Il Tirreno

“Da Rocchino” dalle merende ai matrimoni

di ALDO ANTOLA
“Da Rocchino” dalle merende ai matrimoni

L’inizio negli Anni Cinquanta poi l’espansione Alla tradizione si uniscono feste a tema e balli

5 MINUTI DI LETTURA





“Da Rocchino”, da sempre è stato sinonimo di cucina genuina e casalinga, merende, vini di qualità e col tempo e l’inserimento delle nuove generazioni è diventato ristorante moderno ed elegante, senza tralasciare mai le sue origini ed i suoi piatti tradizionali e la cultura degli ambienti anni Cinquanta. Da Rocchino, nel viale della Repubblica zona Quercioli, siamo giunti alla terza generazione in campo, attiva, mentre la quarta, col piccolo Samuele di sei anni, per adesso si limità a intrufolarsi fra tavoli e cucina sempre sotto sorveglianza di una famiglia molto unita. A cominciare da nonni e bisnonni. Ma andiamo con ordine e prima di parlare della vita, dell’attività del gruppo Mazzi, vediamo la genesi della famiglia. Tutto inizia da Pietro Mazzi (84 anni) e Pasquina Aliboni (80) a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, con la giovanissima coppia che apre un piccolo locale, le famose “cantine con frasca”, nello stesso punto dove si trova ora il ristorante. Lo spazio è poco ma viene usato con concretezza. Dei figli della coppia è Luigi, classe 1966, che si inserisce da adolescente e continua l’attività, pochi anni dopo si unisce Delma Scali, prima fidanzata e poi sposa di Luigi e dopo le loro figlie Elisa, 24 anni e Chiara che sta raggiungendo i 18 anni. Ed ora, come già accennato c’è anche Samuele figlio di Elisa. Il gruppo è completo cosi.

Lo “stato maggiore” decide di delegare la piu giovane, Chiara a fare le pubbliche relazioni, a raccontare la storia. E comincia a parlare dell’inizio dell’attività dei nonni, poi quando si entra nel periodo dei primi cambi gli vengono dei dubbi, e con il consenso di tutti decide di ricorrere alla memoria della nonna Pasquina, che viene chiamata e lucidamente completa il racconto. «Abbiamo iniziato, come tanti in questi primi anni del dopoguerra, con la mescita e la vendita del vino, delle merende che intermezzavano lunghe parite a briscola e tressette, dei famosi “bicchieretti” accompagnati da acciughe, baccalà, trippa, anguille e piccioni, formaggi – dice sicura nonna Pasquina – ed era un successo, sempre pieno ed alla sera – e qui gli scappa una bella e sana risata – si vedevano molti “ometti” che avevano dimostrato di gradire molto il nostro vino, genuino e delle nostre vigne, uscire barcollando, con la “ciucca” ma contenti perché soddisfatti. Poi lo spazio cominciò ad essere stretto e verso il 1966 trasformammo la Cantina in Trattoria, dove iniziammo a curare tortelli, fritto misto e il resto. È in quel periodo che abbiamo cominciato a far da mangiare anche a mezzogiorno – e qui ci scappa un’altra risata spontanea – e quando richiesto anche di notte, ci siamo trovati a far la polenta a mezzanotte!». La chiacchierata si fa sempre più interessante sono le 15, il lavoro sta finendo e tutta la famiglia si raduna intorno. Sul passo successivo interviene Delma, la moglie di Luigi che ricorda meglio i cambiamenti del 1972. «In quel periodo abbiamo dovuto aggiungere una sala – dice Delma – per la maggior capienza, migliore comodità dei clienti e nostra nel lavorare. Ora è un bel ristorante. Miglioriamo anche nei piatti, aggiungiamo la cacciagione e la lepre e perfezioniamo la nostra famosa bistecca alla brace, che anche ora è la più richiesta. Poi in estate abbiamo cominciato, vedendo il gradimento dei clienti, a sfruttare anche lo spazio all’aperto che avevamo dietro, dove ora c’è la sala grande, e nella stagione calda si sa è il pesce che diventa il piatto principale e ci siamo specializzati nel cacciucco, nelle cozze ripiene e fritture». «Bisogna ricordare – riprende la vivacissima nonna Pasquina – che nel periodo di mezzo, quando il lavoro stava aumentando, la grossa mano che è arrivata da Luigi che pur giovanissimo già si dava da fare. Ha cominciato appena arrivava alla macchina del caffè, gli piaceva molto fare il caffè». Poi il passo definitivo è arrivato nel 1996 con la costruzione della sala grande che ha fatto raggiungere al ristorante la capacità degli attuali 120 posti. «Si, da quel periodo abbiamo cominciato anche a fare matrimoni – continua Delma mentre il marito Luigi acolta – e tutte le feste come compleanni, ricorrenze, lauree insomma lo spazio lo avevamo, la qualità c’era e di conseguenza i consensi dei clienti». Riprendono nel racconto prima Elisa e poi Chiara. «Quando ho cominciato ad interessarmi del ristorante ho portato delle novità, poi con Chiara abbiamo deciso di modernizzare ulteriormente il locale ed abbiamo pensato di suggerire al babbo la pizzeria, e dunque ci hanno accontentato costruendo il forno a legna e completando la produzione con la pizza, l’unica cosa che mancava soprattutto per i giovani. Ma non è finita – riprendono insieme Elisa e Chiara – perché in questi ultimi anni stiamo cercando di dare una ulteriore impronta al locale, con feste a tema, con balli, con novità in cucina ma cercando di mantenere le buone tradizioni. Non abbandoneremo mai, anzi, punteremo sempre di più su tortelli e carni alla brace mantenedo un certo legame col territorio che parla anche di pesce, siamo in una zona agricola ma anche di mare. In fondo è anche quello che ci chiedono soprattutto i turisti e quindi anche pesce fresco». Ma insomma, solo lavoro? «No – dicono le quattro donne in coro con una bella risata – abbiamo anche un artista, Luigi infatti disegna benissimo, e in questo suo disegno, che Chiara ci fa vedere, mostra una bella cantina col nonno Pietro Mazzi intento a infiascare il vino». Ci sono stati clienti importanti, famosi? «Sì certo – intervengono ancora nonna Pasquina e Delma – molti non li abbiamo riconosciuti subito ma comunque sicuramente ci sono stati Michele Santoro, Luca Giurato, i Fichi d’India quando stavano bene, Boldi con la famiglia in continuazione, e poi Achille Occhetto quando divenne segretario del partito in una visita alla sezione dei Quercioli». E sul futuro a cosa pensate? Altra allegra risata, anche perché nel frattempo si è intrufolato il piccolo e coccolato Samuele. «Il futuro è lui – dice la nonna Pasquina – stiamo aspettando che come suo nonno Luigi arrivi alla macchina del caffè, il suo primo lavoro sarà quello di fare i caffè e dopo potrà dirigere». Insomma una bella famigia, un bel gruppo dove i ricordi della tradizionale “frasca” alla porta della cantina per avvisare dell’arrivo del vino nuovo non saranno dimenticati ma accompagnati da tortelli e bistecche! Tema attuale di questo ottobre!.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa