Il Tirreno

CAVA ROCCHETTA  

Marmo, Rifondazione stuzzica il Comune: «Verificare violazioni alla coltivazione»

MASSA. Sul sopralluogo effettuato nei giorni scorsi dall’Arpat alla Cava Rocchetta, e sui relativi provvedimenti, interviene il Partito di rifondazione comunista: «Le sorgenti del Cartaro sono lì a...

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MASSA. Sul sopralluogo effettuato nei giorni scorsi dall’Arpat alla Cava Rocchetta, e sui relativi provvedimenti, interviene il Partito di rifondazione comunista: «Le sorgenti del Cartaro sono lì a poche centinaia di metri e quello che succede in cava, la gestione dei piazzali e dei rifiuti, rappresenta un pericolo oggettivo per l'acqua che disseta gran parte dei massesi. Le foto allegate al verbale Arpat non lasciano possibilità di dubbio. Non solo. Violazioni delle prescrizioni al piano di coltivazione».

«Il sindaco - prosegue la nota - ha già emesso ordinanza di pulizia, come impone l'art 192 del testo unico ambientale. L'art 2 dello statuto del Comune di Massa dice di riconoscere al territorio nelle sue peculiarità naturalistiche e ambientali il tratto qualificativo di bene comune. All'art 12 dello stesso statuto si riconosce che l'acqua è un bene essenziale alla vita, un bene comune e diritto universale e costituisce una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà, equità e tutela».

«Se violazione al piano di coltivazione c'è stata - si legge ancora nell’intervento - come tale va considerata e come tale, giuridicamente, va trattata. Non solo. Occorre porre una domanda: in una scala da uno a dieci quanto vale la tutela delle acque (della sorgente del Cartaro in particolare) e quanto siamo disposti a sacrificarla per altri fini ?».

Va avanti Rifondazione: «Se si getta lo sguardo oltre l'ostacolo si può dare una risposta che non può che essere di parte, qualunque parte sia. Poi ne seguiranno provvedimenti amministrativi che saranno una conseguenza di tutto questo, provvedimenti che non solo nell'immediato ma anche e soprattutto nel futuro porranno la tutela dell'acqua potabile davanti a tutto. La procura giustamente si è lamentata di non avere visto in questo settore, quello lapideo, il sostegno che ha avuto in altri ambiti, le accuse sono state forti, precise, dirette. Oggi però per la procura sono finiti alibi ed equilibrismi. Decine sono le denunce per reati ambientali in cava, ma di questi non si sa ancora niente».

«Le carte ci sono, i documenti in mano alla procura sui reati ambientali e su altre vicende recentemente accadute sembrano non lasciare dubbi. In una terra che si è vista stuprata dalla chimica d'assalto - si conclude il comunicato - da rifiuti sparsi sul territorio, da una cementificazione che ha posto gli interessi di pochi davanti a quelli collettivi, ci aspettiamo che il procuratore intervenga».

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di Redazione web