Sicurezza
Il padre di De Angeli «Mio figlio si è difeso, orgoglioso di lui»
di Libero Red Dolce
Resta in cella l’ex ciclista che ha fatto fuoco contro El Gazi L’avvocato: dice di aver sparato a terra dopo averlo disarmato
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MASSA. C’è da dissolvere la nebbia sull’arma utilizzata mercoledì mattina da Luca De Angeli, l’ex ciclista professionista che ha sparato ad Adil El Gazi durante una discussione per l’utilizzo di un parcheggio auto. A chi appartiene? La pistola di sicuro c’era, ha sparato, tanto che uno dei colpi ha colpito El Gazi alla schiena ed è stato rimosso con un intervento chirurgico all’ospedale Noa. Ma ancora non si sa di chi fosse e come sia finita in mano a De Angeli. Saranno le indagini dei carabinieri, tutt’ora in corso, a cercare di squarciare il velo su questo e altri particolari rimasti misteriosi.
Chi non ha dubbi sull’innocenza dell’ex ciclista professionista De Angeli è il padre, Pietro De Angeli. È intervenuto anche lui durante lo scontro, «per dividerli», sostiene, e la sua tesi è chiara e netta: «È stata legittima difesa».
«Mio figlio si è difeso e sono orgoglioso di quello che ha fatto. Ha tutelato la sua famiglia e i vicini contro un personaggio che da quando è arrivato ha creato soltanto problemi. Lo ha anche minacciato e a quel punto è partita l’adrenalina. L’altro gli ha detto: “Vi riempio di piombo e vi taglio la gola”. A mio figlio è scattata l’adrenalina, ma non è un delinquente». È un fiume in piena Pietro De Angeli, parla del figlio e lo definisce «un vero uomo, non uno che scappa o fa le rapine. Sono venuti a bussare alla porta sbagliata».
Riguardo al suo ruolo durante la sparatoria ricostruisce così gli eventi: «C’era stata una discussione per il parcheggio, noi non avevamo dato l’autorizzazione a utilizzarlo.L’agenzia ha combinato un casino. Mio figlio comunque gli ha spiegato che non poteva utilizzare quel posto e lui lo ha aggredito. È un personaggio poco raccomandabile. Poi li ha minacciati e io sono arrivato per separarli. Lui è scappato e dopo dieci minuti è tornato con i rinforzi, erano in tre. Io ho visto qualcosa che luccicava nella sua mano: un coltello, una pistola o un pugnale, non saprei dire». Questo è il momento in cui un’arma appare per la prima volta nel racconto. E De Angeli, seppur senza specificare, la colloca in mano a El Gazi. «Una cosa luccicante», ripete.
Nel resoconto di Pietro De Angeli è dunque la famiglia di suo figlio Luca quella minacciata dall’atteggiamento di El Gazi. «Gli abbiamo affittato casa sabato e subito abbiamo capito che c’era qualcosa che non andava. Luca si è messo in agitazione perché ha visto che c’era gente che andava e veniva di sera, un giro strano. Facevano come gli pareva».
La vittima della situazione per De Angeli è il figlio, non il contrario. «Di mezzo c’erano i suoi figli, che vivono nello stesso condominio. E la moglie e la sorella che sono dovute andare via da lì, perché avevano paura. Luca ha difeso loro e anche i vicini dall’atteggiamento di queste persone. E ora mi tocca vederlo sbattuto sui giornali come se fosse Totò Riina», si rammarica.
Luca De Angeli, che è ancora in carcere, è difeso dagli avvocati Giorgio Nicoletti del foro di Viareggio ed Enzo Frediani di Massa. Ora bisognerà vedere se sarà disposta la convalida o se invece si opterà per la direttissima. Decisione che dovrebbe essere presa oggi.
«Per la direttissima non mi sembra ci siano le condizioni – spiega l’avvocato Nicoletti che ha parlato con il suo assistito – De Angeli dice che la pistola l’aveva l’altro e che lui lo ha disarmato con un colpo di karate e poi ha sparato a terra per scaricarla. La ferita che El Gazi aveva al volto era dovuta a un pugno dopo la colluttazione con De Angeli, non a un colpo di pistola. Peraltro pare che l’arma abbia la matricola abrasa. Si dovranno fare i rilievi sulla pistola, verificare le impronte digitali. Per questo non mi pare che ci siano le condizioni per la direttissima. Ora aspettiamo che il pubblico ministero, il dottore Alberto Dello Iacono, formuli i capi d’imputazione che al momento non conosciamo».
Chi non ha dubbi sull’innocenza dell’ex ciclista professionista De Angeli è il padre, Pietro De Angeli. È intervenuto anche lui durante lo scontro, «per dividerli», sostiene, e la sua tesi è chiara e netta: «È stata legittima difesa».
«Mio figlio si è difeso e sono orgoglioso di quello che ha fatto. Ha tutelato la sua famiglia e i vicini contro un personaggio che da quando è arrivato ha creato soltanto problemi. Lo ha anche minacciato e a quel punto è partita l’adrenalina. L’altro gli ha detto: “Vi riempio di piombo e vi taglio la gola”. A mio figlio è scattata l’adrenalina, ma non è un delinquente». È un fiume in piena Pietro De Angeli, parla del figlio e lo definisce «un vero uomo, non uno che scappa o fa le rapine. Sono venuti a bussare alla porta sbagliata».
Riguardo al suo ruolo durante la sparatoria ricostruisce così gli eventi: «C’era stata una discussione per il parcheggio, noi non avevamo dato l’autorizzazione a utilizzarlo.L’agenzia ha combinato un casino. Mio figlio comunque gli ha spiegato che non poteva utilizzare quel posto e lui lo ha aggredito. È un personaggio poco raccomandabile. Poi li ha minacciati e io sono arrivato per separarli. Lui è scappato e dopo dieci minuti è tornato con i rinforzi, erano in tre. Io ho visto qualcosa che luccicava nella sua mano: un coltello, una pistola o un pugnale, non saprei dire». Questo è il momento in cui un’arma appare per la prima volta nel racconto. E De Angeli, seppur senza specificare, la colloca in mano a El Gazi. «Una cosa luccicante», ripete.
Nel resoconto di Pietro De Angeli è dunque la famiglia di suo figlio Luca quella minacciata dall’atteggiamento di El Gazi. «Gli abbiamo affittato casa sabato e subito abbiamo capito che c’era qualcosa che non andava. Luca si è messo in agitazione perché ha visto che c’era gente che andava e veniva di sera, un giro strano. Facevano come gli pareva».
La vittima della situazione per De Angeli è il figlio, non il contrario. «Di mezzo c’erano i suoi figli, che vivono nello stesso condominio. E la moglie e la sorella che sono dovute andare via da lì, perché avevano paura. Luca ha difeso loro e anche i vicini dall’atteggiamento di queste persone. E ora mi tocca vederlo sbattuto sui giornali come se fosse Totò Riina», si rammarica.
Luca De Angeli, che è ancora in carcere, è difeso dagli avvocati Giorgio Nicoletti del foro di Viareggio ed Enzo Frediani di Massa. Ora bisognerà vedere se sarà disposta la convalida o se invece si opterà per la direttissima. Decisione che dovrebbe essere presa oggi.
«Per la direttissima non mi sembra ci siano le condizioni – spiega l’avvocato Nicoletti che ha parlato con il suo assistito – De Angeli dice che la pistola l’aveva l’altro e che lui lo ha disarmato con un colpo di karate e poi ha sparato a terra per scaricarla. La ferita che El Gazi aveva al volto era dovuta a un pugno dopo la colluttazione con De Angeli, non a un colpo di pistola. Peraltro pare che l’arma abbia la matricola abrasa. Si dovranno fare i rilievi sulla pistola, verificare le impronte digitali. Per questo non mi pare che ci siano le condizioni per la direttissima. Ora aspettiamo che il pubblico ministero, il dottore Alberto Dello Iacono, formuli i capi d’imputazione che al momento non conosciamo».
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