La manifestazione
De Pasquale e i Beni estimati: «Fermate quel restauro»
Gli Industriali offrono 250mila euro per il recupero di documenti storici sulle cave. Il sindaco sospetta si tratti di una manovra contro il Comune. L’Archivio di Stato: nulla di definito
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CARRARA. Il sindaco Francesco De Pasquale scrive ai vertici dell'archivio di Stato per chiedere chiarimenti su un presunto progetto di restauro di alcuni documenti sui beni estimati che starebbe per essere finanziato dagli industriali: «così si sottraggono documenti alla difesa del comune” accusa il primo cittadino». Il direttore dell'Archivio Maurizio Munda conferma: «Ci hanno offerto 250mila euro ma non c'è ancora nulla di certo». L'amministrazione grillina si prepara a entrare nel vivo della battaglia legale sui Beni estimati e lo fa provando a tutelare la sua linea difensiva da un presunto “attacco” da parte degli industriali del marmo. Lo si evince dalla lettera inviata ieri dal Sindaco Francesco De Pasquale al direttore dell'Archivio di Stato di Massa Maurizio Munda, per chiedere conferma di alcune voci arrivate fino alle stanze di Piazza Due Giugno. Secondo queste indiscrezioni scrive il primo cittadino «un gruppo di imprenditori avrebbe offerto una consistente somma di denaro per il restauro di documenti conservati presso l’Entee riguardanti le cave site nel territorio del Comune di Carrara».
Dalle parole del sindaco trapela il sospetto che l'operazione restauro sia mirata in realtà a indebolire la linea difensiva dell'amministrazione comunale nel processo sui Beni Estimati, sottraendo atti storici fondamentali per stabilire se le cave inserite nell'editto di Maria Teresa Cybo Malaspina del 1751 siano da considerarsi pubbliche o private. Infatti De Pasquale scrive: «Dato che gli archivi rappresentano la memoria storica della collettività, in questo caso rappresentano anche un elemento fondamentale nel procedimento giudiziario in corso relativo al tema dei cosiddetti beni estimati». Sottoporli al restauro, adesso, significherebbe secondo il primo cittadino non poterli più usare per chissà quanto tempo: «Dato che è pressoché certa la non fruibilità degli stessi documenti durante una fase di restauro, ritengo inopportuno sottrarre questi documenti alla linea difensiva del Comune di Carrara» afferma nero su bianco il sindaco, precisando che da quanto ha appreso lui stesso da chi sta consultando quegli atti «a favore della collettività, non necessitano di urgenti interventi di restauro».
Interpellato sulla vicenda il direttore dell'archivio di Stato Maurizio Munda ha confermato ma solo in parte i timori del sindaco: «Abbiamo ricevuto indirettamente e in via informale la disponibilità di un gruppo di imprenditori a finanziare il restauro di alcuni documenti del Comune di Carrara. Ma siamo ancora in alto mare, non c'è nulla di definito...». Si tratta come detto di una proposta appena abbozzata ma, rivela il dottor Munda, «questi imprenditori sarebbero disposti a donare circa 250mila euro per un progetto su atti riguardanti le cave». Attualmente però non è dato sapere se l'interesse del gruppo riguarda solo la documentazione sui Beni Estimati o se la donazione è valida ed estendibile ad altri atti. Il direttore dell'Archivio ci tiene comunque a rassicurare il sindaco di Cararra: «Nella lettera di risposta, gli ho spiegato che anche in caso di restauro i documenti resterebbero indisponibili per una ventina di giorni, non di più» garantisce il dottor Munda, lasciando chiaramente intendere che se anche il progetto andasse in porto, i contraccolpi per la linea difensiva del comune sarebbero pressoché inesistenti.
Cinzia Chiappini
Dalle parole del sindaco trapela il sospetto che l'operazione restauro sia mirata in realtà a indebolire la linea difensiva dell'amministrazione comunale nel processo sui Beni Estimati, sottraendo atti storici fondamentali per stabilire se le cave inserite nell'editto di Maria Teresa Cybo Malaspina del 1751 siano da considerarsi pubbliche o private. Infatti De Pasquale scrive: «Dato che gli archivi rappresentano la memoria storica della collettività, in questo caso rappresentano anche un elemento fondamentale nel procedimento giudiziario in corso relativo al tema dei cosiddetti beni estimati». Sottoporli al restauro, adesso, significherebbe secondo il primo cittadino non poterli più usare per chissà quanto tempo: «Dato che è pressoché certa la non fruibilità degli stessi documenti durante una fase di restauro, ritengo inopportuno sottrarre questi documenti alla linea difensiva del Comune di Carrara» afferma nero su bianco il sindaco, precisando che da quanto ha appreso lui stesso da chi sta consultando quegli atti «a favore della collettività, non necessitano di urgenti interventi di restauro».
Interpellato sulla vicenda il direttore dell'archivio di Stato Maurizio Munda ha confermato ma solo in parte i timori del sindaco: «Abbiamo ricevuto indirettamente e in via informale la disponibilità di un gruppo di imprenditori a finanziare il restauro di alcuni documenti del Comune di Carrara. Ma siamo ancora in alto mare, non c'è nulla di definito...». Si tratta come detto di una proposta appena abbozzata ma, rivela il dottor Munda, «questi imprenditori sarebbero disposti a donare circa 250mila euro per un progetto su atti riguardanti le cave». Attualmente però non è dato sapere se l'interesse del gruppo riguarda solo la documentazione sui Beni Estimati o se la donazione è valida ed estendibile ad altri atti. Il direttore dell'Archivio ci tiene comunque a rassicurare il sindaco di Cararra: «Nella lettera di risposta, gli ho spiegato che anche in caso di restauro i documenti resterebbero indisponibili per una ventina di giorni, non di più» garantisce il dottor Munda, lasciando chiaramente intendere che se anche il progetto andasse in porto, i contraccolpi per la linea difensiva del comune sarebbero pressoché inesistenti.
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