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La Casa Rossa: «Chiudiamo il mostro»

La Casa Rossa: «Chiudiamo il mostro»

I ragazzi del collettivo realizzano un murales per dire basta alla discarica dell’ex Cava Fornace

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MONTIGNOSO. La difesa dell’ambiente e della salute al centro della manifestazione artistica organizzata dalla Casa rossa occupata di Montignoso che ha un titolo emblematico: «Chiudiamo il mostro». Sono due le figure rappresentate nell'affresco realizzato dal collettivo per chiedere la chiusura della discarica di ex cava Fornace. Da un lato l'albero che rappresenta la natura e tutto ciò che di verde esiste su questo pianeta, dall'altro un mostro che minaccia la salute pubblica a colpi di miasmi maleodoranti raffigurati dai colori verdastri e fluorescenti. Nel mezzo una scritta inequivocabile ripetuta dal collettivo alle varie manifestazioni organizzate con il Comitato per la chiusura della discarica di ex cava Fornace: «Chiudiamo il mostro».

La discarica di marmettola e amianto realizzata nella ex cava Fornace e gestita dalla società Programma Ambiente continua ad essere nel mirino di attivisti e ambientalisti, che ne contestano l'ubicazione, a pochi metri dall'area protetta del Lago di Porta, e il quantitativo superiore al consentito rinvenuto dalle analisi dell'Arpat di sostanze chimiche come il triclorometano. «Attualmente sfruttiamo le risorse ambientali in un modo scellerato – spiega il collettivo - con il risultato che pochi guadagnano molto e gli altri ne ricavano al massimo uno stipendio con cui arrivare a fine mese. Abbiamo sotto gli occhi gli effetti di questo sistema, i boschi tagliati, i fiumi deviati, le montagne a fettine che ci hanno portato alluvioni, frane e morti. Le gallerie scavate sotto i nostri monti stanno facendo scomparire sorgenti e mettendo a rischio le falde acquifere, le sostanze chimiche rendono l'acqua velenosa. Senza una gestione lungimirante di queste risorse per i nostri figli non possiamo che prevedere una realtà in cui beni primari come cibo e acqua diventeranno economicamente inaccessibili e quindi l'ingiustizia la norma. Parlare di coscienza ambientale non è quindi parlare di concetti romantici ma parlare di condizioni di vita concreta; pretendere una gestione rispettosa del territorio è pretendere rispetto per noi stessi».

Camilla Palagi

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