Il dolore
Frana Lavacchio: serve una nuova perizia
La corte di appello non si fida delle conclusioni del consulente che a Massa ha portato all’assoluzione degli imputati
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MASSA. Colpo di scena alla corte di appello di Genova. Il processo di secondo grado sulla frana di Lavacchio, che costò la vita a Nara Ricci e a suo figlio Mattia Guadagnucci, di appena due anni, non si baserà sulla perizia del geologo Giovanni Gabriele, che aveva portato all’assoluzione degli imputati in primo grado, ma si avvarrà di una nuova consulenza, quella del geologo genovese Alfonso Bellini. L’incarico al professionista verrà conferito il 5 dicembre, quando si terrà la prossima udienza, poi starà a lui chiedere il tempo necessario per analizzare lo smottamento del 31 ottobre del 2010. Dai sessanta ai novanta giorni. Non si sa se questo porterà a un esito diverso rispetto a quanto stabilito dal giudice Giovanni Sgambati, ma consente alle parti civili - Antonio Guadagnucci, vedovo di Nara Ricci e papà del piccolo Mattia, e Michela Guadagnucci, figlia di Nara Ricci e sorella di Mattia - di mettere in discussione un epilogo che aveva lasciato l’amaro in bocca.
Alla sbarra, in appello come in primo grado, ci sono Giuliano Arrighi, capo settore dei lavori pubblici della Provincia; Mauro Alberti, responsabile servizio strade; Nicola Rossetti, responsabile servizio di costa; Libero Ballerini, capo cantoniere (colui che aveva il compito di verificare lo stato delle strade). Ma anche il libero professionista che ha certificato i lavori, Antonio Cirillo, e il titolare della ditta, Paolo Busticchi. A Massa sono stati assolti proprio grazie alla superperizia di Gabriele, nonostante il pubblico ministero Rossella Soffio avesse chiesto complessivamente condanne per 33 anni. La richiesta più pesante l’aveva fatta per Arrighi, nel 2010 dirigente del settore lavori pubblici in Provincia, Alberti, responsabile del servizio strade a palazzo ducale, e Cirillo, il libero professionista che aveva certificato alcuni lavori realizzati sulla via che attraversa Lavacchio: per loro tre, il pm voleva una condanna di 6 anni e un mese. Richiesta di 5 anni, invece, per Rossetti, responsabile provinciale del servizio di costa, e Ballerini, capocantoniere. Per Busticchi, titolare della ditta che ha realizzato i lavori, la richiesta di Soffio era stata di 4 anni e 11 mesi.
La requisitoria del sostituto procuratore aveva definito nei dettagli la tesi dell'accusa: una strada con gravi criticità, via Bergiola, una zona , quella di Lavacchio, con una provata fragilità idrogeologica e la completa mancanza di interventi di manutenzione e corretta regimazione delle acque. E tutto questo nonostante ripetute segnalazioni di cittadini. Ieri in appello il procuratore generale Pio Macchiavello ha voluto una nuova perizia o, in subordine, la convocazione in aula del consulente che aveva definito imprevedibile quella frana assassina. (d.d.)
Alla sbarra, in appello come in primo grado, ci sono Giuliano Arrighi, capo settore dei lavori pubblici della Provincia; Mauro Alberti, responsabile servizio strade; Nicola Rossetti, responsabile servizio di costa; Libero Ballerini, capo cantoniere (colui che aveva il compito di verificare lo stato delle strade). Ma anche il libero professionista che ha certificato i lavori, Antonio Cirillo, e il titolare della ditta, Paolo Busticchi. A Massa sono stati assolti proprio grazie alla superperizia di Gabriele, nonostante il pubblico ministero Rossella Soffio avesse chiesto complessivamente condanne per 33 anni. La richiesta più pesante l’aveva fatta per Arrighi, nel 2010 dirigente del settore lavori pubblici in Provincia, Alberti, responsabile del servizio strade a palazzo ducale, e Cirillo, il libero professionista che aveva certificato alcuni lavori realizzati sulla via che attraversa Lavacchio: per loro tre, il pm voleva una condanna di 6 anni e un mese. Richiesta di 5 anni, invece, per Rossetti, responsabile provinciale del servizio di costa, e Ballerini, capocantoniere. Per Busticchi, titolare della ditta che ha realizzato i lavori, la richiesta di Soffio era stata di 4 anni e 11 mesi.
La requisitoria del sostituto procuratore aveva definito nei dettagli la tesi dell'accusa: una strada con gravi criticità, via Bergiola, una zona , quella di Lavacchio, con una provata fragilità idrogeologica e la completa mancanza di interventi di manutenzione e corretta regimazione delle acque. E tutto questo nonostante ripetute segnalazioni di cittadini. Ieri in appello il procuratore generale Pio Macchiavello ha voluto una nuova perizia o, in subordine, la convocazione in aula del consulente che aveva definito imprevedibile quella frana assassina. (d.d.)
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