Proteste
No dei giudici al risarcimento a Calzetta
L’ex ufficiale dei carabinieri aveva chiesto duecentomila euro per ingiusta detenzione nell’indagine sulle cremazioni truffa
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MASSA. Nessun risarcimento all’ex ufficiale dei carabinieri Augusto Calzetta: perché la corte di appello di Genova ha ritenuto che gli arresti a cui era stato sottoposto dal 13 agosto al 15 ottobre 2008 (prima in carcere e dopo ai domiciliari) in merito all’inchiesta Amen (quella sulle cremazioni truffa del cimitero di Mirteto) non fossero ingiusti. Nonostante l’assoluzione con formula piena (in primo e secondo grado senza ricorrere in cassazione) nel processo che invece ha visto le condanne di Renato Alibani, titolare di Euroservizi, e dei suoi operai. Secondo i giudici genovesi (il collegio era composto dal presidente Guido Macchiavello e dai consiglieri Federico Mazza e Nicoletta Cardino) Calzetta è stato giustamente sottoposto a una restrizione della libertà per la condotta che aveva tenuto durante le indagini della procura, coordinate dal sostituto procuratore Federico Manotti. L’ex carabiniere aveva chiesto allo stato duecentomila euro.
I magistrati della corte di appello hanno motivato la loro decisione: «L’accusa formulata a carico di Calzetta, recepita dalla ordinanza di custodia cautelare in carcere in atti, è di aver partecipato, in qualità di concorrente esterno, a un’associazione finalizzata alla commissione di reati di truffa in danno del Comune di Massa e di congiunti di persone defunte, di delitti contro la pietà dei defunti, di falso e contro la pubblica amministrazione. Quale capo del gruppo l’ordinanza indica tale Renato Alibani (socio di Calzetta, nell’impresa esercente servizi di vigilanza privata. Questi aveva costituito la società Euroservizi, vinto l’appalto per la gestione dei cimiteri e del forno crematorio di Massa, si era aggiudicato gare indette da altri Comuni per la gestione di servizi cimiteriali, al fine di far convogliare a Massa le cremazioni. Il ricorrente, tenente colonnello dei carabinieri in congedo, secondo l’accusa agiva come concorrente esterno dell’associazione, e sarebbe intervenuto indebitamente nelle indagini, per acquisire notizie riservate e favorire il sodalizio e il suo capo; in particolare, gli avrebbe suggerito le condotte da tenere per sottrarsi alle investigazioni per distruzione di documenti e costituito poi con lui una nuova società (Euromultiservice, nella quale non figurava Alibani e di cui Calzetta era amministratore unico, la cui sede legale coincideva con quella dell’istituto di vigilanza amministrato dal ricorrente); questa sarebbe dovuta succedere alla Euroservizi, che non poteva conservare gli appalti già ottenuti, allo scopo di continuare a operare nel settore dei servizi cimiteriali, anche in seguito al sequestro del forno crematorio».
Il collegio va a fondo nelle sue motivazioni: «Il compendio indiziario a carico del ricorrente, esposto nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, dettagliatamente motivata, è costituito sia dagli esiti di intercettazioni telefoniche e ambientali sia dai comportamenti assunti da Calzetta in fase di indagine. Il ricorrente è protagonista di conversazioni in cui elargisce ad Alibani consigli sl comportamento da tenere e gli suggerisce di eliminare la documentazione relativa agli appalti; inoltre si adopera per contattare militari dell’Arma, al fine di informarsi su quelli che si occupavano dell’indagine e aehe sui pubblico ministero titolare della stessa, preoccupandosi anche di porre in buona luce la figura di Alibani. Non è vero che in sede di interrogatorio di garanzia (14 agosto 2008) Calzetta abbia chiarito la propria posizione, come allegato in tesi difensiva. Il ricorrente ha respinto l’addebito e ha anche negato di aver consigliato il coìndagato di liberarsi dei documenti (come invece emerge chiaramente dalla conversazione numero 171 deI 10 maggio 2007, riportata nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, che gli è stata contestata e di cui non ha dato alcuna ragionevole spiegazione alternativa). Inoltre ha ammesso di avere contattato altri militari, di essere stato vicino ad Alibani. Perché questi era molto preoccupato di essersi prestato a costituire con lui la nuova società destinata a proseguire l’attività della Euroservizi, perché il coindagato temeva che in seguito all’indagine, venuti meno gli appalti, i dipendenti perdessero il lavoro». E infine: «Interrogato dal gip del tribunale di Massa il 22 agosto 2008, Calzetta ha confermato di avere chiesto informazioni a diversi carabinieri; in particolare - relativamente a un colloquio intercorso con il maresciallo Pasquali - ha ammesso di avere invitato il sottufficiale a non “schiacciare sull’acceleratore” riguardo ad Alibani, alludendo anche a ipotetiche responsabilità dei dipendenti in merito ai fatti oggetto di indagine».
Il collegio perciò conclude: «Nel caso in esame non può revocarsi in dubbio che la condotta di Calzetta sia stata gravemente colposa. Legato ad Alibani da amicizia e da interessi economici ha realizzato comportamenti che si traducono in interferenze nelle indagini in corso e si è messo a disposizione per costituire una nuova società che proseguisse l’attività». (d.d.)
I magistrati della corte di appello hanno motivato la loro decisione: «L’accusa formulata a carico di Calzetta, recepita dalla ordinanza di custodia cautelare in carcere in atti, è di aver partecipato, in qualità di concorrente esterno, a un’associazione finalizzata alla commissione di reati di truffa in danno del Comune di Massa e di congiunti di persone defunte, di delitti contro la pietà dei defunti, di falso e contro la pubblica amministrazione. Quale capo del gruppo l’ordinanza indica tale Renato Alibani (socio di Calzetta, nell’impresa esercente servizi di vigilanza privata. Questi aveva costituito la società Euroservizi, vinto l’appalto per la gestione dei cimiteri e del forno crematorio di Massa, si era aggiudicato gare indette da altri Comuni per la gestione di servizi cimiteriali, al fine di far convogliare a Massa le cremazioni. Il ricorrente, tenente colonnello dei carabinieri in congedo, secondo l’accusa agiva come concorrente esterno dell’associazione, e sarebbe intervenuto indebitamente nelle indagini, per acquisire notizie riservate e favorire il sodalizio e il suo capo; in particolare, gli avrebbe suggerito le condotte da tenere per sottrarsi alle investigazioni per distruzione di documenti e costituito poi con lui una nuova società (Euromultiservice, nella quale non figurava Alibani e di cui Calzetta era amministratore unico, la cui sede legale coincideva con quella dell’istituto di vigilanza amministrato dal ricorrente); questa sarebbe dovuta succedere alla Euroservizi, che non poteva conservare gli appalti già ottenuti, allo scopo di continuare a operare nel settore dei servizi cimiteriali, anche in seguito al sequestro del forno crematorio».
Il collegio va a fondo nelle sue motivazioni: «Il compendio indiziario a carico del ricorrente, esposto nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, dettagliatamente motivata, è costituito sia dagli esiti di intercettazioni telefoniche e ambientali sia dai comportamenti assunti da Calzetta in fase di indagine. Il ricorrente è protagonista di conversazioni in cui elargisce ad Alibani consigli sl comportamento da tenere e gli suggerisce di eliminare la documentazione relativa agli appalti; inoltre si adopera per contattare militari dell’Arma, al fine di informarsi su quelli che si occupavano dell’indagine e aehe sui pubblico ministero titolare della stessa, preoccupandosi anche di porre in buona luce la figura di Alibani. Non è vero che in sede di interrogatorio di garanzia (14 agosto 2008) Calzetta abbia chiarito la propria posizione, come allegato in tesi difensiva. Il ricorrente ha respinto l’addebito e ha anche negato di aver consigliato il coìndagato di liberarsi dei documenti (come invece emerge chiaramente dalla conversazione numero 171 deI 10 maggio 2007, riportata nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, che gli è stata contestata e di cui non ha dato alcuna ragionevole spiegazione alternativa). Inoltre ha ammesso di avere contattato altri militari, di essere stato vicino ad Alibani. Perché questi era molto preoccupato di essersi prestato a costituire con lui la nuova società destinata a proseguire l’attività della Euroservizi, perché il coindagato temeva che in seguito all’indagine, venuti meno gli appalti, i dipendenti perdessero il lavoro». E infine: «Interrogato dal gip del tribunale di Massa il 22 agosto 2008, Calzetta ha confermato di avere chiesto informazioni a diversi carabinieri; in particolare - relativamente a un colloquio intercorso con il maresciallo Pasquali - ha ammesso di avere invitato il sottufficiale a non “schiacciare sull’acceleratore” riguardo ad Alibani, alludendo anche a ipotetiche responsabilità dei dipendenti in merito ai fatti oggetto di indagine».
Il collegio perciò conclude: «Nel caso in esame non può revocarsi in dubbio che la condotta di Calzetta sia stata gravemente colposa. Legato ad Alibani da amicizia e da interessi economici ha realizzato comportamenti che si traducono in interferenze nelle indagini in corso e si è messo a disposizione per costituire una nuova società che proseguisse l’attività». (d.d.)
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