Il Tirreno

Al via la mostra “La rivoluzione siamo noi”

Da oggi alla Galleria Duomo di via Finelli l’esposizione collettiva di quattordici artisti

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. La Galleria Duomo di via Finelli si fa in quattro o meglio in quattordici per portare a Carrara una collettiva di quadri, sculture e fotografie che raccontino come “La rivoluzione siamo noi”, con quattordici artisti differenti per stile, storia, genere artistico e provenienza. Gli artisti sono: Pier Giorgio Balocchi, Emiliano Barattini, Luigi Biagini, Andrea Giusti, Stefano Grattarola, Marta Fernàndez, Fabrizio Lorenzani, Manuele Mirabella, Graziano Pompili, Silvio Santini, Alfredo Sasso, Kenji Takahashi, Matteo Zeni e Smail Zizi.

Oggi alle 18.30 si inaugura dunque la mostra collettiva “La rivoluzione siamo noi” appartenente alla Collezione Galleria Duomo e curata da Filippo Rolla, visibile fino a domenica 5 novembre. Nella prospettiva di dialogo tra l’io e l’altro, la collettiva inizia con due fotografie in bianco e nero di Biagini, “Luci d’Agosto” e “Riflessi”, dove l’artista descrive i paesaggi incantati del mondo delle cave di Carrara e l’opera di Graziano Pompili, “Autoritratto d’artista” con cui lo scultore cerca di narrare l’esistenza attraverso le forme della pietra marmorea. I due acquerelli su carta, di Manuele Mirabella che proseguono il percorso della mostra, rimandano invece alla conturbante sensualità de “Origine du monde” di Gustave Courbet, con una rivisitazione astratta dell’organo genitale femminile ritratto dal pittore francese nel 1886, legandosi idealmente alle audaci forme della scultura di Smail Zizi dove una tensione densa di realismo, le conferisce un grande potere erotico. Le sfumature su fondo nero dei quattro quadri di Marta Fernandez che si incontrano nella sala seguente della Galleria, raccontano ancora dell’esistenza umana: e tra queste sfumature spicca un fiore bianco, sempre su sfondo nero, che diventa qui simbolo di rinascita culturale e sociale. Una rinascita simile alla “Sorgente di vita”, l’opera, nella stessa sala, di Andrea Giusti, dove la sorgente è energia che gocciola come colore sulla tela. A chiudere questa sala c’è il dipinto di Stefano Grattarola dal titolo “Pellegrini del vuoto” a rappresentare l’individualismo contemporaneo confuso nella precarietà dei valori e teso nella ricerca di un senso. Infine nell’ultima sala, Matteo Zeni, riprende il mito di Arianna con una scultura in legno di Cedro che mostra la ragazza con un lungo e modoglianeo collo e un gomitolo d’oro in mano. “Fantiscritti” invece è la scultura di Kenji Takahashi dove ricomporre e ricompattare è la chiave di lettura per capire quei piccoli informi marmorei incollati tra loro, perché la sua arte scultorea non è quella del “cavare” ma quella del ricomporre il blocco spaccato. In questa stessa sala, incontriamo la scultura in statuario di Silvio Santini che mostra il cuore del cerchio che in una rigorosa forma geometrica, a racchiudere in sé l’emozione della vita. A seguire ancora il bronzo di Alfredo Sasso, “Prigioniero del mio talento”: uno sguardo alla volontà di guardare con occhi che penetrino oltre le apparenze. Consapevolezza come struttura interiore, invece è l’elemento fondante dell’opera in marmo rosso Verona di Fabrizio Lorenzani. E poi c’è il paesaggio senese di Pier Giorgio Balocchi, raccontato con un poetico cipresso di notte realizzato in statuario e nero Belgio. Infine, troviamo il monolite possibile, in marmo verde Guatemala, di Emiliano Barattini, che reinterpreta l’alba dell’uomo di Kubrick in 2001: Odissea nello spazio. Orari: sabato e domenica dalle 17 alle 20 o su appuntamento – info 334 1444065.

Francesca Vatteroni

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web