Il Tirreno

Bruciò auto e moto e minacciò i parenti Fermato a Sarzana

di Libero Red Dolce
Bruciò auto e moto e minacciò i parenti Fermato a Sarzana

La famiglia voleva aiutarlo, era dipendente dalla droga Introvabile per giorni, aveva persino cambiato pettinatura 

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FOSDINOVO. La scena va immaginata dall’alto, come uno di quei video di inseguimenti di auto negli Usa visti dall’elicottero. Da Fosdinovo a Sarzana Marco Ramaglini tampina l’auto della zia che gli scappa: la sperona, cerca di costringerla a fermarsi, imbocca rotonde contromano per anticiparla. La donna resiste e riesce a trovare riparo nella caserma dei carabinieri di Sarzana. Ramaglini sparisce, ma da quel giorno gli investigatori gli staranno addosso fino a scovarlo.

Succede il 16 settembre. Due settimane difficili, senza riposo, per i carabinieri della compagnia di Carrara e della stazione di Fosdinovo che indagano sul caso. Quel tremendo inseguimento che ha terrorizzato la zia non è che la punta di un iceberg che emerge ora dopo ora durante le indagini. Un blocco gelido fatto di appostamenti, minacce, violenza fisica. E l’incendio di tre mezzi.

Già perché la mattina dell’inseguimento, giusto un’ora prima, a Fosdinovo seppur protetti da un cancello automatico due auto e un motore sono stati dati alle fiamme dentro un giardino privato. I carabinieri di Fosdinovo avvertono la pm Roberta Moramarco: si tratta di un incendio doloso. I proprietari sono tutti della stessa famiglia.

E agli inquirenti suggeriscono: «C’è nostro nipote che ci perseguita, da tempo. Potrebbe essere stato lui». Anche qui una zia di Ramaglini, rimasto orfano della madre nel 2009. I familiari raccontano che hanno provato a prendersi cura di quest’uomo, ormai 39enne, caduto in una spirale di nonsenso, droga e violenza. Ma lui l’avrebbe presa male, reagendo alle attenzioni dei suoi familiari insultandoli e minacciandoli.

I carabinieri si mettono all’opera per capire se dietro a quell’incendio c’è davvero la mano dell’uomo. Un percorso a ritroso, ispezionando le videocamere di sorveglianza trovate sul percorso fatto dall’uomo. E alla fine un riscontro si trova: l’uomo infatti viene inquadrato dalla telecamera di sicurezza di una stazione di rifornimento di carburante. Non sta facendo benzina. Riempie infatti una tanica del liquido. E la macchina dove carica il liquido non è sua, ma l’ha presa a noleggio. Quella stessa tanica, o meglio quel che ne rimane, sarà recuperata carbonizzata vicino ai mezzi andati a fuoco in quel giardino.

Il cerchio si stringe insomma intorno all’uomo, che però comincia a fiutare i segugi sulle sue tracce. E comincia a muoversi con inattesa maestria. Fa prima perdere le sue tracce. Nato e vissuto a Sarzana, non ha però una residenza chiara. E nemmeno un domicilio certo al quale cercarlo. E non ha nemmeno la patente per muoversi.

Infatti nei giorni successivi al rogo di auto una volante lo ferma e lo trova in condizioni alterate, per via dell’assunzione di droghe. L’auto gli viene ritirata.

Quando l’ordine di arresto viene diramato Ramaglini diventa un fantasma. Con tanto di apparizioni. Lo segnalano a Caniparola, ma anche a Fosdinovo. Sembra essere ovunque e da nessuna parte. Ramaglini infatti non ha cellulare o altri dispositivi, tantomeno facebook. Non lascia nessuna traccia telematica di sé.

Intanto gli uomini guidati sia dal tenente colonnello Tiziano Marchi che dal luogotentene Walter Calandri fanno turni sfiancanti per piantonare le abitazioni dei parenti e chiudere la rete attorno al sospetto. Il timore è che l’uomo, apparso fuori controllo, possa fare qualcosa di peggio. D’altronde una zia ha dovuto cambiare casa dopo che lui era entrato dentro.

Alla fine Ramaglini viene scovato il 3 ottobre in pieno centro a Sarzana. A incontrarlo è difficile riconoscerlo, anche avendoci familiarità. Ha cambiato pettinatura, facendosi una cresta alla mohicana e aggiustando la barba. I carabinieri lo arrestano e il gip Ermanno De Mattia conferma la misura cautelare. L’uomo è appunto accusato di aver causato l’incendio oltre che di altri reati.

Il procuratore Aldo Giubilaro: «Bisogna ringraziare i carabinieri, una realtà che la procura apprezza e stima molto. Questa è la dimensione naturale dei rappresentanti della beneamata, al netto di una piccola parentesi di comportamenti impropri, si tratta di un corpo sano ed efficiente, come ha modo ogni giorno di dimostrare».

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