Sicurezza
Carrara, ex Rumianca giù il capannone “della paura”
Era un residuo dell’industria più inquinante. De Pasquale: già possibili insediamenti
CARRARA. Di quel grosso fabbricato marrone di via Provinciale Avenza-Massa, per non dire nulla. Negli scorsi giorni sono infatti terminati i lavori di demolizione della struttura dell'area Syndial. L’abbattimento della struttura ha cambiato il paesaggio, evidenziando ancor di più l'estensione dell'area (di proprietà di Syndial Spa, grupp Eni): 17 ettari, 170 mila metri quadrati circa, sotto Carrara, collegata con Massa, nel cuore della zona industriale apuana e a 3 chilometri circa dal porto di Marina. Una posizione strategica, che rende appetibile quell’area. Che però è ancora in buona parte da bonificare.
Ma con la demolizione di quel lugubre capannone, soprattutto, cade un simbolo, un simbolo di quell'industria chimica che nella seconda parte del secolo scorso ha dato lavoro a migliaia di operai e riempito di veleni l’aria e il terreno apuani.
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In principio fu, appunto, Rumianca: siamo nel 1940 quando l'azienda «comprendeva – si legge da una nota di Arpat datata marzo 2017 – impianti per la produzione di acido formico, arsenico metallico, anidride arseniosa, arseniato di piombo, anticrittogamici a base di rame, terre decoloranti, prodotti dell'elettrolisi del cloruro di sodio». Due anni prima, nel 1938, fu il regime fascista, considerata la situazione economica del territorio, a istituire quella che oggi conosciamo come Zona Industriale, a cavallo tra Carrara e Massa. Oltre 40 stabilimenti attivi, tra cui, appunto la Rumianca, a Carrara, con 1200 operai circa (dati Arpat), in un'area dalla superficie attorno ai 17 ettari. Nel 1960 «vi fu una riconversione dello stabilimento ed entrarono in funzione impianti di produzione sintetica di fitofarmaci (antiparassitari, diserbanti, insetticidi); mentre, dopo il 1980, « la produzione si basava essenzialmente su lavorazioni dei composti
con acquisto all'esterno dei principi attivi; lo standard qualitativo degli impianti era tuttavia molto basso». Una storia che parte nel 1940 e non ancora finita. Nel mezzo ci sono i cambi del nome, da Rumianca, Anic Agricoltura e, nell'ultimo periodo, Enichem. E' il 12 marzo 1984, invece, la data dell'incidente in quella fabbrica chimica che verrà chiusa e che al tempo contava 300 operai (dati Arpat). La bonifica. Dall'estate 1984 parte un'altra storia, non certamente meno lunga, quella della bonifica dei terreni e della falda dell'area. Una storia che oggi, a demolizione del fabbricato compiuta, compie circa 33 anni e non sembrerebbe affatto conclusa.
Nel frattempo, l'anno scorso, il Ministero dell'Ambiente ha tolto i vincoli (per gli obblighi di bonifica) a 7 ettari sui 17 totali. Arriviamo dunque a settembre di quest'anno, al via dei lavori di demolizione, e all'incontro tra Syndial Spa e la nuova amministrazione di Carrara di fine mese scorso. Per la bonifica si procederà per lotti, fanno sapere dall'amministrazione, per far sì che il progetto di re-industrializzazione possa almeno iniziare in quelli non inquinati.
«Dal 1984 – dice il sindaco Francesco De Pasquale – soltanto oggi assistiamo alla demolizione. Siamo stati colpiti favorevolmente dal fatto che il progetto possa andare avanti per lotti, perché non tutta l'area è inquinata nello stesso modo. Ci hanno presentato una parcellizzazione, diciamo, in cui si evidenziano parti più e meno inquinate. Un primo lotto è per esempio esente da necessità di bonifiche, un'area ampia già utilizzabile per aziende. La città ha bisogno di aree per l'industrializzazione. Siamo contenti se aziende si insediano da noi, ma aziende che rispettano l'ambiente: la priorità è il rispetto dell'ambiente, successivamente i posti di lavoro, la salvaguardia dell'ambiente e la salute sono prioritarie».
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