Il Tirreno

La versione della Imm: Marmotec non è morta

La versione della Imm: Marmotec non è morta

Il management della fiera parla di un nuovo “concept” capace di creare business e di perdite di bilancio ridotte. E ricorda: scelte strategiche condivise con la politica

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CARRARA. La più importante rassegna di CarraraFiere la fiera del marmo e delle macchine Marmotec è stata cancellata. E nessuno, o pochissimi, alzano la voce per segnalare le ricadute che tale soppressione può produrre. Vero, Marmotec era in crisi da tempo, il suo destino era probabilmente segnato. Ma dei contraccolpi che il venir meno di questo appuntamento avrà sulle medie-piccole imprese che nella fiera trovavano un’occasione di “mettersi in mostra” a livello internazionale, a nessuno pare importare un granchè. Così come della perdita di immagine e dell’indotto sulle strutture turistiche della zona (qualche migliaio di operatori per tre-quattro giorni a Marina non erano poi una sciocchezza).

Per la Imm – la Internazionalee Marmi e Macchine che controlla al 100% CarraraFiere e che “organizzava” Marmotec – la cancellazione è stata un a scelta necessaria e condivisa con gli azionisti, che sarebbero poi Regione e Comune. Anzi, Marmotec non è stata soppressa, solo cambiata, Lo spiega in un lungo intervento intitolato “la versione di Imm” attribuibile al presidente del Cda Fabio Felici e al direttore generale Luca Figar, diffuso con l’intento di “riportare trasparenza alle scelte strategiche di Imm”.

Internazionale Marmi e Macchine, si spiega, «ha come mission fondamentale la promozione del marmo e, proprio per questo, sta ridefinendo questo ruolo grazie a un approccio moderno basato sulle reali esigenze di promozione espresse dalle aziende del settore. Al cambio di management avvenuto due anni e mezzo fa, ha fatto seguito una nuova strategia e una nuova visione aziendale, basata su valori differenti, valori che non si devono per forza catalogare in migliori o peggiori».

Pur essendo una società partecipata – il “pubblico” ossia Comune di Carrara, 40% Regione Toscana, 36,4% e altri enti locali hanno una nettissima maggioranza di quote azionarie – è a tutti gli effetti una società per azioni come tale viene gestita dall’attuale management, senza ricevere finanziamenti pubblici. E obiettivo dei soci, contenuto in un piano triennale, è il pareggio finanziario a partire dal 2018. Detto questo, chiarito cioè che la società “deve” fare quadrare i bilanci, Imm fa un’altra importante precisazione: «Come si conviene a qualsiasi società, partecipata o meno, tutte le strategie e le politiche aziendali vengono presentate alla stampa solo dopo averne condiviso i fondamenti con il consiglio di amministrazione, i soci di riferimento e le istituzioni». Tradotto: tutti sapevano e la politica ha avallato la chiusura di Marmotec.

Imm rivendica poi i risultatiraggiunti da questo management: «I progetti “La Luce del Marmo” (Fuorisalone di Milano aprile 2017) e “White Carrara Downtown” (giugno 2017), apprezzati da pubblico, stampa, operatori e aziende. In ambito fieristico, in un periodo caratterizzato da una profonda crisi del settore, sono state inserite a calendario alcune nuove fiere, si sono consolidate quelle già esistenti e si è valorizzato il contenuto di ognia manifestazione migliorandone così le performance sia in termini di espositori sia di visitatori. Accrescere il numero di visitatori e espositori significa infatti aumentare la ricaduta economica sul territorio, quantificabile, secondo dati Aefi, in circa 12/15 milioni di euro. Allo stesso tempo il laboratorio Stone Lab, nell’ultimo anno, ha raddoppiato il fatturato così come il centro congressi che ha registrato ottime performance nel 2017 intensificando l’occupazione delle sale. Il tutto senza dimenticare la formazione tecnica svolta anche all'estero Per il miglioramento della competitività del settore lapideo che Imm è in grado di offrire ed è richiesta da molti governi stranieri. Ricordiamo inoltre il recente e storico protocollo di intesa siglato con VeronaFiere che ha l’obiettivo di sviluppare azioni congiunte in Italia e sui mercati internazionali per valorizzare la pietra naturale e le tecnologie di lavorazione Made in Italy». Azioni che hanno contribuito a dimezzare le perdite iscritte nel bilancio 2016 rispetto all’esercizio 2015. Il tutto, dice ancora la società, in un contesto «di dialogo con le istituzioni continuo e costruttivo, così come con le associazioni di categoria, con Confindustria e con il tessuto imprenditoriale».

Di più: nella versione di Imm, la chiusura della fiera Marmotec è solo una “supposizione”della stampa e la sua morte “non è mai stata dichiarata”. No, semplicemente, la fiera sta cambiando pelle per essere al passo con i tempi: «Il mondo cambia e per essere competitivi è necessario sapersi adattare al cambiamento. Non è questa la sede per fare la cronistoria del come e del perché Marmotec ha perso appeal. Preso atto del problema, da due anni Imm sta lavorando insieme a istituzioni e imprenditori, per l’identificazione e la costruzione di un nuovo concept che evolve da fiera tradizionale a luogo di relazioni ed esperienze, di contaminazioni e di innovazioni tecnologiche. Un evento capace di creare business anche per le realtà più piccole, di valorizzare le eccellenze imprenditoriali, artistiche e tecnologiche operanti nel distretto apuo-versiliese e di generare un ritorno economico per la comunità e il territorio». Nella versione di Imm, insomma, è tutto ok, o quasi.

Claudio Figaia

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