Sicurezza
Nessuno vuole Bankitalia e l’ex sede va in degrado
di Manuela D’Angelo
Deserte le aste del 2012 e dello scorso anno, a vuoto incontro con il Comune. Il grande immobile in centro città è stato anche occupato abusivamente
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MASSA. Due aste andate deserte (la seconda senza base d’asta); il degrado che, inesorabile, comincia a manifestare la sua avanzata, la paura di continue occupazioni abusive e un incontro, avvenuto la scorsa estate, tra l’amministrazione comunale e la società immobiliare che gestisce la ex sede della Banca d’Italia, in piazza Garibaldi a Massa.
Nonostante tutti gli sforzi l’immobile, il più imponente della città, è ancora in vendita, come si legge sul sito ufficiale della Banca d’Italia, troppo caro anche senza base d’asta con i suoi 6.751,35 metri quadrati di superficie lorda, 42 unità immobiliari, adibite ad “abitazioni di tipo civile”, “magazzini” ed “esercizi sportivi senza fine di lucro”. Oltre, naturalmente, a maxi spaz«i adibiti a uffici. La proprietà ha tentato la carta dell’asta aperta, che scadeva nel gennaio 2017, chiedendo manifestazioni di interesse da parte di soggetti appunto interessati all’acquisto, con una offerta consona all’edificio, di grande valore storico ed architettonico. Nel 2012 la base d’asta partì da 12 milioni di euro, e nessuno si presentò all’incanto. Nel 2016, nonostante il prezzo non fosse stato fissato, l’asta andò comunque deserta. A luglio 2017 l’immobiliare che ha in gestione questo ed altri beni della Banca d’Italia, chiese un incontro con l’amministrazione comunale di Massa. Un incontro a cui partecipò anche il vicesindaco Uilian Berti. «Ci chiesero- racconta Berti- se conoscevamo soggetti che potevano essere interessati all’affare e se noi stessi eravamo in grado di fare un’offerta, ma abbiamo spiegato che questi non son più tempi per una amministrazione comunale di fare investimenti di questo tipo e che non essendo degli immobiliaristi non avevamo neanche idea di chi potesse aiutarli». Durante quell’incontro i rappresentanti della Banca d’Italia non hanno fatto alcun riferimento all’occupazione abusiva che anni fa aveva toccato l’immobile, che si presta con i suoi 20 appartamenti (dove vivevano i dipendenti) ad essere oggetto del desiderio delle numerose famiglie in attesa di una casa popolare. Un tentativo di occupazione abusiva avvenne nel dicembre del 2016, poi gli occupanti furono fatti sfollare dalle forze dell’ordine.
L’edifico è ormai da anni in stato di abbandono e per molti residenti è una specie di “schiaffo alla miseria” a chi è senza casa, senza contare che potrebbe essere una parziale soluzione alla fame di parcheggi in centro. Il maxi immobile di piazza Garibaldi è dotato non soltanto di una quarantina di appartamenti, che sono vuoti da anni, ma anche un grande parcheggio da 40 posti auto con rampe di accesso a forma elicoidale. Il che, in quella zona del centro è davvero una cosa appetibile.
L’edificio è relativamente nuovo: fu realizzato nel 1968 quando la Banca d’Italia decise di trasferirsi dal vecchio palazzo di piazza Mercurio, per carenza di spazi; per alcuni anni davanti all’ingresso della nuova sede rimasero le famose gabbie contenenti due aquile, simbolo di maestosità, potere e anche sfarzo di Bankitalia, poi trasferite al rifugio di Pian della Fioba. L’esterno fu la rappresentazione di mazzette di banconote impilate e monete, un esterno che anche l’attuale Regolamento Urbanistico ha voluto rimanesse intatto. Il Ru, infatti, non solo conferma le destinazioni d’uso presenti all’interno dell’edificio, residenziale, commerciale e direzionale, ma pone anche un vincolo architettonico sulla facciata esterna, considerata da oggi in poi un “bene architettonico”, quindi intoccabile.
Nonostante tutti gli sforzi l’immobile, il più imponente della città, è ancora in vendita, come si legge sul sito ufficiale della Banca d’Italia, troppo caro anche senza base d’asta con i suoi 6.751,35 metri quadrati di superficie lorda, 42 unità immobiliari, adibite ad “abitazioni di tipo civile”, “magazzini” ed “esercizi sportivi senza fine di lucro”. Oltre, naturalmente, a maxi spaz«i adibiti a uffici. La proprietà ha tentato la carta dell’asta aperta, che scadeva nel gennaio 2017, chiedendo manifestazioni di interesse da parte di soggetti appunto interessati all’acquisto, con una offerta consona all’edificio, di grande valore storico ed architettonico. Nel 2012 la base d’asta partì da 12 milioni di euro, e nessuno si presentò all’incanto. Nel 2016, nonostante il prezzo non fosse stato fissato, l’asta andò comunque deserta. A luglio 2017 l’immobiliare che ha in gestione questo ed altri beni della Banca d’Italia, chiese un incontro con l’amministrazione comunale di Massa. Un incontro a cui partecipò anche il vicesindaco Uilian Berti. «Ci chiesero- racconta Berti- se conoscevamo soggetti che potevano essere interessati all’affare e se noi stessi eravamo in grado di fare un’offerta, ma abbiamo spiegato che questi non son più tempi per una amministrazione comunale di fare investimenti di questo tipo e che non essendo degli immobiliaristi non avevamo neanche idea di chi potesse aiutarli». Durante quell’incontro i rappresentanti della Banca d’Italia non hanno fatto alcun riferimento all’occupazione abusiva che anni fa aveva toccato l’immobile, che si presta con i suoi 20 appartamenti (dove vivevano i dipendenti) ad essere oggetto del desiderio delle numerose famiglie in attesa di una casa popolare. Un tentativo di occupazione abusiva avvenne nel dicembre del 2016, poi gli occupanti furono fatti sfollare dalle forze dell’ordine.
L’edifico è ormai da anni in stato di abbandono e per molti residenti è una specie di “schiaffo alla miseria” a chi è senza casa, senza contare che potrebbe essere una parziale soluzione alla fame di parcheggi in centro. Il maxi immobile di piazza Garibaldi è dotato non soltanto di una quarantina di appartamenti, che sono vuoti da anni, ma anche un grande parcheggio da 40 posti auto con rampe di accesso a forma elicoidale. Il che, in quella zona del centro è davvero una cosa appetibile.
L’edificio è relativamente nuovo: fu realizzato nel 1968 quando la Banca d’Italia decise di trasferirsi dal vecchio palazzo di piazza Mercurio, per carenza di spazi; per alcuni anni davanti all’ingresso della nuova sede rimasero le famose gabbie contenenti due aquile, simbolo di maestosità, potere e anche sfarzo di Bankitalia, poi trasferite al rifugio di Pian della Fioba. L’esterno fu la rappresentazione di mazzette di banconote impilate e monete, un esterno che anche l’attuale Regolamento Urbanistico ha voluto rimanesse intatto. Il Ru, infatti, non solo conferma le destinazioni d’uso presenti all’interno dell’edificio, residenziale, commerciale e direzionale, ma pone anche un vincolo architettonico sulla facciata esterna, considerata da oggi in poi un “bene architettonico”, quindi intoccabile.
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