: concedo ai privati il cambio di destinazione d’uso, per realizzare più appartamenti, ma in cambio chiedo che il 10% di quei volumi vada per appartamenti di edilizia residenziale pubblica».
Il Comune era andato ancora più avanti: prevedendo che molti privati non avrebbero “gradito” la commistione di case popolari e appartamenti, che avrebbe potuto provocare anche un abbassamento del valore degli immobili. E allora aveva pensato alla “monetizzazione” di quel 10%. Il privato non vuole costruire appartamenti popolari? Lo fa il Comune, altrove, con il corrispettivo della spesa che il privato avrebbe dovuto affrontare.
Tutto questo, però, solo in nome della realizzazione degli Aru, che il nuovo regolamento urbanistico sta stralciando uno a uno.
Al momento siamo arrivati a circa 36 Aru che l’amministrazione ha dichiarato non verranno realizzati, a cui andranno aggiunti tutti gli Aru che non si realizzeranno per la mancanza del 51% dei favorevoli. Il consigliere Pd Stefano Alberti ha portato in commissione il conto dell’operazione: «Parliamo di circa 5mila metri quadrati in meno da dedicare all’edilizia popolare, per un totale di 70 appartamenti».
E l’amministrazione, ammette il sindaco, non ha un piano B: «Per recuperare nel regolamente urbanistico quei volumi- dice Volpi- dovremmo ridisegnare l’intero regolamento, riadottarlo e poi approvarlo. Non ce lo possiamo permettere. Ho dato mandato agli uffici affinché trovino una soluzione alternativa, che non comporti di riscrivere l’intero regolamento».
L’opposizione però incalza: «Ci sono oltre 400 famiglie in attesa di una casa popolare- dice Fabrizio Brizzi degli Arancioni- e 70 appartamenti potevano essere una piccola boccata di aria fresca. Non è ammissibile che l’amministrazione non abbia pensato anche ad una progettualità diversa, per far fronte al problema abitativo della sua gente».
Manuela D’Angelo
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