Il Tirreno

«Istigò un corteo non autorizzato». Condannata a un mese

di Libero Red Dolce
Un presidio di solidarietà per la De Angeli
◗
Un presidio di solidarietà per la De Angeli

Massa-Carrara, arrivata la sentenza per il caso di Gina De Angeli  e la manifestazione delle lavoratrici Dusmann nel 2013

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Condannata a un mese di carcere, una sanzione amministrativa e al pagamento delle spese processuali per aver “istigato le lavoratrici a recarsi in corteo in Comune a Carrara per parlare col sindaco”. È arrivata la sentenza per l’infermiera e attivista carrarese Gina De Angeli, alla quale è stata contestata con decreto penale, di aver sostenuto la vertenza contro la riduzione del personale delle pulizie dipendenti della multinazionale Dussman Servizi. La pena è sospesa.

Adesso gli avvocati della difesa aspettano la pubblicazione delle motivazioni della sentenza, per poi probabilmente presentare ricorso in appello. Una decisione che però verrà valutata soltanto quando le motivazioni saranno nella disponibilità dei legali.

«Secondo il tribunale c’è stato il reato – commenta amara De Angeli, che in passato aveva parlato di atto politico riferendosi a questo processo – io avrei sobillato le donne, ho preso il microfono e ho fatto fare una manifestazione non autorizzata». C’è grande delusione, perché come già aveva detto quando le fu contestato il suo comportamento, «io ero in piazza in segno di solidarietà delle lavoratrici. E loro hanno deciso di andare a parlare con il sindaco. Io le ho seguite. Non le ho incitate. E soprattutto ogni volta che un gruppo di persone vuole andare a parlare con il sindaco deve chiedere il permesso alla questura?».

Ad attendere la sentenza fuori dal tribunale c’è un drappello di attivisti e compagni di Gina, circa una trentina. Un presidio di solidarietà con lo slogan: “Le lotte non si processano”. Ed è stata grande la delusione quando la sentenza è stata emessa. Il tribunale ha ritenuto che le lotte si possono processare. E condannare, se i cortei non sono autorizzati.

l caso risale al 10 giugno del 2013. Le lavoratrici si riuniscono davanti all’ospedale di Carrara per un presidio di protesta promosso dai sindacati. È presente anche il collettivo Sos (Salute organizzazione sanità) del quale fa parte Gina De Angeli. Che protesta, come tutti gli altri. Ma per lei arriva la condanna.

Gina aveva partecipato al presidio di protesta delle lavoratrici della Dussmann, le quali protestavano contro la riduzione del personale, e dunque anche delle ore di pulizia dell’ospedale e dei distretti sanitari.« Lo avevo fatto in segno di solidarietà, contro una gestione del comparto sanitario sempre più privatistica, manageriale e che non ha al centro del suo progetto i pazienti e i lavoratori, ma soltanto una logica di profitto», spiega De Angeli dopo la sentenza.

Adesso però la pasionaria delle sale operatorie non ha intenzione di mollare. «Nei prossimi giorni organizzeremo qualcosa, vogliamo fare sentire la nostra voce. Valuterò con i miei avvocati se fare appello alla sentenza del tribunale di Massa, ma quello che è sicuro è che questa condanna non deve fermare la battaglia per una sanità che difenda davvero diritti inviolabili come la vita e la salute, senza subordinarli a nessuna forma di repressione».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa