Il Tirreno

Indagato e trasferito il comandante

Indagato e trasferito il comandante

Liberatori era arrivato alla Plava un anno fa. L’iscrizione non riguarda direttamente le presunte violenze avvenute in Lunigiana

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MASSA CARRARA. C’è anche il nome del tenente colonnello Valerio Liberatori, comandante provinciale dei carabinieri di Massa Carrara, nel registro degli indagati dalla procura. L’indagine non riguarda strettamente le violenze che sarebbero avvenute nelle caserme dell’Arma della Lunigiana (per cui sono state indagate 22 persone e l’avviso di chiusura dell’inchiesta è stato depositato in questi giorni), ma è collegata. Il procuratore capo Aldo Giubilaro non vuole confermare né smentire: «Non ho nulla da dire, mi dispiace». L’ufficiale comunque dall’altra sera non è più il comandante provinciale dei carabinieri apuani, ma non è stato rimosso. Semplicemente il comando generale lo ha convocato affidandogli un delicato incarico. In altra sede. Che deve essere ancora ufficializzato e per questo anche sul punto le bocche restano cucite. Il diretto interessato, contattato dal Tirreno si limita a una battuta: «È stata una decisione improvvisa e sono partito dall’oggi al domani». Sull’indagine invece nessun commento: «Non ho nulla da dire».

È tutto successo nel giro di 48 ore, come un fulmine a ciel sereno. Anche perché Liberatori con l’indagine di Aulla non c’entrava veramente nulla. Era arrivato ai piedi delle Apuane nell’agosto del 2016. Altoatesino bilingue (ma parla correttamente altre lingue), non ancora cinquantenne, si era insediato in provincia dopo una lunga esperienza all’estero, dove aveva ricoperto incarichi importanti in Kosovo e a Bruxelles, dove ha lavorato cinque anni in un gruppo che si occupava di terrorismo. Il caso Aulla gli è esploso senza che lui ne sapesse nulla, dato che i primi episodi contestati risalgono a un periodo in cui il comando era affidato a un altro ufficiale.

E aveva collaborato con la procura spostando (di comune accordo con la legione Toscana) i militari che avevano avuto un’ordine di allontanamento dalla provincia apuana.

Il suo nome non era tra quelli degli indagati, quindi la sua iscrizione nel registro riguarda altri fatti, correlati però all’indagine del procuratore capo Giubilaro e del sostituto Roberta Iacopini. Impossibile sapere di più: «Ho saputo del trasferimento del comandante dai giornali, altro non posso dire», chiosa Giubilaro. (d.d.)

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