Sicurezza
ARMI Sí ARMI NO
Boni rievoca l’omicidio del ladro «Confesso, sparerei ancora»
di Fabrizio Palagi
FOSDINOVO. Il caso dell'avvocato di Latina che domenica scorsa ha ucciso a colpi di pistola uno dei tre ladri che si erano introdotti nell'abitazione del padre, ha riportato alle cronache quello...
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FOSDINOVO. Il caso dell'avvocato di Latina che domenica scorsa ha ucciso a colpi di pistola uno dei tre ladri che si erano introdotti nell'abitazione del padre, ha riportato alle cronache quello avvenuto nel 1994 a Caniparola dove, il commerciante Maurizio Boni, all'epoca 45enne, sparò, uccidendolo, a un 28enne giostraio che assieme a un complice si stava introducendo nella sua casa. Maurizio Boni è stato ieri pomeriggio ospite della "Vita in diretta" su Raiuno, nello spazio appunto dedicato ai fatti di Latina che hanno riacceso l'accanito dibattito sui termini della legittima difesa, argomento che sta dividendo le opinioni dei cittadini e delle forze politiche, in base sull'uso o meno delle armi. «Non gioisco dei miei atti di allora, ma rifarei ciò che ho compiuto la sera in cui uccisi un ladro che, assieme a un complice, era penetrato in casa mentre stavo cenando con mia moglie e la nostra giovanissima figlia. Non rinnego quanto fatto e neppure ne sono orgoglioso - ha esordito Boni incalzato dal conduttore della trasmissione - non mi ritengo un giustiziere, ma allo stesso tempo non ho rimorsi. Agii d'istinto dato che quella era la ottava volta che ignoti penetravano nella nostra casa». Frasi che tra gli altri ospiti in studio hanno scatenato un acceso scambio di vedute. Tra i vari interventi e servizi collaterali trasmessi durante la diretta Rai, Boni ha sempre ribadito che «in simili situazioni si agisce d'istinto, non per salvare casa e soldi, ma per difendere l'intimità violata delle nostre vite. Non si può immaginare cosa può succedere quando ti entrano in casa degli sconosciuti; magari potevo morire io, oppure poteva finire con uno stupro. Le forze dell'ordine fanno quanto possibile ma sono poche. Circa un mese fa abbiamo avuto un altro tentativo di furto in casa: ho telefonato per chiedere aiuto ma la pattuglia è arrivata dopo oltre un'ora, dicendomi che per questioni di competenza territoriale, la mia chiamata è rimbalzata tra i centralini di Genova, Massa e Carrara». Armi sì, armi no, dunque, il filo conduttore della puntata della "Vita in diretta" che si è dilungata sui vari aspetti della questione, con Boni messo a confronto, tra l'altro, con un altro commerciante che, pur armato di pistola, non l'ha estratta durante l'aggressione subita da due sconosciuti, dichiarandosi «soddisfatto di quella scelta: meglio prendere botte che spezzare una vita». Maurizio Boni, 68enne negoziante di Caniparola, la sera del 9 marzo 1994, uccise con un colpo di pistola uno dei due giovani fratelli che stavano introducendosi nella sua casa. In quella occasione morì un 28enne, giostraio come il fratello, di 6 anni più giovane. Boni si trovò davanti a una situazione inaspettata e reagì sparando con una pistola regolarmente denunciata. Nel dicembre dello stesso anno, Boni venne condannato per omicidio colposo a quattro anni e mezzo di carcere, uno dei quali in reclusione totale, una parte in regime di semi libertà e il resto in affidamento ai servizi sociali, permettendogli così di lavorare nel suo negozio. In seguito, Boni ha affidato il racconto della sua esperienza a un libro "Il rimorso di non avere rimorso" edito da Lineadaria, così commentandolo: «Ogni volta che apprendo notizie simili alla mia esperienza - dice il commerciante - rivivo quel giorno di inizio primavera di 23 anni fa quando, trovandomi di fronte a due sconosciuti penetrati nella mia abitazione, la mia vita cambiò, La mia solidarietà alle persone la cui famiglia, come la mia, è stata stuprata della sicurezza di casa propria. Una violenza che solo chi la prova può capire».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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