Sicurezza
Quando il pericolo erano le ceramiche “stile Statuario”
Proprio lo scorso ottobre, sulle pagine de Il Tirreno l’ex sindaco di Massa Roberto Pucci, nelle vesti di imprenditore di spicco del settore della tecnologia apuana (è patron della Prometec) e uomo di fiducia, da oltre trent’anni dei sauditi della CPC holding (il gruppo Bin Laden che detiene la metà delle quote del colosso Marmi Carrara) aveva lanciato l’allarme per la concorrenza sleale della ceramica al marmo bianco
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CARRARA. Proprio lo scorso ottobre, sulle pagine de Il Tirreno l’ex sindaco di Massa Roberto Pucci, nelle vesti di imprenditore di spicco del settore della tecnologia apuana (è patron della Prometec) e uomo di fiducia, da oltre trent’anni dei sauditi della CPC holding (il gruppo Bin Laden che detiene la metà delle quote del colosso Marmi Carrara) aveva lanciato l’allarme per la concorrenza sleale della ceramica al marmo bianco. «Se fino al 2015 l’andamento del settore lapideo è stato molto buono soprattutto per blocchi, lastre e lavorati - così dichiarava l’ottobre scorso Pucci - c’è un rallentamento dovuto a fattori geopolitici e anche alla concorrenza sleale portata avanti dai produttori di ceramica italiani».
«Succede soprattutto nei mercati americani, in queste piazze le pietre naturali stanno andando ancora bene ma con un grande pericolo all’orizzonte sul quale il settore lapideo non ha ancora meditato a fondo - sottolienava Pucci - Il pericolo è la concorrenza dei produttori italiani di ceramica, appunto, che hanno cominciato a fare i grandi formati (tipo lastre, 1800 X3600) che non solo copiano e riproducono le venature, l’immagine del marmo, ma ne assumono anche i nomi. In sostanza si tratta di lastre di ceramica, ma si chiamano come i materiali apuani più belli: calcatta, arabescato, venato, e statuario».
«Questo - metteva in luce - crea grande confusione nei mercati internazionali: insomma sta accadendo un po’ come per il nostro formaggio parmigiano, che ha dovuto combattere la concorrenza del parmesan cheese. Il danno che ci arreca questa concorrenza, delle lastre di ceramica chiamate con il nome dei nostri marmi, è duplice: da un lato si tratta di materiali che possono essere confusi (da chi non è esperto) per i nostri, venduti a prezzi molto inferiori. Ma c’è anche un’altra cosa: lo statuario, il calacatta e l’arabescato riprodotti sulla ceramica a causa dell’usura possono sbiadire, facendo così una cattiva pubblicità ai nostri prodotti. Si tratta di un problema serio e sono convinto che il settore dovrebbe cominciare a difendere i propri materiali. I produttori delle pietre naturali devono fare una battaglia a tutela dei proprio prodotti e so che anche Assindustria si sta attivando per difendere la qualità dei materiali apuani». Adesso a un anno esatto viene lanciato un nuovo allarme: questa volta per le lastre di finto marmo realizzate con agglomerati di quarzo. Se le ceramiche sembrano infatti avere segnato un po’ il passo il nuovo che avanza sarebbero questi nuovi materiali che hanno trovato di nuovo una gran presa soprattutto nei mercati, e nelle commesse, degli Stati Uniti. E se per le ceramiche “finto marmo” non c’era stata l’offensiva sperata gli imprenditori apuani confidano nel summit con Verona in programma a fine mese.
«Succede soprattutto nei mercati americani, in queste piazze le pietre naturali stanno andando ancora bene ma con un grande pericolo all’orizzonte sul quale il settore lapideo non ha ancora meditato a fondo - sottolienava Pucci - Il pericolo è la concorrenza dei produttori italiani di ceramica, appunto, che hanno cominciato a fare i grandi formati (tipo lastre, 1800 X3600) che non solo copiano e riproducono le venature, l’immagine del marmo, ma ne assumono anche i nomi. In sostanza si tratta di lastre di ceramica, ma si chiamano come i materiali apuani più belli: calcatta, arabescato, venato, e statuario».
«Questo - metteva in luce - crea grande confusione nei mercati internazionali: insomma sta accadendo un po’ come per il nostro formaggio parmigiano, che ha dovuto combattere la concorrenza del parmesan cheese. Il danno che ci arreca questa concorrenza, delle lastre di ceramica chiamate con il nome dei nostri marmi, è duplice: da un lato si tratta di materiali che possono essere confusi (da chi non è esperto) per i nostri, venduti a prezzi molto inferiori. Ma c’è anche un’altra cosa: lo statuario, il calacatta e l’arabescato riprodotti sulla ceramica a causa dell’usura possono sbiadire, facendo così una cattiva pubblicità ai nostri prodotti. Si tratta di un problema serio e sono convinto che il settore dovrebbe cominciare a difendere i propri materiali. I produttori delle pietre naturali devono fare una battaglia a tutela dei proprio prodotti e so che anche Assindustria si sta attivando per difendere la qualità dei materiali apuani». Adesso a un anno esatto viene lanciato un nuovo allarme: questa volta per le lastre di finto marmo realizzate con agglomerati di quarzo. Se le ceramiche sembrano infatti avere segnato un po’ il passo il nuovo che avanza sarebbero questi nuovi materiali che hanno trovato di nuovo una gran presa soprattutto nei mercati, e nelle commesse, degli Stati Uniti. E se per le ceramiche “finto marmo” non c’era stata l’offensiva sperata gli imprenditori apuani confidano nel summit con Verona in programma a fine mese.
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