Il Tirreno

«Dateci ascolto e lavoro» L’appello dei migranti

Incontro con il sindaco Volpi sulle politiche di accoglienza in città Lamine Diouf: «C’è razzismo in strada, coinvolgeteci nelle decisioni»

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MASSA. «Siamo passati da un razzismo di Stato ad un razzismo di strada: ogni giorno in ogni luogo dobbiamo difenderci. Siamo venuti da lei per chiedere di essere coinvolti nelle discussioni che riguardano l'immigrazione. Non è possibile parlare di inclusione e integrazione senza che la parte in causa sia presente». Hanno chiesto un incontro con il sindaco di Massa Alessandro Volpi per confrontarsi sui problemi quotidiani che affrontano in quanto immigrati. Sono circa un centinaio e provengono da paesi differenti; si sono uniti in un coordinamento chiamato Migranti Toscana Nord, che settimanalmente si incontra per discutere delle difficoltà date dall'essere considerati «cittadini di serie B». Ma soprattutto per chiedere ufficialmente al primo cittadino di essere coinvolti nelle discussioni che li riguardano da vicino.

«Siamo venuti da lei, signor sindaco, perché ci ha sempre aperto la porta ogni volta che abbiamo bussato, questo non lo dimentichiamo – è intervenuto Lamine Diouf, presidente dell'associazione Migranti Toscana Nord – ma dobbiamo porre alla sua attenzione il fatto che siamo passati dal razzismo di stato dei precedenti governi ad un razzismo di strada con cui dobbiamo fare i conti quotidianamente». Un resoconto dettagliato suddiviso in punti che è stato posto all'attenzione del sindaco Volpi, che ha accolto nel suo ufficio una delegazione del coordinamento Migranti Toscana Nord. Chiedono l'appoggio delle istituzioni per l'approvazione dello Ius soli e una gestione pubblica del servizio di accoglienza «troppo spesso mal gestito da cooperative che non rispettano i diritti universali dell'uomo».

Uno sportello che offra un consulto legale o almeno che venga riconosciuto in quanto necessario di modo da poterlo istituire con la loro associazione; di aprire un tavolo con la prefettura per dare risposte ai ricorsi presentati da cinque immigrati nel 2015, da allora privi di risposte e obbligati allo stato di clandestinità. E che gli venga riconosciuta la legge regionale del 2016 sul riconoscimento dei titoli di studio ottenuti nel loro paese d'origine, la cui mancanza ad oggi crea «un handicap che non ci permette di migliorare le nostre condizioni di vita».

Quasi un'ora di colloquio davanti ad un tavolo presieduto dal presidente dell'associazione e da altri sette rappresentanti, alcuni dei quali protagonisti della manifestazione del 2011 che li aveva portati ad occupare le scale del duomo di Massa. «Da quando abbiamo aperto un ponte di dialogo con l'amministrazione non siamo più scesi in piazza, ma vogliamo essere coinvolti nelle discussioni che vengono fatte riguardo il tema dell'immigrazione, perché non è possibile fare una politica dell’immigrazione senza immigrati. Vorremmo anche ricordarle che siamo disponibili a fare lavori di pubblica utilità, vorremmo maggiore coinvolgimento sociale». «Sono d'accordo sulla necessità di programmare un incontro con il prefetto – ha risposto il sindaco Volpi – e avrebbe senso attivare uno sportello legale. Sono convinto che troveremo una soluzione ed è positivo il dialogo che promuovete. Abbiamo adottato il modello Sprar per avere maggiore coinvolgimento dei comuni nella questione immigrazione. L'impegno c'è».

Camilla Palagi

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