Proteste
«Ecco perché servono 250mila euro»
di Alessandra Vivoli
Con il direttore dell’Archivio di Stato viaggio fra i documenti dei beni estimati che gli industriali vogliono restaurare
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CARRARA. I documenti antichi, tutti insieme, riempiono seimila metri lineari. Pagina dopo pagina, messe una accanto all’altra, arriverebbero da Massa a Carrara, via Foce.
Quelli che riguardano Carrara e (solo in parte) la questione delle cave e dei beni estimati sono una scaffalatura a piano terra dell’Archivio di Stato di Massa: per restaurare solo questi tomi ci vogliono 250mila euro. Ed è questa l’entità del preventivo che il direttore dell’Archivio ha inviato alla Confindustria apuana, sollecitato da un professionista che, proprio su incarico degli industriali, sta facendo ricerche sulla vicenda delle cave, di cui si discute nelle aule giudiziarie. «Al momento però come ho già detto - precisa il direttore Munda - non c’è altro. Nessun progetto in corso e, soprattutto nessun restauro in atto».
Cave, editti e comunelli: un patrimonio da salvare. La visita all’interno dell’Archivio di stato porta alla scoperta di un mondo fatto di documenti che vanno dal XV secolo al 1955. Migliaia di volumi che sono stati “depositati” in tre epoche diverse. Il Comune resta il proprietario e, nel caso che il restauro andasse in porto, dovrebbe comunque essere contattato. Da qui per il direttore dell’Archivio di Stato i timori del sindaco Francesco De Pasquale risulterebbero infondati perché sarebbe il primo a essere informato del restauro stesso.
Resta il fatto, questo sì, che il materiale che riguarda Carrara, dagli estimi alla compravendita delle cave, è davvero enorme. E versa in pessime condizioni. Copertine che si sfaldano, muffe rosse che hanno intaccato le pagine, polvere che esce dai tomi e macchie untuose nella pagellina, vergata a mano, che costituisce la copia dell’editto di Maria Teresa D’Este (l’originale è custodito nell’archivio di Modena): un documento che, per secoli ha regolamentato il mondo delle cave apuane e che sembra davvero avere visto tempi migliori.
I tempi dei restauri. Il direttore dell’Archivio di Stato Maurizio Munda fa chiarezza anche sui tempi che, nel caso arrivasse il via libera al restauro dei documenti che riguardano la questione cave, terrebbero “fuori uso” i tomi.
«Cominciamo col dir e- spiega Munda - che per risparmiare, faremmo in modo che il lavoro di restauro, affidato a ditte riconosciute dal Ministero, venga effettuato qui, nel nostro Archivio. Questo ci permetterebbe, infatti, di rinunciare alla copertura assicurativa per la trasferta. I tempi? Ne abbiamo già parlato con gli addetti ai lavori: si va dai venti giorni al mese per ogni volume». Insomma quindi non ci dovrebbero essere ostacoli per quel che riguarda il reperimento dei documenti: il lavoro di restauro viene infatti predisposto volume per volume, e la scansione e la scelta del materiale da sottoporre per primo all’intervento può essere decisa volta per volta. Questa è la rassicurazione che arriva direttamente dall’archivio di Stato.
L’archivio digitale: per il momento non esiste. Un archivio imponente dove i documenti sono conservati in scaffali di ferro. A un temperatura compresa fra i 18 e 20 gradi, umidità non superiore al 50% e luminosità a un massimo di 150lux.
Un archivio sorvegliato da telecamere dove nessuno può portare a casa nulla, ma solo consultare nella sala studio al primo piano.
Resta il fatto che il tempo fa sentire la sua mano e un archivio digitalizzato sarebbe molto utile per non fare andate perduti documenti importantissimi per la storia del territorio (in archivio ci sono non solo i tomi dedicati a Carrara e alla questione marmo, ma quelli della provincia).
«La digitalizzazione ha costi elevatissimi - spiega il direttore Munda - E il Ministero non ha i fondi per poter predisporre un lavoro che andrebbe a costare milioni di euro».
Al momento quindi niente digitalizzazione e un intervento di restauro che, ancora prima di cominciare, ha già fatto impensierire il sindaco De Pasquale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Quelli che riguardano Carrara e (solo in parte) la questione delle cave e dei beni estimati sono una scaffalatura a piano terra dell’Archivio di Stato di Massa: per restaurare solo questi tomi ci vogliono 250mila euro. Ed è questa l’entità del preventivo che il direttore dell’Archivio ha inviato alla Confindustria apuana, sollecitato da un professionista che, proprio su incarico degli industriali, sta facendo ricerche sulla vicenda delle cave, di cui si discute nelle aule giudiziarie. «Al momento però come ho già detto - precisa il direttore Munda - non c’è altro. Nessun progetto in corso e, soprattutto nessun restauro in atto».
Cave, editti e comunelli: un patrimonio da salvare. La visita all’interno dell’Archivio di stato porta alla scoperta di un mondo fatto di documenti che vanno dal XV secolo al 1955. Migliaia di volumi che sono stati “depositati” in tre epoche diverse. Il Comune resta il proprietario e, nel caso che il restauro andasse in porto, dovrebbe comunque essere contattato. Da qui per il direttore dell’Archivio di Stato i timori del sindaco Francesco De Pasquale risulterebbero infondati perché sarebbe il primo a essere informato del restauro stesso.
Resta il fatto, questo sì, che il materiale che riguarda Carrara, dagli estimi alla compravendita delle cave, è davvero enorme. E versa in pessime condizioni. Copertine che si sfaldano, muffe rosse che hanno intaccato le pagine, polvere che esce dai tomi e macchie untuose nella pagellina, vergata a mano, che costituisce la copia dell’editto di Maria Teresa D’Este (l’originale è custodito nell’archivio di Modena): un documento che, per secoli ha regolamentato il mondo delle cave apuane e che sembra davvero avere visto tempi migliori.
I tempi dei restauri. Il direttore dell’Archivio di Stato Maurizio Munda fa chiarezza anche sui tempi che, nel caso arrivasse il via libera al restauro dei documenti che riguardano la questione cave, terrebbero “fuori uso” i tomi.
«Cominciamo col dir e- spiega Munda - che per risparmiare, faremmo in modo che il lavoro di restauro, affidato a ditte riconosciute dal Ministero, venga effettuato qui, nel nostro Archivio. Questo ci permetterebbe, infatti, di rinunciare alla copertura assicurativa per la trasferta. I tempi? Ne abbiamo già parlato con gli addetti ai lavori: si va dai venti giorni al mese per ogni volume». Insomma quindi non ci dovrebbero essere ostacoli per quel che riguarda il reperimento dei documenti: il lavoro di restauro viene infatti predisposto volume per volume, e la scansione e la scelta del materiale da sottoporre per primo all’intervento può essere decisa volta per volta. Questa è la rassicurazione che arriva direttamente dall’archivio di Stato.
L’archivio digitale: per il momento non esiste. Un archivio imponente dove i documenti sono conservati in scaffali di ferro. A un temperatura compresa fra i 18 e 20 gradi, umidità non superiore al 50% e luminosità a un massimo di 150lux.
Un archivio sorvegliato da telecamere dove nessuno può portare a casa nulla, ma solo consultare nella sala studio al primo piano.
Resta il fatto che il tempo fa sentire la sua mano e un archivio digitalizzato sarebbe molto utile per non fare andate perduti documenti importantissimi per la storia del territorio (in archivio ci sono non solo i tomi dedicati a Carrara e alla questione marmo, ma quelli della provincia).
«La digitalizzazione ha costi elevatissimi - spiega il direttore Munda - E il Ministero non ha i fondi per poter predisporre un lavoro che andrebbe a costare milioni di euro».
Al momento quindi niente digitalizzazione e un intervento di restauro che, ancora prima di cominciare, ha già fatto impensierire il sindaco De Pasquale.
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