Il Tirreno

Alla ricerca dei nomi degli acquirenti Sanac

di Libero Red Dolce

MASSA. Incontro di preparazione in Comune tra rappresentanti politici del territorio e sindacati in vista dell’incontro al ministero di novembre per il futuro di Sanac. C’erano tutti: Cgil, Cisl e...

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MASSA. Incontro di preparazione in Comune tra rappresentanti politici del territorio e sindacati in vista dell’incontro al ministero di novembre per il futuro di Sanac. C’erano tutti: Cgil, Cisl e Uil, i rappresentati sindacali degli operai, la deputata Martina Nardi, il sindaco Alessandro Volpi, i consiglieri regionali Giacomo Bugliani e Giacomo Giannarelli e la consigliera comunale Luana Mencarelli. Una partita importante, si capisce.

L’obiettivo è provare nel più breve tempo possibile, magari prima dell’incontro al ministero del 9 novembre, ad avere qualche informazione in più su quando e come avverrà il passaggio dall’amministrazione straordinaria a un nuovo soggetto proprietario del gruppo. E se l’intenzione è di prendere i quattro stabilimenti insieme o spacchettare il blocco. Insomma domande tante e di sicuro una trafila burocratica è lunga. Un’attesa che logora i lavoratori in attesa di certezze, o quantomeno risposte, sul futuro.

Sanac , pur avendo gli stessi commissari di Ilva, è in pratica già fuori dall’orbita dell’azienda metalmeccanica. Se nelle manifestazioni d’interesse venisse fuori che Arcelor Mittal è interessata anche a Sanac le valutazioni prenderebbero due strade. Da una parte, per sindacati e lavoratori,sarebbe una rassicurazione sui legami con la produzione tarantina che hanno caratterizzato la storia dello stabilimento apuano. Ma non si può stare del tutto tranquilli. Il gruppo formato dal leader mondiale della siderurgia ArcelorMittal e dall'italiana Marcegaglia ha annunciato che gli esuberi saranno almeno di 4mila unità tra affiliate e lavoratori impiegati nella società.

Ma Sanac è una partita diversa. Anche perché i nomi dei gruppi interessati, che dovrebbero essere cinque, tra i quali due multinazionali, sono ancora avvolti nella nebbia.

I rapporti commerciali con Ilva devono rimanere in essere ritengono sia i politici che i sindacati. Il 70% della produzione di Sanac d’altronde è destinata a Taranto e una trasformazione del ciclo, commerciale e produttivo, è un affare lungo. Per questo serve arrivare preparati a Roma. Forse all’inizio della prossima settimana ci sarà qualche risposta in più.



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