Il Tirreno

Ucciso da un colpo di pistola in bocca

di Libero Red Dolce
Ucciso da un colpo di pistola in bocca

Il proiettile trovato durante l’autopsia, scomparsa da casa dei genitori una calibro 38. L’ipotesi della polizia è il suicidio

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MASSA. La sorpresa arriva sul freddo tavolo d’acciaio durante l’esame autoptico, quando la dottoressa Susanna Gamba trova un proiettile calibro 38 nel cranio dell’architetto trovato morto sabato sera a Sarzana. Le indagini compiono un’inversione di rotta clamorosa: per gli inquirenti Stefano Di Negro non è stato ucciso, si è suicidato con un colpo di pistola in bocca. E la sparizione di un revolver da casa dei suoi genitori, un calibro 38 special di proprietà del padre e compatibile con il proiettile ritrovato, sembra chiudere ogni spiraglio ai dubbi.

Sul corpo dell’architetto poi è stata eseguita anche la prova del guanto di paraffina, per capire se ha utilizzato armi da fuoco di recente. E l’esame ha dato esito positivo.

La pistola però era sparita dalla scena. Non era né in mano né di fianco al corpo di Di Negro. E ragione suggerisce che un cadavere non può spostare un’arma dopo averla utilizzata per spararsi. Allo stesso modo devono avere ragionato i poliziotti sul posto, allertati alle 21.30 da due passanti della presenza del cadavere dell’architetto accanto alla sua macchina.

L’arma però è stata ritrovata proprio a casa dei due passanti che per primi hanno ritrovato Di Negro. Entrambi saranno sottoposti all’esame del guanto di paraffina. Si esclude però un loro coinvolgimento nella morte dell’architetto. Hanno preso la pistola magari considerandola un bene di valore, da rivendere. I due ragazzi hanno piccoli precedenti per spaccio; ieri sono stati sentiti in Questura e potrebbero essere accusati di avere alterato la scena del crimine.

Gli inquirenti infatti hanno passato l’intera giornata di domenica e parte del lunedì a setacciare l’area dove è stato trovato il cadavere. Il punto è pieno di vegetazione spontanea e piuttosto folta, quindi si è dovuto procedere a sfalciare le canne e cercare sotto ogni sasso. Ma l’arma, come si è poi visto, era da tutt’altra parte.

Da non sottovalutare la presenza di due ferite sulla testa di Di Negro. Il cranio era fracassato, tanto da far propendere le forze dell’ordine per l’utilizzo di un corpo contundente. Anche perché la doppia ferita faceva pensare a due colpi inferti dall’esterno. Alla luce di quanto scoperto si è portati a credere però che una sia stata provocata dalla pistolettata e l’altra, possibilmente, dall’impatto col suolo. L’esame ha evidenziato come il proiettile fosse vecchio e conservato male, tanto da non avere avuto la forza di sfondare il cranio uscendo. Così il medico lo ha trovato.

Poco invece emerge sulle ragioni del gesto. Di Negro pare abbia lasciato un biglietto d’addio, ma la questura non conferma. Prima di andare a casa dei genitori, dove ha preso il revolver, l’architetto aveva lasciato la figlia insieme all’amichetta del cuore a casa con la moglie Prisca Gianfranchi, dopo un pomeriggio spensierato a Forte dei Marmi. E la donna è stata l’unica ad avere accennato a una depressione del marito nei momenti successivi alla sua morte, ipotizzando che si fosse tolto la vita.

Il primo avvertimento sulla nuova piega presa dalle indagini arriva nel pomeriggio di ieri dall’avvocato Carlo Rampi, legale della famiglia e amico di Di Negro e dei suoi fratelli. «Alcune delle cose che erano inizialmente apparse come incongruenze, alla luce dell’esame autoptico dovrebbero essere chiarite. Qualcosa, nei primi momenti dell’indagine, ha fatto sì che non si vedessero con chiarezza certe cose che invece erano più semplici del previsto. Da questo momento, viste le novità sopravvenute, la famiglia chiede il più totale silenzio perché il caso è diventato estremamente delicato e interno alla famiglia».

Una sorta di conferenza stampa improvvisata con i giornalisti, che alle 15 si ritrovano sotto quello che è stato lo studio di Di Negro e dove lavorano anche il fratello Francesco, anche lui avvocato e lo stesso Rampi. Dentro ci sono entrambi i fratelli, Francesco e Alessandro, che preferiscono non rilasciare commenti. Adesso bisognerà rispettare il dolore di questa famiglia.



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