Il dolore
«La fiera così è morta, posti di lavoro a rischio»
Parla l’ex sindaco Angelo Zubbani: sul futuro scelta miope e senza prospettiva. «Le aziende del settore sono importanti e vanno ascoltate, ma non subite»
CARRARA. «La fiera Marmotec così come è stata ripensata è morta. Non esiste più. Le inziative in programma sono quelle che avrebbero dovuto essere fatte nell’anno “di buco” della fiera del marmo. Non al suo posto».
Entra subito nel vivo Angelo Zubbani l’ultimo sindaco ad avere tagliato il nastro di quella che passerà alla storia come l’ultima edizione di Carrara Marmotec, la fiera del marmo, almeno come l’abbiamo vista fino allo scorso anno.
Zubbani come giudica le novità annunciate per la fiera del marmo?
«Parlerei di una scelta miope e senza prospettiva. L’equivoco di fondo è che qualcuno pensa che le vicende legare al marmo e a tutto ciò che gravita attorno a esso, debbano essere decise dai soli addetti ai lavori, pubblici o privati che siano. Niente di più sbagliato perché il marmo è il patrimonio identitario della città. Si è quindi deciso di smobilitare un asset come Marmotec con il solo coinvolgimento delle imprese, senza un confronto con le varie componenti politiche, sociali, economiche, culturali e sindacali che avevano titolo di far sentire la propria voce. E questo proprio perché Marmotec rappresentava un volano economico e sociale di tutto il territorio».
Lei stesso, comunque, da sindaco aveva parlato di rivedere il format di Marmotec.
«Certamente sì e non a caso nell’edizione del 2016 alcune novità erano state introdotte e giudicate allora positivamente dalle imprese e dai vertici di Imm. Tuttavia, anche se quest’ultima formula era da migliorare, il dovere era comunque di correggerla in forma partecipata, e invece si è preferito smobilitare frettolosamente ciò che esisteva da quasi quarant’anni, senza sapere esattamente dove andare».
In commissione, a palazzo civico, il presidente e il direttore di Imm hanno fatto riferimento all’assemblea di giugno a cui lei ha partecipato.
«L’assemblea di giugno si è tenuta, è bene ricordarlo, fra il primo e il secondo turno elettorale e aveva il delicato compito di approvare il bilancio consuntivo 2016, pur in perdita, dopo che la giunta regionale lo aveva inizialmente bocciato, per cui non era quello il momento per fare scelte strategiche che, oltretutto, sarebbero state poco rispettose nei confronti della nuova amministrazione. Comunque per sgombrare il campo da equivoci escludo che in quella sede, come nelle precedenti, sia stata affrontata o discussa una proposta come quella annunciata a Verona».
Allora scusi Zubbani, chi ha dato l’avvallo politico alla riforma della fiera?
«Di certo non la mia amministrazione visto che a Verona erano presenti assessori e consiglieri della attuale maggioranza. Inoltre, dalle dichiarazioni del sindaco De Pasquale traspare un evidente avvallo a questa decisione, con motivazioni che lasciano trasparire solo protervia e superficialità, parlando addirittura di una riconversione dei padiglioni fieristici in impianti sportivi».
Qual è il suo giudizio sulla annunciata nuova sinergia con Verona?
«Cominciamo col dire che io stesso, in accordo con i vertici di Imm attuali e precedenti, ho cercato di favorire le relazioni con Verona, sia con il sindaco di quella città che con i vertici di Marmomac. E questo con l’intento di creare sinergie che, con pari dignità, sfidassero i mercati globali». «Di certo - aggiunge - il mio obiettivo non è mai stato quello di arrivare e portare le ceneri di Marmotec a Verona con tanto di brindisi finale».
Ora si parla di fiera diffusa.
«Da ciò che è emerso fino a ora non si intravede un progetto alternativo ma solo vaghe e generiche idee che somigliano molto a quelle che si sono tenute o si dovevano tenere negli anni di vuoto di Marmotec. Non credo che la frammentazione di eventi e di attività accessorie possa portare le stesse ricadute della fiera, senza contare che con questa decisioni non si risanano i conti della società». «A meno che- sottolinea - non si voglia fare macelleria sociale con il personale, peraltro professionalmente qualificato».
Qual è stato secondo lei in questa partita il ruolo delle imprese?
«Non c’è dubbio che le imprese vadano ascoltate, ma non subite. Le aziende del territorio, unite a quelle del distretto lapideo, rappresentano un potenziale unico nel panorama italiano e, non a caso, sono blandite a Verona come altrove perché la loro presenza qualifica e porta immagine alle manifestazioni. Purtroppo quando si è giocato in casa non sempre ha prevalso l’unità di intenti e spesso Marmotec è stata per alcuni il bersaglio su cui sfogare il malcontento dovuto ai molteplici conflitti con l’amministrazione e i provvedimenti legislativi regionali. Non dimentichiamo che sono state le stesse imprese a portarci alla biennalizzazione e da quando leggo oggi il loro parere ha portato alla fine di Marmotec».
Quali sono i suoi rapporti oggi con il presidente e i vertici di CarraraFiere?
«Finché sono stato sindaco i rapporti sono stati collaborativi e riconosco che negli ultimi anni sono stati ottenuti risultati positivi sul contenimento dei costi e sullo sviluppo di alcune fiere storiche e più recenti. Tuttavia da giugno in poi non ho più intrattenuto rapporti, ma l’esperienza mi insegna che per chi è alla ricerca della fiducia da parte di chi ha vinto non è conveniente mantenere rapporti con chi c’era fino a ieri».
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