Sicurezza
Lavello, rimozione fanghi ma niente bonifica
di Luca Signorini
Massa, i lavori del Consorzio solo per la messa in sicurezza idraulica del fosso: «Per il 50% conclusi entro fine anno»
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MASSA. Giurano dal Consorzio di bonifica Toscana Nord: la prossima settimana l’appalto per i lavori al fosso Lavello, entro novembre la scelta della ditta, entro la fine dell’anno interventi conclusi per un 50%, i restanti nell’arco dei primi due mesi del 2018. Il milione di euro sul piatto (900.000 dalla Regione Toscana e 100.000 dallo stesso ente consortile) serviranno per la messa in sicurezza idraulica del torrente. Nessuna opera di bonifica della falda inquinata, nessun nuovo albero piantato. Lo ha chiarito il vicesindaco Uilian Berti a un certo punto dell’incontro pubblico che si è tenuto ieri nelle Stanze del Teatro Guglielmi: «Questo progetto ha l’ambizione di ricostruire il letto del fiume, eliminare gli strozzamenti e gli ostacoli al normale corso dell’acqua. Verrà garantita la sicurezza idraulica. Le altre questioni le affronteremo in un percorso diverso con la Regione».
Per la verità sala non molto affollata di cittadini, nonostante il tema Lavello sia da tempo al centro di denunce e proteste. La riunione è comunque servita per capire gli aspetti tecnici dei lavori imminenti, spiegati dall’ingegnere del Consorzio Maurizio Rocchi: si tratta in sostanza della rimozione dei sedimenti di fondo - vale a dire fanghi considerati rifiuti speciali non pericolosi - dalla foce fino a dove il Lavello scorre in affiancamento a via Dorsale (in tutto un bacino idraulico di 4 chilometri quadrati). Gli escavatori andranno a 20-25 centimetri di profondità, per raggiungere fino a 60 centimetri ma solo in alcuni punti («altrimenti c’è il rischio di cedimento dell’argine», ha sottolineato Rocchi). Interventi più mirati (con un diverso macchinario) all’altezza degli attraversamenti sul fosso, come il ponte di via Massa Avenza. Il fango aspirato dal fondo del Lavello verrà conferito in una discarica autorizzata (questo incide per un 60% sui costi complessivi), che sarà indicata dalla ditta che vincerà la gara d’appalto. Oltre allo scavo, il corso d’acqua sarà dunque risagomato.
«Quando si arriva a un risultato del genere, atteso da tempo immemore dai cittadini, due sono gli aspetti da considerare - ha detto il presidente del Consorzio Ismaele Ridolfi - da una parte il Lavello è considerato una priorità dalla Regione, dall’altra è adesso chiaro che se si lavora tutti insieme qualcosa di positivo si ottiene. Questo è l’unico finanziamento per la difesa del suolo concesso da Firenze nell’arco del 2016, su un progetto esecutivo presentato l’anno prima, ed è l’opera più imponente che verrà realizzata nel comprensorio di nostra competenza. Venti giorni fa è stato deliberato il contributo, e la settimana scorsa abbiamo convocato la Conferenza dei servizi per approvare il nostro cofinanziamento. Tempi secondo noi molto rapidi». Ha aggiunto Berti: «Questa è una tappa di un importante percorso per la messa in sicurezza del territorio e per la valorizzazione immobiliare». Presenti alla riunione anche il sindaco Alessandro Volpi e il consigliere regionale Giacomo Bugliani.
Negli interventi dei cittadini le preoccupazioni che si trascinano da tempo. Dalla convinzione che l’opera sia superficiale vista la profondità dell’escavazione (25 cm), espressa da Ivo Zaccagna, alla richiesta di Bruno Giampaoli (Italia Nostra) di riqualificare l’area oggi «squallida e poco vivibile». Poi l’appunto di Nicola Cavazzuti, presidente della commissione consiliare Ambiente, sulla necessità «di tenere conto la movimentazione dei fanghi possa portare a galla il materiale inquinato sedimentato da anni sulla falda acquifera». Ma questa è una messa in sicurezza, non una bonifica.
Per la verità sala non molto affollata di cittadini, nonostante il tema Lavello sia da tempo al centro di denunce e proteste. La riunione è comunque servita per capire gli aspetti tecnici dei lavori imminenti, spiegati dall’ingegnere del Consorzio Maurizio Rocchi: si tratta in sostanza della rimozione dei sedimenti di fondo - vale a dire fanghi considerati rifiuti speciali non pericolosi - dalla foce fino a dove il Lavello scorre in affiancamento a via Dorsale (in tutto un bacino idraulico di 4 chilometri quadrati). Gli escavatori andranno a 20-25 centimetri di profondità, per raggiungere fino a 60 centimetri ma solo in alcuni punti («altrimenti c’è il rischio di cedimento dell’argine», ha sottolineato Rocchi). Interventi più mirati (con un diverso macchinario) all’altezza degli attraversamenti sul fosso, come il ponte di via Massa Avenza. Il fango aspirato dal fondo del Lavello verrà conferito in una discarica autorizzata (questo incide per un 60% sui costi complessivi), che sarà indicata dalla ditta che vincerà la gara d’appalto. Oltre allo scavo, il corso d’acqua sarà dunque risagomato.
«Quando si arriva a un risultato del genere, atteso da tempo immemore dai cittadini, due sono gli aspetti da considerare - ha detto il presidente del Consorzio Ismaele Ridolfi - da una parte il Lavello è considerato una priorità dalla Regione, dall’altra è adesso chiaro che se si lavora tutti insieme qualcosa di positivo si ottiene. Questo è l’unico finanziamento per la difesa del suolo concesso da Firenze nell’arco del 2016, su un progetto esecutivo presentato l’anno prima, ed è l’opera più imponente che verrà realizzata nel comprensorio di nostra competenza. Venti giorni fa è stato deliberato il contributo, e la settimana scorsa abbiamo convocato la Conferenza dei servizi per approvare il nostro cofinanziamento. Tempi secondo noi molto rapidi». Ha aggiunto Berti: «Questa è una tappa di un importante percorso per la messa in sicurezza del territorio e per la valorizzazione immobiliare». Presenti alla riunione anche il sindaco Alessandro Volpi e il consigliere regionale Giacomo Bugliani.
Negli interventi dei cittadini le preoccupazioni che si trascinano da tempo. Dalla convinzione che l’opera sia superficiale vista la profondità dell’escavazione (25 cm), espressa da Ivo Zaccagna, alla richiesta di Bruno Giampaoli (Italia Nostra) di riqualificare l’area oggi «squallida e poco vivibile». Poi l’appunto di Nicola Cavazzuti, presidente della commissione consiliare Ambiente, sulla necessità «di tenere conto la movimentazione dei fanghi possa portare a galla il materiale inquinato sedimentato da anni sulla falda acquifera». Ma questa è una messa in sicurezza, non una bonifica.
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