Il Tirreno

Caffè, le macchinette saranno riparate nel carcere di Massa

di Benedetta Bianchi
Caffè, le macchinette saranno riparate nel carcere di Massa

Sette detenuti assunti da Supermatic, azienda di distributori. Ci sarà un’officina distaccata dentro la casa di reclusione

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MASSA. L’imprenditoria entra in carcere con la nuova attività di manutenzione e riparazione di macchine da caffè espresso per casa e distributori automatici. Protagonisti Supermatic, azienda che da oltre trent’anni opera nel settore della distribuzione, e la sua committente Nulise, che si dedica alle riparazioni: così sette detenuti della casa di reclusione di Massa sono stati assunti come operai metalmeccanici a seguito di un periodo di formazione professionale. E presto il numero salirà a dieci. Maria Martone direttrice del carcere, assieme ad Alberto Marzolo, amministratore delegato di Supermatic, a Roberto Saini di Nulise, ad Andrea Gavarrino comandante della polizia penitenziaria e all’educatrice Lucia Scaramuzzino, ha tagliato il nastro degli spazi concessi in comodato d’uso e destinati ad essere la nuova officina per la revisione delle macchine da caffè.

Presenti ieri mattina all'inaugurazione, tra gli altri, rappresentanti delle forze dell’ordine, il sindaco Alessandro Volpi, il presidente della provincia Gianni Lorenzetti, il vescovo Giovanni Santucci. Questo progetto si unisce alle molte attività già presenti all’interno del carcere apuano dove lavorano 116 detenuti su 200. I sette detenuti sono stati segnalati dalla direzione della casa di reclusione di Massa in base alla loro trattabilità ed idoneità ed assunti a seguito di un colloquio con i responsabili dell’azienda con contratto a tempo determinato, rinnovabile, con orario dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.30.

Per la dottoressa Martone «la rieducazione è la qualità principale di questa attività, ma c’è anche un aspetto di riqualificazione professionale; è un momento di crisi, ma non possiamo demordere perché l’elemento fondamentale della rieducazione è il lavoro e con questa attività produttiva mettiamo in campo tutti questi elementi. Il progetto – continua la direttrice - va a rafforzare un aspetto che è già un punto di forza, la caratteristica di questo istituto che è quella del lavoro interno, oltre ad essere testimonianza diretta che l’imprenditoria può entrare in carcere».

«Sono orgoglioso di avere sette colleghi detenuti che lavorano in carcere – ha dichiarato l’amministratore delegato di Supermatic – mai avrei pensato ad un’officina distaccata in una casa di reclusione, invece questa diventerà un vero e proprio polo per la revisione delle apparecchiature». Del resto anche il collega Saini ha sottolineato come «il lavoro l’attività del dipendente interno spesso superi quello di un lavoratore esterno perché la passione è diversa; è un bene che l’azienda abbia questa apertura». Dal sindaco Volpi sono arrivati i «complimenti a nome della città per il gran lavoro di squadra; il carcere è una risorsa del territorio, una vera e propria area produttiva». Questa è solo l’ultima, in ordine di tempo, delle attività lavorative che si svolgono all’interno della casa di reclusione massese che ha una percentuale di poco superiore al 60 per cento di detenuti lavoratori. La politica della direzione è chiara.

Gavorrino, agente penitenziario, ha voluto ribadire come per i reclusi «Il lavoro genera benessere, sicurezza perché permette di avere indipendenza economica e mandare qualche soldo alla famiglia, e speranza». Il carcere di Massa non è solo assistenza e un costo per la collettività, ma diventa produttivo, competitivo, investe, si autofinanzia e qualifica i propri utenti dal punto di vista professionale che sono poi gli obiettivi della direttrice Martone.

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