Il Tirreno

Chiude Apuazinco Rimangono a casa quattordici operai

di Manuela D’Angelo
Chiude Apuazinco Rimangono a casa quattordici operai

Si occupava di zincature, cassa integrazione da due anni Arrivate le lettere di licenziamento, lo stop a gennaio

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MASSA. Chiude un’altra impresa del territorio provinciale e se ne va un altro piccolo pezzo di storia industriale: la Apuazinco srl, leader provinciale nelle zincatura a caldo e a spruzzo, dal primo gennaio 2018 non esisterà più, lasciando a casa 14 operai, la maggior parte molto giovani, dai 30 ai 40 anni e soltanto alcuni “prossimi” (si fa per dire) alla pensione, da qui a tre, quattro anni.

Apuazinco, dei fratelli Bianchi, nasce a Massa circa 30 anni fa; la prima sede si trovava in via Bordigona, poi si trasferì all’interno dell’area ex Farmoplant, grazie anche ad una trance di finanziamenti di Fidi Toscana, con i quali avrebbe dovuto ampliarsi e rilanciarsi su un mercato che pareva promettente. La crisi del comparto metalmeccanico prima e quello più recente dell’edilizia, letteralmente crollato dal 2013, hanno però decretato la morte di Apuazinco.

La volontà dei titolari dell’azienda era quella di rimanere in piedi fino all’ultimo e ci hanno provato, inutilmente. Dopo circa due anni di cassa integrazione, ieri mattina sono state inviate le prime lettere di licenziamento. A ruota, per anzianità, verranno recapitate a tutti gli operai, fino al 31 dicembre 2017, giorno in cui si chiuderanno definitivamente i cancelli di Apuazinco.

A raccontare la storia di questa azienda è Giancarlo Leorin, segretario provinciale della Uilm, ma non perché i lavoratori siano suoi iscritti, ma perché la sigla ha deciso di occuparsi di loro nonostante non fossero sindacalizzati, come avviene nella maggior parte delle piccole aziende locali del territorio. Leorin ricorda il trasferimento da via Bordigona al confine con la zona industriale di Carrara, nell’area Farmoplant e ricorda anche il tentativo di ampliarsi, grazie ai fondi regionali destinati alle aziende in via di sviluppo.

Doveva essere un rilancio, ma è stata una scommessa persa: a fare la differenza la chiusura, in primis, della maggior parte delle aziende metal meccaniche del territorio, che rappresentavano per Apuazinco le committenze più importanti. Poi è arrivato il crollo del settore edilizio, complice anche la mancanza di uno strumento urbanistico recente, che potesse permettere una nuova pianificazione e nuove regole sull’esistente da ristrutturare. In pratica: senza la possibilità di poter costruire, considerando anche che il mercato immobiliare non naviga in acque felici, e senza la possibilità di mettere mano a tutti quei lavori di ampliamento e ristrutturazione sulle case degli apuani, una azienda come la Apuazinco era destinata a morire. E così è stato.

A nulla è bastato essere rimasta l’unica zincheria della provincia di Massa Carrara: i proprietari hanno anche cercato di vendere, ma nessuno si è fatto avanti e così Apuazinco è costretta a chiudere per cessata attività lavorativa. I libri contabili sono già stati consegnati al Tribunale di Massa. Non c’è possibilità di trattativa. Gli operai sanno che la colpa non è dei loro titolari. Fino a dicembre i lavoratori continueranno a recarsi in fabbrica, ma la produzione è già stata interrotta con lo spegnimento del grande forno a gas, utile per la zincatura a caldo, e causa, ovviamente, dei costi eccessivi che la ditta doveva affrontare. Gli operai in questi giorni si stanno occupando della manutenzione degli spazi esterni e della messa in sicurezza di quelli interni, per lasciare definitivamente lo stabilimento il 31 dicembre prossimo.

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