La manifestazione
Frana di Lavacchio, ecco l’appello
Dopo tre rinvii i giudici di Genova pronti alla sentenza. Ma c’è l’ipotesi consulente
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MASSA. Si terrà domani, in tribunale a Genova, il processo d’appello sulla frana di Lavacchio. Stavolta l’udienza non dovrebbe essere rinviata senza neppure iniziare. Come successo già per tre volte. La speranza delle parti civili è che i giudici diano l’incarico a un nuovo perito per stabilire se per quello smottamento, costato la vita a Nara Ricci e al piccolo Mattia Guadagnucci, si possono ravvisare delle responsabilità. È da marzo che i familiari delle vittime aspettano la sentenza di secondo grado, per avere quella giustizia che ritengono di non aver avuto dal tribunale di Massa. Gli imputati sono stati tutti assolti dal giudice Giovanni Sgambati nel dicembre del 2015: la super perizia del resto non avrebbe permesso epilogo diverso da questo, dato che il consulente nominato dal giudice ha detto a chiare lettere che quello smottamento era stato causato da una quantità di acqua mostruosa caduta sulle alture di Massa per tutta la giornata del 31 ottobre del 2010. Assolti, nonostante la richiesta del pubblico ministero Rossella Soffio fosse stata di 33 anni di condanna. Complessivi.
Le richieste più pesante il sostituto l’aveva fatte per Giuliano Arrighi, nel 2010 dirigente del settore lavori pubblici in Provincia, Mauro Alberti, responsabile del servizio strade a Palazzo Ducale e Antonio Cirillo, il libero professionista che ha certificato alcuni lavori realizzati sulla via che attraversa Lavacchio. Per loro tre, il pm Rossella Soffio voleva una condanna di 6 anni e un mese. Richiesta di 5 anni, invece, per Nicola Rossetti, responsabile provinciale del servizio di costa e Libero Ballerini, capocantoniere. Per Paolo Busticchi, il titolare della ditta che aveva realizzato i lavori, la richiesta di Rossella Soffio era stata di 4 anni e 11 mesi. Tutti invece sono stati assolti con la formula piena, «per non aver commesso il fatto».
L’ennesimo rinvio deciso dal tribunale di Genova a fine luglio ha fatto slittare il processo al 26 ottobre, per la sentenza. Sempre che il collegio non decida di avvalersi di un altro perito per fare chiarezza (in questo caso il procedimento vedrebbe la fine nel 2018). Per i familiari di Nara e Mattia (sono due le parti civili, vedovo e figlia della donna nonché padre e sorella del piccino) conta soltanto arrivare alla fine, anche perché dopo la doccia fredda del “nessun colpevole” adesso l’attesa sta diventando snervante.
Le richieste più pesante il sostituto l’aveva fatte per Giuliano Arrighi, nel 2010 dirigente del settore lavori pubblici in Provincia, Mauro Alberti, responsabile del servizio strade a Palazzo Ducale e Antonio Cirillo, il libero professionista che ha certificato alcuni lavori realizzati sulla via che attraversa Lavacchio. Per loro tre, il pm Rossella Soffio voleva una condanna di 6 anni e un mese. Richiesta di 5 anni, invece, per Nicola Rossetti, responsabile provinciale del servizio di costa e Libero Ballerini, capocantoniere. Per Paolo Busticchi, il titolare della ditta che aveva realizzato i lavori, la richiesta di Rossella Soffio era stata di 4 anni e 11 mesi. Tutti invece sono stati assolti con la formula piena, «per non aver commesso il fatto».
L’ennesimo rinvio deciso dal tribunale di Genova a fine luglio ha fatto slittare il processo al 26 ottobre, per la sentenza. Sempre che il collegio non decida di avvalersi di un altro perito per fare chiarezza (in questo caso il procedimento vedrebbe la fine nel 2018). Per i familiari di Nara e Mattia (sono due le parti civili, vedovo e figlia della donna nonché padre e sorella del piccino) conta soltanto arrivare alla fine, anche perché dopo la doccia fredda del “nessun colpevole” adesso l’attesa sta diventando snervante.
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