Il Tirreno

Massa-Carrara, sindacati contro le Poste ma il giudice dà ragione all’azienda

Massa-Carrara, sindacati contro le Poste ma il giudice dà ragione all’azienda

Ricorso di Cisl e Cgil: «Negli uffici poco spazio per i comunicati». Secondo il tribunale invece tutte le sedi in provincia hanno le bacheche

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MASSA-CARRARA. I sindacati fanno causa alle Poste per la mancanza di albi e bacheche per le comunicazioni sindacali nei vari uffici della provincia. Ma il tribunale dà ragione all’azienda: le bacheche ci sono e sono pure abbastanza grandi. E a Cgil e Cisl tocca pagare le spese processuali.

La Slc Cgil (sindacato lavoratori comunicazione) e la Slp Cisl (sindacato lavoratori poste), in rappresentanza dei lavoratori dipendenti, denunciano dunque una condotta per loro antisindacale della società. C’è infatti un obbligo, sancito anche dal contratto nazionale di lavoro, di mettere nei luoghi di lavoro, nel caso si tratta degli uffici postali in tutta la provincia, di albi e bacheche che servono per l’affissione di comunicazioni inerenti le attività sindacali. I sindacati in pratica chiedono che il tribunale imponga il rispetto dell’obbligo di riservare alle organizzazioni sindacali spazi “congrui” all’interno dei vari uffici.

Ma quel che si scopre durante il processo è piuttosto curioso. In barba alla linearità temporale, procediamo dalla fine. Il tribunale dà ragione alle Poste. «La richiesta avanzata dalle organizzazioni sindacali ricorrenti è del tutto infondata in fatto e diritto e deve essere rigettata».

Già, perché durante il contraddittorio l’azienda si presenta con una notevole fonte di materiale fotografico e di documentazione. Una serie di documenti digitalizzati, un fascicolo molto ampio che comprende informazioni su tutti e 54 gli uffici della provincia. E questo fascicolo prova, anche a detta del giudice Augusto Lama che ha poi emesso la sentenza, che «tutti gli uffici postali presenti nella provincia erano dotati di albi e bacheche alla data di presentazione del ricorso in oggetto». Il ricorso risale al 21 marzo 2017 e tutto per allora sarebbe stato in regola. 54 uffici, 54 bacheche.

In più, aggiunge il giudice nella sentenza, «dal mese di aprile del 2017 è disponibile all’interno del sito intranet di Poste Italiane una sessione denominata “Bacheca sindacale”, cioè una sorta di bacheca telematica” , nela quale possono essere visualizzati i comunicati unitari delle segreterie nazionali delle organizzazioni sindacali». Insomma, di bachcheche ce ne sono a iosa. Virtuali e fisiche.

I sindacati però contestano questa ricostruzione. L’azienda secondo loro si è adeguata tardi e malvolentieri alle richieste delle bacheche, dopo la loro denuncia. E lamentano che gli spazi a loro dedicati negli uffici sono comunque insufficienti.

Ma anche a questa contestazione il giudice oppone degli argomenti. Dopo aver valutato i documenti risulta «la corrispondenza di quanto precisato da Poste circa la tempestività dell’adeguamento». E poi, importa poco: «Ciò che conta è che l’azienda abbia ottemperato a quanto previsto nelle norme».

Sugli spazi invece, richiamando al contratto nazionale di lavoro, il tribunale fa presente che le bacheche devono essere degli spazi di riferimento per le comunicazioni sindacali, ma che non prevedono una dimensione minima o massima.

Concede che debbano esserci spazi “adeguati”, ma senza misure standard. Più grandi negli uffici maggiori, più piccole negli altri. Nessun comportamento antisindacale e millecinquecento euro di multa da pagare. Una storia che forse qualcuno affiggerà su una delle bacheche.

Libero Red Dolce

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