Sicurezza
«La minoranza Pd invoca purghe staliniste»
Caos congressi , la replica della maggioranza: vedono il partito come una loggia di incappucciati
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CARRARA. Sale la tensione all'interno del Pd apuano alla viglia dell'audizione in programma oggi presso la commissione di garanzia nazionale, nella sede centrale dei Democratici. Oggetto del vertice, ovviamente, le polemiche su tesseramento e il rinvio dei congressi locali.
Dopo le accuse lanciate dalla minoranza della Commissione provinciale per i Congressi del Pd, è guerra aperta all'interno dell'organismo deputato all'organizzazione delle consultazioni per l'elezione dei vertici locali del partito. Lunedì gli esponenti della corrente minoritaria dei democratici avevano accusato il presidente della commissione Luca Ragoni e i suoi “alleati” di voler strumentalmente rinviare i congressi per avvantaggiare la propria fazione politica.
Ieri la risposta, firmata appunto dai membri di maggioranza della Commissione ovvero Andrea Borghini, Simonetta Corsi, Luca Ragoni, Roberta Strenta, Iacopo Maggiani, Severino Meloni e Claudio Sartorio che «esprimono sconcerto e disorientamento».
Secondo Ragoni e i suoi, infatti, la minoranza sarebbe contraddittoria perché «dice che bisogna fare in fretta, quasi a voler coprire tutto ciò che di sbagliato sta emergendo, ma al tempo stesso tenta di delegittimare l'azione della commissione invocando purghe di stampo stalinista». Anche l'invocazione alla tutela della privacy non piace ai membri di maggioranza che accusano i colleghi di commissione di «configurare l'idea di un partito simile ad una loggia di incappucciati» alla vigilia di «un congresso basato su una somma di irregolarità che anche un cieco potrebbe vedere e che solo chi ha un'idea malata di democrazia può pensare di non dover correggere». Gli esponenti della maggioranza parlano apertamente di «valigie di tessere, cifre in contanti esorbitanti, doppi tesseramenti, tessere trasferite notte tempo fuori dalla sede istituzionale, anagrafe degli iscritti manomessa ripetutamente e tutta una serie infinita di irregolarità, segnalateci dai segretari di circolo, che non possono essere sottaciute in virtù dell'esigenza di fare presto». Ragoni e i suoi ricordano che il compito della commissione di cui fanno parte è «garantire lo svolgimento di un congresso democratico e regolare» e ammonisce che quando «le regole vengono stravolte per consentire a chi è amico del capo di vincere ovunque, allora la democrazia scivola nel peronismo». Per questi motivi i membri di maggioranza auspicano che l'incontro in programma oggi «possa confortarci nell'idea di un Partito democratico che, senza l'aggettivazione di regolare, non sia accettabile».
(c.ch.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Dopo le accuse lanciate dalla minoranza della Commissione provinciale per i Congressi del Pd, è guerra aperta all'interno dell'organismo deputato all'organizzazione delle consultazioni per l'elezione dei vertici locali del partito. Lunedì gli esponenti della corrente minoritaria dei democratici avevano accusato il presidente della commissione Luca Ragoni e i suoi “alleati” di voler strumentalmente rinviare i congressi per avvantaggiare la propria fazione politica.
Ieri la risposta, firmata appunto dai membri di maggioranza della Commissione ovvero Andrea Borghini, Simonetta Corsi, Luca Ragoni, Roberta Strenta, Iacopo Maggiani, Severino Meloni e Claudio Sartorio che «esprimono sconcerto e disorientamento».
Secondo Ragoni e i suoi, infatti, la minoranza sarebbe contraddittoria perché «dice che bisogna fare in fretta, quasi a voler coprire tutto ciò che di sbagliato sta emergendo, ma al tempo stesso tenta di delegittimare l'azione della commissione invocando purghe di stampo stalinista». Anche l'invocazione alla tutela della privacy non piace ai membri di maggioranza che accusano i colleghi di commissione di «configurare l'idea di un partito simile ad una loggia di incappucciati» alla vigilia di «un congresso basato su una somma di irregolarità che anche un cieco potrebbe vedere e che solo chi ha un'idea malata di democrazia può pensare di non dover correggere». Gli esponenti della maggioranza parlano apertamente di «valigie di tessere, cifre in contanti esorbitanti, doppi tesseramenti, tessere trasferite notte tempo fuori dalla sede istituzionale, anagrafe degli iscritti manomessa ripetutamente e tutta una serie infinita di irregolarità, segnalateci dai segretari di circolo, che non possono essere sottaciute in virtù dell'esigenza di fare presto». Ragoni e i suoi ricordano che il compito della commissione di cui fanno parte è «garantire lo svolgimento di un congresso democratico e regolare» e ammonisce che quando «le regole vengono stravolte per consentire a chi è amico del capo di vincere ovunque, allora la democrazia scivola nel peronismo». Per questi motivi i membri di maggioranza auspicano che l'incontro in programma oggi «possa confortarci nell'idea di un Partito democratico che, senza l'aggettivazione di regolare, non sia accettabile».
(c.ch.)
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