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Costa, lavoratori sui tetti e incatenati: «Riaprite»

Costa, lavoratori sui tetti e incatenati: «Riaprite»

Ma forse la svolta è vicina: il Comune ha chiesto un provvedimento alla Provincia Il presidente Lorenzetti: «Abbiamo risposto, ora sta all’amministrazione aullese» 

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AULLA. Operai sul tetto del Comune, incatenati agli alberi e in corteo in mezzo alla strada per chiedere la riapertura della ditta Costa, azienda che si occupa del trattamento dei rifiuti ad Albiano Magra, nel comune di Aulla.

La protesta è andata in scena ieri, con tanto di barbecue, in serata, di fronte al Comune, e già oggi potrebbe arrivare una decisa accelerata verso la riapertura della Costa. Sono cinquanta gli operai a rischio dopo gli ultimi avvenimenti che hanno visto la temporanea sospensione delle attività dell’azienda, richiesta da un dirigente comunale, la scorsa estate, dopo il secondo incendio all’interno dei capannoni, e accordata da una recente sentenza del Consiglio di Stato.

Nel frattempo, come racconta la Cisl di Massa-Carrara, che assieme ai lavoratori sta protestando davanti al Comune, la ditta ha perso numerosi appalti e clienti storici, che non riuscirà a recuperare. Sul posto anche il sindaco Roberto Valettini, che ha garantito il suo impegno sulla vicenda Costa, Insieme a quello della Provincia, che in queste settimane sta lavorando ai permessi per la riapertura della Costa.

A chiedere a gran voce la chiusura dell’azienda, sono invece i cittadini di Albiano Magra, esasperati da anni dai cattivi odori, dai continui incendi ai rifiuti, dai problemi ambientali e di sicurezza. Ieri il dirigente del primo settore del Comune di Aulla, l’architetto Franco Testa, lo stesso che aveva firmato, ad aprile, l’ordinanza che sanciva il divieto dell’attività nel capannone “A” della ditta Costa, fino all’ottenimento di autorizzazione regionale agli scarichi, ha fatto partire una lettera indirizzata alla Provincia, in cui richiede l’autorizzazione agli scarichi della ditta Costa.

Proprio Testa ha fatto sapere che la richiesta è stata indirizzata alla Provincia e non alla Regione, per il fatto che i contenziosi in corso restano in capo alla Provincia, nonostante lo svuotamento di funzioni di queste ultime.

Ma questo è soltanto l’aspetto formale, mentre di sostanziale c’è il fatto che «nel frattempo, visto che sono trascorsi cinque mesi dalla mia ordinanza, le cose – spiega Testa – possono essere cambiate e magari la ditta può avere lavorato per fare sì che si concretizzassero le condizioni affinché possa usufruire dell’autorizzazione agli scarichi. Ora la Provincia può rispondere a stretto giro di posta». Parole a cui ha fatto seguito, nel tardo pomeriggio di ieri, la risposta da parte della Provincia, come conferma il presidente Gianni Lorenzetti: «Abbiamo fatto subito la nostra parte, rispondendo al Comune e compiendo ciò dovevamo compiere». Da questa mattina, dunque, è il Comune di Aulla a comandare nuovamente il gioco.

A spiegare i passaggi chiave della vicenda è Andrea Figaia, segretario provinciale della Cisl: «La determina è stata lanciata come un missile durante la campagna elettorale, ma ora le sue ricadute si stanno facendo sentire. Il Comune deve revocare la determina. Molti clienti di Costa stanno scegliendo altri operatori, non c’è più tempo da perdere. Un grazie – conclude Figaia – va sicuramente alla Provincia per l’impegno dimostrato».

Il prossimo 5 dicembre, il Tar della Toscana discuterà nel merito il pronunciamento del Consiglio di Stato.

A seguito della vittoria di fronte al Consiglio di Stato del Comune di Aulla e dei cittadini albianesi “No Costa”, di fatto la ditta Costa non può più lavorare, quindi è chiusa. Infatti, il Consiglio di Stato aveva accolto, nei giorni scorsi, il ricorso del Comune di Aulla, annullando la sospensiva del Tar della Toscana sull’ordinanza n. 21 del 21 aprile scorso, firmata Franco Testa, che sanciva il divieto dell’attività nel capannone A della ditta Costa, fino all’ottenimento di autorizzazione agli scarichi. E con l’altro capannone danneggiato dall’incendio dell’estate scorsa, ora tutto è fermo nei piazzali dell’azienda di Albiano Magra.

Gianluca Uberti

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