Il dolore
i volontari del magra
«E ora si trovino i responsabili»
di Fabrizio Palagi
BOCCA DI MAGRA. Il 25 ottobre del 2011, una devastante alluvione travolse ponti e argini lungo l'intero corso del Magra, da Pontremoli alla foce.Successivamente a tale tragico evento che causò...
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BOCCA DI MAGRA. Il 25 ottobre del 2011, una devastante alluvione travolse ponti e argini lungo l'intero corso del Magra, da Pontremoli alla foce.
Successivamente a tale tragico evento che causò distruzione e morte anche nei vicini territori delle Cinque Terre e della Val di Vara, parecchi comitati di cittadini si formarono, anche nell'intento di ottenere risarcimenti, ma principalmente di salvaguardare l'ambiente e quindi il futuro delle popolazioni le cui case si ergono in prossimità di corsi d'acqua.
Tra i comitati via via fondati, quello dei "Volontari del Magra" dallo scorso anno diventato Associazione, con sede nella Piana di Ameglia. Il comitato, chiamato a testimonianza delle parti lese al processo per le terribili alluvioni del 2011 che causarono tragedie a Borghetto Vara, Monterosso e Vernazza, oltre che per la caduta del ponte della Colombiera, aveva sporto denuncia alla Procura spezzina, allegando la raccomandata inoltrata all'allora ministro dell'ambiente, Corrado Clini e a vari Enti (Regione Liguria, Provincia della Spezia e Autorità di Bacino) in cui annunciava un disastro dovuto al sovralluvionamento della foce del Magra. Luca Ghirlanda, presidente dell'associazione "I volontari del Magra", in occasione della recente prima udienza del processo (poi rinviato al prossimo 26 ottobre) "per un possibile allargamento degli indagati" dice: «Dopo anni di denunce, speriamo vivamente che venga fatta giustizia su chi ha trascurato lo stato del territorio nonostante le grida di allarme degli esperti che avevano annunciato i disastri. Le famiglie delle vittime hanno il diritto di ottenere giustizia».
«Abbiamo subìto 5 alluvioni devastanti dal 2009 al 2011 - aggiunge Ghirlanda - nella totale inerzia degli Enti e dopo centinaia di denunce. Finalmente gli alluvionati hanno la possibilità di ottenere giustizia verso istituzioni che in quegli anni non hanno pensato alle opere di protezione e salvaguarda dei cittadini in caso di esondazioni e alluvioni; era ben noto infatti, da anni, che la foce del Magra e il suo corso erano sovralluvionati e che, a causa di arginature che stavano nascendo in quegli anni, che avrebbero accelerato le acque nella corsa verso il mare, riversandole alla foce dove gli argini non erano ancora costruiti. Un disastro annunciato. L'ingegner Giovanni Iannelli, professore emerito di costruzioni idrauliche presso l'università di Pavia, aveva infatti previsto molti anni prima questo disastro, con il possibile crollo del ponte della Colombiera, rivolgendosi al Comune di Ameglia nonché a Provincia e Regioni Liguria e Toscana, senza ottenere riscontro. Lo stesso Iannelli, pochi mesi prima del crollo del ponte, aveva ribadito l'aggravarsi della situazione alla foce del fiume e aveva scritto anche al ministro Clini. Ed è proprio questa ultima lettera che noi, Volontari del Magra, abbiamo voluto mettere all'attenzione della Procura ed è su questa denuncia che i magistrati hanno deciso di coinvolgerci come testimoni per accertare i fatti e per fare luce sulle eventuali responsabilità. Ormai non ci contavamo più e invece ora si vuole far luce su quei terribili anni, aprendo un capitolo della giustizia». «Non so come andrà a finire - prosegue Ghirlanda - ma di certo ci auguriamo che giustizia sia fatta, soprattutto per le tante famiglie che abbiamo incontrato in aula e che sono ancora ferite dalla perdita dei propri cari, come quell'anziano signore che in Val di Vara ha perso moglie e figlia». «La prima udienza - aggiunge Antonello Andreani, vice presidente dell'associazione - è stata rinviata al 26 ottobre, in quanto potrebbe essere deciso di estendere la lista dei chiamati in causa, anche a persone sinora non coinvolte. Credo che sia il primo passo verso la ricerca della verità. Immaginiamo che il processo sarà lungo e durerà anni, ma speriamo davvero che per una volta si riesca a capire se e chi sono i responsabili della cattiva gestione del territorio. Quegli anni servano da riflessione anche per il presente perché nessuno dimentichi più l'importanza della pulizia dell'alveo e dei dragaggi del sovralluvionamento. Da analisi eseguite, infatti, sono ancora milioni i metri cubi di inerti di sovralluvionamento giacenti lungo il corso del Magra, perciò dobbiamo trovare, tutti, il modo per operare con costanza ed efficienza».
Successivamente a tale tragico evento che causò distruzione e morte anche nei vicini territori delle Cinque Terre e della Val di Vara, parecchi comitati di cittadini si formarono, anche nell'intento di ottenere risarcimenti, ma principalmente di salvaguardare l'ambiente e quindi il futuro delle popolazioni le cui case si ergono in prossimità di corsi d'acqua.
Tra i comitati via via fondati, quello dei "Volontari del Magra" dallo scorso anno diventato Associazione, con sede nella Piana di Ameglia. Il comitato, chiamato a testimonianza delle parti lese al processo per le terribili alluvioni del 2011 che causarono tragedie a Borghetto Vara, Monterosso e Vernazza, oltre che per la caduta del ponte della Colombiera, aveva sporto denuncia alla Procura spezzina, allegando la raccomandata inoltrata all'allora ministro dell'ambiente, Corrado Clini e a vari Enti (Regione Liguria, Provincia della Spezia e Autorità di Bacino) in cui annunciava un disastro dovuto al sovralluvionamento della foce del Magra. Luca Ghirlanda, presidente dell'associazione "I volontari del Magra", in occasione della recente prima udienza del processo (poi rinviato al prossimo 26 ottobre) "per un possibile allargamento degli indagati" dice: «Dopo anni di denunce, speriamo vivamente che venga fatta giustizia su chi ha trascurato lo stato del territorio nonostante le grida di allarme degli esperti che avevano annunciato i disastri. Le famiglie delle vittime hanno il diritto di ottenere giustizia».
«Abbiamo subìto 5 alluvioni devastanti dal 2009 al 2011 - aggiunge Ghirlanda - nella totale inerzia degli Enti e dopo centinaia di denunce. Finalmente gli alluvionati hanno la possibilità di ottenere giustizia verso istituzioni che in quegli anni non hanno pensato alle opere di protezione e salvaguarda dei cittadini in caso di esondazioni e alluvioni; era ben noto infatti, da anni, che la foce del Magra e il suo corso erano sovralluvionati e che, a causa di arginature che stavano nascendo in quegli anni, che avrebbero accelerato le acque nella corsa verso il mare, riversandole alla foce dove gli argini non erano ancora costruiti. Un disastro annunciato. L'ingegner Giovanni Iannelli, professore emerito di costruzioni idrauliche presso l'università di Pavia, aveva infatti previsto molti anni prima questo disastro, con il possibile crollo del ponte della Colombiera, rivolgendosi al Comune di Ameglia nonché a Provincia e Regioni Liguria e Toscana, senza ottenere riscontro. Lo stesso Iannelli, pochi mesi prima del crollo del ponte, aveva ribadito l'aggravarsi della situazione alla foce del fiume e aveva scritto anche al ministro Clini. Ed è proprio questa ultima lettera che noi, Volontari del Magra, abbiamo voluto mettere all'attenzione della Procura ed è su questa denuncia che i magistrati hanno deciso di coinvolgerci come testimoni per accertare i fatti e per fare luce sulle eventuali responsabilità. Ormai non ci contavamo più e invece ora si vuole far luce su quei terribili anni, aprendo un capitolo della giustizia». «Non so come andrà a finire - prosegue Ghirlanda - ma di certo ci auguriamo che giustizia sia fatta, soprattutto per le tante famiglie che abbiamo incontrato in aula e che sono ancora ferite dalla perdita dei propri cari, come quell'anziano signore che in Val di Vara ha perso moglie e figlia». «La prima udienza - aggiunge Antonello Andreani, vice presidente dell'associazione - è stata rinviata al 26 ottobre, in quanto potrebbe essere deciso di estendere la lista dei chiamati in causa, anche a persone sinora non coinvolte. Credo che sia il primo passo verso la ricerca della verità. Immaginiamo che il processo sarà lungo e durerà anni, ma speriamo davvero che per una volta si riesca a capire se e chi sono i responsabili della cattiva gestione del territorio. Quegli anni servano da riflessione anche per il presente perché nessuno dimentichi più l'importanza della pulizia dell'alveo e dei dragaggi del sovralluvionamento. Da analisi eseguite, infatti, sono ancora milioni i metri cubi di inerti di sovralluvionamento giacenti lungo il corso del Magra, perciò dobbiamo trovare, tutti, il modo per operare con costanza ed efficienza».
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